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Resistere, resistere, resistere. E se necessario morire. Per
resistere, per difendere un’idea, la Patria, o perché in fondo
era meglio morire resistendo che vivere morendo.
Domenico Ferrari, Giuseppe Alario e Salvatore Forestieri,
soldati di truppa. Con il loro concittadino e capitano Giuseppe
Di Giacomo erano a Cefalonia quando sull’isola greca arrivò la
notizia dell’armistizio. Che non era un annuncio di pace, ma
l’inizio di un’altra battaglia. <<La guerra – gracchiavano le
radio rilanciando nell’etere il proclama badogliano – continua
al fianco dell’alleato anglo – americano>>. L’alleato del giorno
prima, i tedeschi, diventava così formalmente nemico di una
guerra mai dichiarata. Sull’isola che fa da anticamera alla
Grecia gli italiani erano dispiegati in forze: 11.000 uomini,
sotto le insegne della divisione “Acqui”. Le truppe germaniche,
presenti con un loro presidio, potevano contare su rinforzi
presto giunti via mare, nonché sull’apporto dell’aviazione. Gli
italiani brava gente, partiti per la guerra con le suole di
cartone al posto delle scarpe, opposero orgoglio e sentimenti. E
perirono da eroi.
Quei morti sono oggi, lo sono da sempre, un pezzo importante
della storia dell’Italia repubblicana. Il sacrificio della vita
non è però valso a sottrarli all’ultima sfida, la più
pericolosa, contro l’oblio. Ferrari, Alario, Forestieri e Di
Giacomo: di Lauropoli i primi due, di Cassano i secondi. Morti
da eroi a Cefalonia, dimenticati a casa. Vivono in qualche libro
che di tanto in tanto rispunta impolverato dagli archivi della
memoria. Sopravvivono nei ricordi che si tramandano di padre in
figlio, nella tradizione popolare d’una città che troppo presto
tende a dimenticare e rimuovere, per tutto piegare alla piatta e
forse più tranquilla e conveniente monotonia quotidiana. Come la
stele che non c’è più, o i morti dei bombardamenti alleati,
privati di sepoltura e rispetto perché nessuno, vergognosamente,
chiarisce a quale ente appartenga la piazza che con il suo
asfalto prova a cancellarli.
Ieri, 25 aprile, festa della Liberazione. Sessant’anni fa
nasceva l’Italia democratica. Prima ancora, a Cefalonia, fioriva
la Patria. C’erano anche quattro cassanesi: Ferrari, Alario,
Forestieri e Di Giacomo. Nessuno se n’è ricordato. E per loro,
come per i partigiani, neppure un fiore all’altare dei caduti.
Contro l’oblio: la Resistenza continua.
Gianpaolo Iacobini |