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Giovedì 14 Aprile 2005

Sibari - Caso Stombi: iniziata la protesta degli operai dei Cantieri.


In cielo s’alternano pioggia e sole. Ogni tanto vien giù qualche scarica d’acqua, ma le bandiere rosse del sindacato continuano a garrire al vento. Non si piegano, non arrestano il moto perpetuo. Sono l’emblema della protesta avviata dai dipendenti dei Cantieri nautici sibariti: in cassa integrazione da mesi, hanno ossigeno per tirare avanti fino al prossimo luglio. Al diciannove del mese, per la precisione: quel giorno, infatti, scadranno i termini massimi della cassa integrazione, ed a loro non resterà che rientrare al lavoro, oppure scordarselo per sempre, un lavoro. C’è ancora una flebile speranza di sopravvivenza. Si chiama navigabilità dello Stombi. Era una promessa, assunta da politici ed istituzioni accorsi in processione a Cassano ai tempi dello sciopero della fame di Manlio Stassi. Poi, però, più niente. Se non una conferenza di servizi che, vista da lontano, sembra aver ingarbugliato ancor più la situazione.
Cambiare il corso delle cose, ottenere dalle istituzioni la certezza, che vuol dire lavoro, del ripristino della navigabilità del canale che lega al mare aperto i laghi di Sibari. Questo chiedono i nove operai ed il loro sindacato, la Fiom Cgil, capitanata da Giovanni Sisca. Ieri mattina, di buon ora, hanno esposto striscioni e bandiere all’ingresso del porto turistico, riunendosi in assemblea permanente all’interno dei Cantieri. A braccia conserte, rendendo dunque impossibile il carico delle barche commissionato da chi intende portar via dai laghi la propria imbarcazione. Nel corso della mattinata, hanno ricevuto la solidarietà degli altri lavoratori segnati dalla crisi della Venezia del sud: vigilantes, operatori turistici, giardinieri, operai stagionali. Poi sono arrivate anche le prime visite istituzionali: l’assessore provinciale al turismo, Rosetta Console, ed il riconfermato consigliere regionale Luigi Incarnato. Infine, accompagnato dal patron della locale Camera del lavoro, Nino Rubini, pure il segretario comprensoriale della Cgil, Antonio Granata. Tutti si sono detti concordi nel sostenere le ragioni della lotta, assicurando massimo impegno per arrivare alla soluzione auspicata. Che per la Cgil, spiega Rubini, è la seguente: <<La politica non è solo l’apparire in televisione, ma anche assunzione di impegni concreti. Gli stessi che ci auguriamo assuma il consiglio comunale di Cassano, tenendo fede a quanto emerso in sede di conferenza di servizi, poi ribadito dalla recente lettera inviata al Municipio dalla Regione Calabria. È perciò necessario che il Comune assegni a se stesso la concessione del pezzo di demanio pubblico per eseguire i lavori di dragaggio, procedendo all’individuazione dei soggetti con i quali individuare un percorso finanziario per la gestione e manutenzione del canale ai fini della navigabilità. La vicenda va definita con urgenza: un’altra estate col canale chiuso significherebbe la morte dei laghi e dell’economia che ruota attorno ad essi, con grave danno per l’intero territorio. Noi vigileremo. Ed intanto denunciamo quel che accade a Marina, dove il degrado aumenta senza che siano state adottate misure idonee ad arginarlo>>.

Gianpaolo Iacobini

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