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Venerdì 23 Dicembre 2005

Sibaritide – “Ionio pulito”: prorogate le indagini

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 25.12.05  h. 15.00

Da inchiesta, è divenuta quasi un modello, replicato anche da altre Procure. Si chiama “Ionio pulito”. È l’operazione di polizia giudiziaria avviata, nel 2004, da un pool interforze composto da Guardia Costiera, Carabinieri e Guardia di Finanza, guidato da capo Vincenzo Figoli e coordinato dal giovane sostituto procuratore Baldo Pisani. Nell’arco di poche settimane, le indagini portarono al sequestro di diversi impianti di depurazione, alcuni dei quali ancora sotto sigilli, e di fiumare e canali. Tutti accomunati dall’essere vettori di inquinamento organico. Si cominciò dai depuratori. Vennero poi i canali ed i tanti fossi di scolo nei quali confluirebbero le acque reflue, residuo delle lavorazioni agricola e zootecnica, quindi i pozzi neri e gli allacci fognari abusivi. Tutti costantemente monitorati, tra mille difficoltà, da quando “Ionio pulito” è iniziata. Adesso per l’inchiesta s’annuncia l’apertura d’un nuovo capitolo. Gli investigatori la chiamano <<la fase due>>: anello dopo anello, una volta individuate le cause dell’inquinamento, si punterà dritti sugli inquinatori. Per portarla avanti fino in fondo, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Castrovillari, Lidia Brutti, accogliendo un’istanza avanzata dal pubblico ministero Pisani, ha concesso la proroga richiesta: “Ionio pulito” proseguirà per altri sei mesi almeno.
Come stanno le cose: ancora sotto sequestro giudiziario gli impianti di depurazione cui la magistratura appose i sigilli nel corso dell’estate passata. Ad essi se ne aggiungono altri, di proprietà privata ed a servizio di villaggi turistici e camping, tenuti quotidianamente sotto controllo. Stando alle perizie disposte dalla Procura, non sarebbero più fonte d’inquinamento, anche se continua la caccia a quelli che, in gergo, vengono chiamati by pass, ovvero le tubature attraverso cui, in caso di collasso dell’impianto, melma e liquami vengono dirottati direttamente in mare. Ci sono poi canali e torrenti. Tanto per citarne qualcuno: il Vena morta ed il Raganello a Sibari, lo Straface ad Amendolara, il Ferro ed il Castello a Roseto. <<Lungo i corsi d’acqua che sfociano nel mar Ionio, nel tratto racchiuso tra Rocca Imperiale e Sibari>>, sottolinea capo Vincenzo Figoli, coordinatore del pool “Ionio pulito”, <<abbiamo riscontrato un sensibile regresso del tasso d’inquinamento. Abbiamo inoltre constatato la sparizione delle mucillagini, probabilmente originate dall’eccessivo carico biologico che lo Ionio cosentino per troppo tempo è stato costretto a sopportare>>. Per capire, si prenda l’esempio del Vena morta: grazie ai controlli, ai sequestri ed alle ricerche, estesi fin nell’entroterra, nell’arco di dodici mesi i coliformi fecali, prima presenti con 100.000 unità per ogni litro d’acqua, sono ora scesi a 30.000 colonie.
Prevenire reprimendo: un altro miracolo di “Ionio pulito”. Le indagini proseguono, l’inchiesta pure: avanti, fino all’estate del 2006.

Gianpaolo Iacobini

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