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Martedì 26 Aprile 2005

Cassano – Cassano dimentica i suoi figli caduti a Cefalonia


Resistere, resistere, resistere. E se necessario morire. Per resistere, per difendere un’idea, la Patria, o perché in fondo era meglio morire resistendo che vivere morendo.
Domenico Ferrari, Giuseppe Alario e Salvatore Forestieri, soldati di truppa. Con il loro concittadino e capitano Giuseppe Di Giacomo erano a Cefalonia quando sull’isola greca arrivò la notizia dell’armistizio. Che non era un annuncio di pace, ma l’inizio di un’altra battaglia. <<La guerra – gracchiavano le radio rilanciando nell’etere il proclama badogliano – continua al fianco dell’alleato anglo – americano>>. L’alleato del giorno prima, i tedeschi, diventava così formalmente nemico di una guerra mai dichiarata. Sull’isola che fa da anticamera alla Grecia gli italiani erano dispiegati in forze: 11.000 uomini, sotto le insegne della divisione “Acqui”. Le truppe germaniche, presenti con un loro presidio, potevano contare su rinforzi presto giunti via mare, nonché sull’apporto dell’aviazione. Gli italiani brava gente, partiti per la guerra con le suole di cartone al posto delle scarpe, opposero orgoglio e sentimenti. E perirono da eroi.
Quei morti sono oggi, lo sono da sempre, un pezzo importante della storia dell’Italia repubblicana. Il sacrificio della vita non è però valso a sottrarli all’ultima sfida, la più pericolosa, contro l’oblio. Ferrari, Alario, Forestieri e Di Giacomo: di Lauropoli i primi due, di Cassano i secondi. Morti da eroi a Cefalonia, dimenticati a casa. Vivono in qualche libro che di tanto in tanto rispunta impolverato dagli archivi della memoria. Sopravvivono nei ricordi che si tramandano di padre in figlio, nella tradizione popolare d’una città che troppo presto tende a dimenticare e rimuovere, per tutto piegare alla piatta e forse più tranquilla e conveniente monotonia quotidiana. Come la stele che non c’è più, o i morti dei bombardamenti alleati, privati di sepoltura e rispetto perché nessuno, vergognosamente, chiarisce a quale ente appartenga la piazza che con il suo asfalto prova a cancellarli.
Ieri, 25 aprile, festa della Liberazione. Sessant’anni fa nasceva l’Italia democratica. Prima ancora, a Cefalonia, fioriva la Patria. C’erano anche quattro cassanesi: Ferrari, Alario, Forestieri e Di Giacomo. Nessuno se n’è ricordato. E per loro, come per i partigiani, neppure un fiore all’altare dei caduti.
Contro l’oblio: la Resistenza continua.

Gianpaolo Iacobini

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