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Martedì 26 Aprile 2005

Cassano -  Storia breve del capitano Giuseppe Di Giacomo


<<Eliminato per morte a Cefalonia il 24 settembre 1943. Fucilato dai tedeschi>>.
La tragica e valorosa fine del capitano Giuseppe Di Giacomo trova conferma anche negli atti di stato civile del Comune di Cassano. Una scheda ingiallita, custodita negli archivi municipali, è il punto di partenza per la ricostruzione d’una figura.
Il capitano Di Giacomo era nato in città agli inizi del Novecento, il 28 luglio del 1903, da Achille ed Adelina Stasi. Risiedeva nel cuore del centro storico, al civico 4 di vico Mancini. Di professione ingegnere, ancor celibe alla data del censimento del 1936, fu richiamato alle armi allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Padre Formato, nella sua opera, così lo ricorda: <<Il capitano Di Giacomo comandava la 361.ma batteria del 188° gruppo. Era giunto nella primavera col suo bel gruppo che, scherzosamente, era chiamato il “gruppo dei secchioni” per il reclutamento dei suoi uomini, tutti anziani. Ma fu il gruppo che destò maggior stupore e massima ammirazione durante i sette giorni di combattimento. Non ristette un attimo dalla sua ininterrotta e vigorosa attività e vomitò valanghe di fuoco sul tracotante nemico>>. Ancora: <<Il capitano Di Giacomo aveva presto legato con me affettuosa amicizia. Nel 1938 avevo trascorso la settimana santa nella sua Calabria. E ricordavamo comuni amici di quella terra forte ed ospitale. Avevamo visitato anche ala sua graziosa cittadina dove avevo conosciuto il vescovo della diocesi, monsignor Barbieri>>. Quel che accadde nel settembre del 1943 a Cefalonia: <<Nell’ora del cimento Di Giacomo fu sempre tranquillo ed al suo posto. La sua batteria, situata tra Chelmata e Spilla, fu tra le prime ad essere bombardata il 15 settembre 1943. per 8 giorni i suoi cannoni martellarono gli obiettivi nemici, ed il “gruppo dei secchioni” si coprì di gloria. Nel pomeriggio del 23 settembre Di Giacomo rifiutò di travestirsi e darsi alla fuga. Abbracciò invece sereno il martirio alla “Casetta rossa”, rammaricandosi – così riferisce il reduce Vincenzo De Luca, suo concittadino – per non essere caduto accanto ai suoi cannoni. Non riesco a ricordarne le ultime parole, ma il suo pensiero dovè volare alla piccola Adele, che non ebbe neppure la fortuna di conoscere. Tornando dalla missione militare, nell’ottobre del 1948, portai alla bambina un ciclamino sbocciato dalla terra intrisa del sangue del papà, unico avanzo del corpo martoriato>>.
 

Gianpaolo Iacobini

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