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Sibari Le prese di posizione sull'installazione di un'antenna
di telefonia mobile nel pieno centro abitato di Sibari non
accennano a esaurirsi. Oggi è la volta dell'associazione
"Cittadini a Sibari", presieduta dall'ingegnere Pasquale
Dramisino. Per i suoi aderenti, i toni accesi, usati finora da
chi è intervenuto su questa questione, "rivelano come il
problema non è di facile lettura, ma presenta sfaccettature
contrastanti e a volte inconciliabili tra il diritto alla
salute, il progresso e il profitto". Le associazioni
ambientaliste e alcuni cittadini, forse quelli più sensibili ai
problemi della salute, scrivono gli aderenti all'associazione,
"dimostrano, dati alla mano, come le onde elettromagnetiche
siano dannose per la salute. D'altra parte, le società
interessate al mercato, ma anche semplici cittadini interessati,
forse, al business, giurano, anch'essi dati alla mano, che le
onde elettromagnetiche non sono dannose per la salute pubblica".
Al di sopra di queste "visioni di parte", i "Cittadini a Sibari"
ricordano che vi sono "le definizioni formali
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che hanno posto
dei paletti circa l'interazione fra campi elettromagnetici e
sistemi biologici". Le comunità scientifiche internazionali
hanno studiato approfonditamente gli effetti che i campi
elettromagnetici possono avere sui sistemi biologici, ma neanche
i risultati di questi studi vanno in un'unica direzione. I
"Cittadini a Sibari" fanno rilevare, infatti, come esistono
moltissime pubblicazioni scientifiche sull'argomento e come le
conclusioni "non sono esaustive e la valutazione dei rischi da
campi elettromagnetici resta un processo estremamente complesso
anche per il carattere di multidisciplinarità della tematica".
Per loro, in questa generalizzata incertezza, l'obiettivo da
raggiungere è molto semplice. E' quello di "minimizzare al
massimo il rischio di esposizione delle popolazioni". Questo si
può raggiungere solo se "i Comuni fissano dei criteri sulle
distanze delle installazioni degli impianti nelle zone del loro
territorio più densamente abitate, riducendo così, attraverso il
principio della prevenzione, gli eventuali rischi
d'esposizione". Gli aderenti all'associazione sibarita,
ricordano, a tal proposito, che l'amministrazione comunale
cassanese, qualche anno fa, "a seguito della reazione di alcuni
cittadini per il furtivo tentativo di installare un'antenna di
telefonia mobile sul terrazzo di un Hotel, emanò alcune
disposizioni con le quali si fissavano le distanze dalle
residenze e dagli istituti scolastici per l'installazione di
queste antenne". Ricordano, altresì, che questo dispositivo
restò affisso, per lungo tempo, nella bacheca dell'ufficio
tecnico comunale. Ricordano anche che queste disposizioni furono
impugnate davanti al Tar dalla società ricorrente "e non ebbero
più seguito né applicazione da parte degli uffici comunali. Le
installazioni di antenne si moltiplicarono e ancora oggi a
quella direttiva non seguono fatti concreti". Nel concludere la
loro presa di posizione, i "Cittadini a Sibari" sostengono che
"l'errore degli amministratori e dei responsabili dell'epoca,
come lo stesso Tar rilevò, è da ricercare nella tipologia
dell'atto emanato. Trattandosi di normativa edilizia",
affermano, "non poteva essere affidato a una direttiva, ma
necessitava di una delibera di consiglio comunale a variazione
del Regolamento edilizio e della Normativa specifica in materia
di edilizia e urbanistica. Chi vuole intendere.. intenda. Una
maggiore attenzione e cautela", concludono, "avrebbe potuto
evitare situazioni di disagio a cittadini e amministratori".
Antonio Iannicelli |