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Mercoledì 15 Settembre 2004

Sibari. L'associazione parla di «sfaccettature contrastanti tra il diritto alla salute e il progresso» Antenna, il no dei "Cittadini" - Si anima il dibattito sull'installazione del ripetitore telefonico


Sibari ­ Le prese di posizione sull'installazione di un'antenna di telefonia mobile nel pieno centro abitato di Sibari non accennano a esaurirsi. Oggi è la volta dell'associazione "Cittadini a Sibari", presieduta dall'ingegnere Pasquale Dramisino. Per i suoi aderenti, i toni accesi, usati finora da chi è intervenuto su questa questione, "rivelano come il problema non è di facile lettura, ma presenta sfaccettature contrastanti e a volte inconciliabili tra il diritto alla salute, il progresso e il profitto". Le associazioni ambientaliste e alcuni cittadini, forse quelli più sensibili ai problemi della salute, scrivono gli aderenti all'associazione, "dimostrano, dati alla mano, come le onde elettromagnetiche siano dannose per la salute. D'altra parte, le società interessate al mercato, ma anche semplici cittadini interessati, forse, al business, giurano, anch'essi dati alla mano, che le onde elettromagnetiche non sono dannose per la salute pubblica".
Al di sopra di queste "visioni di parte", i "Cittadini a Sibari" ricordano che vi sono "le definizioni formali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che hanno posto dei paletti circa l'interazione fra campi elettromagnetici e sistemi biologici".  Le comunità scientifiche internazionali hanno studiato approfonditamente gli effetti che i campi elettromagnetici possono avere sui sistemi biologici, ma neanche i risultati di questi studi vanno in un'unica direzione. I "Cittadini a Sibari" fanno rilevare, infatti, come esistono moltissime pubblicazioni scientifiche sull'argomento e come le conclusioni "non sono esaustive e la valutazione dei rischi da campi elettromagnetici resta un processo estremamente complesso anche per il carattere di multidisciplinarità della tematica". Per loro, in questa generalizzata incertezza, l'obiettivo da raggiungere è molto semplice. E' quello di "minimizzare al massimo il rischio di esposizione delle popolazioni". Questo si può raggiungere solo se "i Comuni fissano dei criteri sulle distanze delle installazioni degli impianti nelle zone del loro territorio più densamente abitate, riducendo così, attraverso il principio della prevenzione, gli eventuali rischi d'esposizione".  Gli aderenti all'associazione sibarita, ricordano, a tal proposito, che l'amministrazione comunale cassanese, qualche anno fa, "a seguito della reazione di alcuni cittadini per il furtivo tentativo di installare un'antenna di telefonia mobile sul terrazzo di un Hotel, emanò alcune disposizioni con le quali si fissavano le distanze dalle residenze e dagli istituti scolastici per l'installazione di queste antenne".  Ricordano, altresì, che questo dispositivo restò affisso, per lungo tempo, nella bacheca dell'ufficio tecnico comunale. Ricordano anche che queste disposizioni furono impugnate davanti al Tar dalla società ricorrente "e non ebbero più seguito né applicazione da parte degli uffici comunali. Le installazioni di antenne si moltiplicarono e ancora oggi a quella direttiva non seguono fatti concreti".  Nel concludere la loro presa di posizione, i "Cittadini a Sibari" sostengono che "l'errore degli amministratori e dei responsabili dell'epoca, come lo stesso Tar rilevò, è da ricercare nella tipologia dell'atto emanato. Trattandosi di normativa edilizia", affermano, "non poteva essere affidato a una direttiva, ma necessitava di una delibera di consiglio comunale a variazione del Regolamento edilizio e della Normativa specifica in materia di edilizia e urbanistica. Chi vuole intendere.. intenda. Una maggiore attenzione e cautela", concludono, "avrebbe potuto evitare situazioni di disagio a cittadini e amministratori".

Antonio Iannicelli

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