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Sabato 30 Luglio 2005

<< Impaginatelo solo quando sarò in Messico >>


Claudio Dionesavi è uno dei tredici che il pm Fiordilisi vorrebbe far arrestare per aver "turbato l'ordine economico dello Stato" attraverso un'associazione a, delinquere denominata Rete del Sud ribelle. Rischia anni di carcere, ma lui se lai ride. Se la rideva anche al bar Giolitti, di fronte a Montecitorio, mentre si metteva un paio di calzoni lunghi per andare a parlare alla sala stampa della Camera dei deputati, col deputato verde Paolo Cento, che gli prestava una giacca. "Siete sempre gli stessi...", diceva il deputato. "Paolo, noi siamo ultra!", gli ha replicato lui. È questo il punto. Non è che Claudio non prenda seriamente tutta questa faccenda. Ma ha imparato, da ultra del Cosenza (prima che da attivista, insegnante, mediattivista e tant'altro) che "sarà una risata che vi seppellirà". Così, l'altro giorno, quando ha mandato al settimanale Carta un articolo per spiegare per quale motivo lui e Loredana, la sua compagna, stessero partendo per il Chiapas, da ul-tra del Cosenza ha detto al redattore, ridendosela: "Impaginatelo solo quando sarò arrivato in Messico".  Più che di scaramanzia meridionale, si trattava di " un presentimento. Così, il viaggio che Claudio aspetta da dieci anni, da quando ha scoperto gli  zapatisti non ci sarà. Voleva portare la sciarpa rosso-blu del Cosenza tra i passamontagna, e si ritrova come il protagonista di "The terminal", il film di Steven Spielberg che racconta la storia di un uomo bloccato in aeroporto, metafora della globalizzazione inesistente dei confini. "Quando Franz, gli altri fratelli veneziani e tutti gli ultra disseminati in mezza Europa hanno ideato e costruito il progetta 'Stadio del Bae', ho capito che dovevo andare in trasferta in Chiapas e portare nello zaino la sciarpa rossoblu con la scritta "Come on wolves" - scriveva Claudio prima di partire, vedendosi già tra caracoles e pinguini -In dialetto: 'Via lupi via'. Spero di incontrare Eliass Contreras. Sogno di fare quattro chiacchiere col pinguino e con le altre creature conosciute nei racconti del subcomandante. È quel punto di vista che m'attrae. U punto di vista di chi ama passionalmente la propria terra ma ragiona in chiave globale, senza smettere di giocare con la palla e le parole". Per trovare una morale, in tutta questa vicenda, bisogna pescare nel faldone del pm Fiordalisi, quello che tanti cosentini hanno scorso più volte, increduli, negli ultimi anni. Lì, tra le intercettazioni a carico dei sovversivi del Sud ribelle, c'era, la frase "Sim'i Cusen-za e iamu addi vulimu". "Andiamo dove vogliamo", un'affermazione che racchiude il senso di gioiosa onnipotenza di un ultra in trasferta. Dopo la muraglia di Carabinieri di via Tolemaide, Genova 2001, a fermare l'ultra che va "ovunque" c'hanno pensato le legislazioni securitarie made in Usa. Per adesso.

Giuliano Santorio

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