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In
cielo s’alternano pioggia e sole. Ogni tanto vien giù qualche
scarica d’acqua, ma le bandiere rosse del sindacato continuano a
garrire al vento. Non si piegano, non arrestano il moto
perpetuo. Sono l’emblema della protesta avviata dai dipendenti
dei Cantieri nautici sibariti: in cassa integrazione da mesi,
hanno ossigeno per tirare avanti fino al prossimo luglio. Al
diciannove del mese, per la precisione: quel giorno, infatti,
scadranno i termini massimi della cassa integrazione, ed a loro
non resterà che rientrare al lavoro, oppure scordarselo per
sempre, un lavoro. C’è ancora una flebile speranza di
sopravvivenza. Si chiama navigabilità dello Stombi. Era una
promessa, assunta da politici ed istituzioni accorsi in
processione a Cassano ai tempi dello sciopero della fame di
Manlio Stassi. Poi, però, più niente. Se non una conferenza di
servizi che, vista da lontano, sembra aver ingarbugliato ancor
più la situazione.
Cambiare il corso delle cose, ottenere dalle istituzioni la
certezza, che vuol dire lavoro, del ripristino della
navigabilità del canale che lega al mare aperto i laghi di
Sibari. Questo chiedono i nove operai ed il loro sindacato, la
Fiom Cgil, capitanata da Giovanni Sisca. Ieri mattina, di buon
ora, hanno esposto striscioni e bandiere all’ingresso del porto
turistico, riunendosi in assemblea permanente all’interno dei
Cantieri. A braccia conserte, rendendo dunque impossibile il
carico delle barche commissionato da chi intende portar via dai
laghi la propria imbarcazione. Nel corso della mattinata, hanno
ricevuto la solidarietà degli altri lavoratori segnati dalla
crisi della Venezia del sud: vigilantes, operatori turistici,
giardinieri, operai stagionali. Poi sono arrivate anche le prime
visite istituzionali: l’assessore provinciale al turismo,
Rosetta Console, ed il riconfermato consigliere regionale Luigi
Incarnato. Infine, accompagnato dal patron della locale Camera
del lavoro, Nino Rubini, pure il segretario comprensoriale della
Cgil, Antonio Granata. Tutti si sono detti concordi nel
sostenere le ragioni della lotta, assicurando massimo impegno
per arrivare alla soluzione auspicata. Che per la Cgil, spiega
Rubini, è la seguente: <<La politica non è solo l’apparire in
televisione, ma anche assunzione di impegni concreti. Gli stessi
che ci auguriamo assuma il consiglio comunale di Cassano,
tenendo fede a quanto emerso in sede di conferenza di servizi,
poi ribadito dalla recente lettera inviata al Municipio dalla
Regione Calabria. È perciò necessario che il Comune assegni a se
stesso la concessione del pezzo di demanio pubblico per eseguire
i lavori di dragaggio, procedendo all’individuazione dei
soggetti con i quali individuare un percorso finanziario per la
gestione e manutenzione del canale ai fini della navigabilità.
La vicenda va definita con urgenza: un’altra estate col canale
chiuso significherebbe la morte dei laghi e dell’economia che
ruota attorno ad essi, con grave danno per l’intero territorio.
Noi vigileremo. Ed intanto denunciamo quel che accade a Marina,
dove il degrado aumenta senza che siano state adottate misure
idonee ad arginarlo>>.
Gianpaolo Iacobini |