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Il film trasmesso dalla RAI sui Caduti di
Cefalonia ha rispolverato una pagina eroica e allo tempo
dolorosa e triste per le due comunità di Cassano e Lauropoli.
Cassano, infatti, ha (ri)scoperto che alcuni suoi figli erano
lì, a Cefalonia, e sono caduti fucilati dai nazisti il 24
settembre 1943. La testimonianza documentale si evince dagli
atti dello stato civile che il responsabile del servizio, Franco
Sarubbo, con grande premura ha mostrato ai rappresentanti locali
della stampa unitamente a una pubblicazione introvabile, il
volume edito da Mursia, L’eccidio di Cefalonia, 1968, pubblicato
da Padre Romualdo Formato, ordinato sacerdote nell’ottobre 1906,
originario di Svignano Irpino, in provincia di Avellino, che è
stato cappellano col grado di tenente, nel 33° reggimento
artiglieria. Nei registri anagrafici è stato annotato che il
capitano Giuseppe Di Giacomo è stato eliminato per morte a
Cefalonia il 24 settembre 1943. Fucilato dai tedeschi. La
testimonianza sugli altri militari fucilati la troviamo nel
libro di padre Formato che ricorda , oltre al cap. Di Giacomo, i
soldati Giuseppe Alario e Domenico Ferrari di Lauropoli,
Salvatore Forestieri di Cassano. I quattro militari cassanesi
erano in forza alla divisione “Acqui” che ha combattuto in
Grecia, a Cefalonia appunto, fino al giorno dell’armistizio con
gli americani, quando i tedeschi li volevano disarmare il
capitano Di Giacomo e suoi uomini si rifiutarono, non solo, ma
rifiutarono anche di travestirsi e darsi alla fuga. Padre
Romualdo Formato nel suo volume così ricorda quegli avvenimenti:
“Il capitano Di Giacomo comandava la 361.ma batteria del 188°
gruppo. Era giunto nella primavera col suo bel gruppo che,
scherzosamente, era chiamato “il gruppo dei secchioni” per il
reclutamento dei suoi uomini, tutti anziani. Ma fu il gruppo che
destò maggior stupore e massima ammirazione durante i sette
giorni del combattimento. Il capitano Di Giacomo aveva legato
con me affettuosa amicizia. Nel 1938 avevo trascorso la
settimana santa nella sua Calabria, dove avevo conosciuto il
vescovo della diocesi mons. Barbieri.” La notizia, vecchia di
oltre mezzo secolo, ha destato stupore e amarezza per il
sacrificio della vita offerto da alcuni concittadini in nome
degli ideali di patria, libertà e democrazia. Una dimenticanza
della terra di origine che in molti vorrebbero colmare e
rimediare per tributare un degno omaggio alla memoria, assumendo
magari idonee iniziative come intitolare una strada ai Caduti di
Cefalonia, un targa marmorea che ne perpetui il ricordo alla
future generazioni, o comunque qualcosa altro. Intanto anche il
sindacato della CGIL di Cassano, nella persona di Nino Rubini,
ha espresso forte ammirazione per coloro che col sacrificio
della propria vita hanno contribuito alla conquista delle
fondamentali libertà. “L’identità storica di una collettività va
conservata. Coloro che si sono immolati nel nome della patria,
della libertà e dell’uguaglianza –ha affermato Rubini- vanno
ricordati e citati ad esempio. Contrariamente a quanto in genere
si è portati a ritenere, la Liberazione del paese
dall’oppressore nazi-fascista non è stata soltanto opera dei
partigiani attivi nel nord Italia, ma anche nelle nostre regioni
meridionali vi sono stati uomini valorosi che per la democrazia
non hanno esitato a morire. Nell’apprendere dell’eroismo dei
soldati di Cassano e Lauropoli mi sono emozionato. Quegli uomini
sono la parte migliore di questa comunità spesso infangata dalla
crisi presente.” Anche il sindaco Gianluca Gallo, a nome della
giunta e del consiglio comunale, ha dichiarato che
l’Amministrazione comunale intenderà promuovere tutte le
opportune iniziative che possano degnamente onorare la memoria
dei nostri caduti trucidati a Cefalonia, non appena sarà
completata la ricognizione e la documentazione sufficiente per
accertare se vi siano stati altri cittadini fucilati a
Cefalonia, attingendo informazioni anche presso gli archivi dei
Ministeri dell’Interno e della Difesa.
Martino Zuccaro |