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Cefalonia, isola della Grecia, nel mar Ionio, all’entrata del
golfo di Patrasso, formata da tre catene montuose intervallate
da fertili pianure. A Cefalonia, nel settembre 1943, la
divisione italiana “Acqui”, forte di circa 11.000 uomini al
comando del generale Antonio Gandin, dopo la firma
dell’armistizio con gli anglo – americani rifiutò di lasciarsi
disarmare dai tedeschi, arrendendosi al termine di un’aspra e
strenua resistenza, solo in seguito al massiccio intervento
dell’aviazione germanica. Oltre ai numerosi caduti in
combattimento, 341 ufficiali e 4.750 soldati superstiti e fatti
prigionieri furono passati per le armi, contro ogni norma di
guerra. Altri 3.000 militari italiani trovarono la morte a bordo
delle navi che li trasportavano ai campi di concentramento
nazisti: le imbarcazioni colarono a picco dopo l’urto contro le
mine collocate in mare aperto dagli stessi tedeschi. In
complesso, a Cefalonia, la divisione “Acqui” ebbe 9.000 morti
tra gli uomini di truppa e 406 ufficiali uccisi. Alle bandiere
dei reggimenti “17°”, “18°” e “317°”, costituenti la divisione,
fu assegnata la medaglia d’oro, insieme con 16 medaglie d’oro
individuali.
Gianpaolo Iacobini |