|
<<Eliminato per morte a Cefalonia il 24 settembre 1943. Fucilato
dai tedeschi>>.
La tragica e valorosa fine del capitano Giuseppe Di Giacomo
trova conferma anche negli atti di stato civile del Comune di
Cassano. Una scheda ingiallita, custodita negli archivi
municipali, è il punto di partenza per la ricostruzione d’una
figura.
Il capitano Di Giacomo era nato in città agli inizi del
Novecento, il 28 luglio del 1903, da Achille ed Adelina Stasi.
Risiedeva nel cuore del centro storico, al civico 4 di vico
Mancini. Di professione ingegnere, ancor celibe alla data del
censimento del 1936, fu richiamato alle armi allo scoppio del
secondo conflitto mondiale. Padre Formato, nella sua opera, così
lo ricorda: <<Il capitano Di Giacomo comandava la 361.ma
batteria del 188° gruppo. Era giunto nella primavera col suo bel
gruppo che, scherzosamente, era chiamato il “gruppo dei
secchioni” per il reclutamento dei suoi uomini, tutti anziani.
Ma fu il gruppo che destò maggior stupore e massima ammirazione
durante i sette giorni di combattimento. Non ristette un attimo
dalla sua ininterrotta e vigorosa attività e vomitò valanghe di
fuoco sul tracotante nemico>>. Ancora: <<Il capitano Di Giacomo
aveva presto legato con me affettuosa amicizia. Nel 1938 avevo
trascorso la settimana santa nella sua Calabria. E ricordavamo
comuni amici di quella terra forte ed ospitale. Avevamo visitato
anche ala sua graziosa cittadina dove avevo conosciuto il
vescovo della diocesi, monsignor Barbieri>>. Quel che accadde
nel settembre del 1943 a Cefalonia: <<Nell’ora del cimento Di
Giacomo fu sempre tranquillo ed al suo posto. La sua batteria,
situata tra Chelmata e Spilla, fu tra le prime ad essere
bombardata il 15 settembre 1943. per 8 giorni i suoi cannoni
martellarono gli obiettivi nemici, ed il “gruppo dei secchioni”
si coprì di gloria. Nel pomeriggio del 23 settembre Di Giacomo
rifiutò di travestirsi e darsi alla fuga. Abbracciò invece
sereno il martirio alla “Casetta rossa”, rammaricandosi – così
riferisce il reduce Vincenzo De Luca, suo concittadino – per non
essere caduto accanto ai suoi cannoni. Non riesco a ricordarne
le ultime parole, ma il suo pensiero dovè volare alla piccola
Adele, che non ebbe neppure la fortuna di conoscere. Tornando
dalla missione militare, nell’ottobre del 1948, portai alla
bambina un ciclamino sbocciato dalla terra intrisa del sangue
del papà, unico avanzo del corpo martoriato>>.
Gianpaolo Iacobini |