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Claudio Dionesavi è uno dei
tredici che il pm Fiordilisi vorrebbe far arrestare per aver
"turbato l'ordine economico dello Stato" attraverso
un'associazione a, delinquere denominata Rete del Sud ribelle.
Rischia anni di carcere, ma lui se lai ride. Se la rideva anche
al bar Giolitti, di fronte a Montecitorio, mentre si metteva un
paio di calzoni lunghi per andare a parlare alla sala stampa
della Camera dei deputati, col deputato verde Paolo Cento, che
gli prestava una giacca. "Siete sempre gli stessi...", diceva il
deputato. "Paolo, noi siamo ultra!", gli ha replicato lui. È
questo il punto. Non è che Claudio non prenda seriamente tutta
questa faccenda. Ma ha imparato, da ultra del Cosenza (prima che
da attivista, insegnante, mediattivista e tant'altro) che "sarà
una risata che vi seppellirà". Così, l'altro giorno, quando ha
mandato al settimanale Carta un articolo per spiegare per quale
motivo lui e Loredana, la sua compagna, stessero partendo per il
Chiapas, da ul-tra del Cosenza ha detto al redattore,
ridendosela: "Impaginatelo solo quando sarò arrivato in
Messico". Più che di scaramanzia meridionale, si trattava
di " un presentimento. Così, il viaggio che Claudio aspetta da
dieci anni, da quando ha scoperto gli zapatisti non ci sarà.
Voleva portare la sciarpa rosso-blu del Cosenza tra i
passamontagna, e si ritrova come il protagonista di "The
terminal", il film di Steven Spielberg che racconta la storia di
un uomo bloccato in aeroporto, metafora della globalizzazione
inesistente dei confini. "Quando Franz, gli altri fratelli
veneziani e tutti gli ultra disseminati in mezza Europa hanno
ideato e costruito il progetta 'Stadio del Bae', ho capito che
dovevo andare in trasferta in Chiapas e portare nello zaino la
sciarpa rossoblu con la scritta "Come on wolves" - scriveva
Claudio prima di partire, vedendosi già tra caracoles e pinguini
-In dialetto: 'Via lupi via'. Spero di incontrare Eliass
Contreras. Sogno di fare quattro chiacchiere col pinguino e con
le altre creature conosciute nei racconti del subcomandante. È
quel punto di vista che m'attrae. U punto di vista di chi ama
passionalmente la propria terra ma ragiona in chiave globale,
senza smettere di giocare con la palla e le parole". Per trovare
una morale, in tutta questa vicenda, bisogna pescare nel faldone
del pm Fiordalisi, quello che tanti cosentini hanno scorso più
volte, increduli, negli ultimi anni. Lì, tra le intercettazioni
a carico dei sovversivi del Sud ribelle, c'era, la frase "Sim'i
Cusen-za e iamu addi vulimu". "Andiamo dove vogliamo",
un'affermazione che racchiude il senso di gioiosa onnipotenza di
un ultra in trasferta. Dopo la muraglia di Carabinieri di via
Tolemaide, Genova 2001, a fermare l'ultra che va "ovunque"
c'hanno pensato le legislazioni securitarie made in Usa. Per
adesso.
Giuliano Santorio |