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Prima
le polemiche, poi gli appelli a vuoto, infine lo strappo. Luigi
Garofalo, primo eletto per l'Udeur in Consiglio provinciale lo
scorso giugno (correva nel collegio di Cassano), ha lasciato il
partito di Mastella ed è approdato nel movimento di Di Pietro.
Ieri il cambio di casacca è stato spiegato dal diretto
interessato nel corso di una conferenza appositamente convocata
da Italia dei Valori, senza mezzi termini: ha inteso lasciare un
partito «che si è contraddistinto per posizioni in alcuni casi
diversificate e nel quale, anziché privilegiare programmi
politici favorendo la costruzione di una nuova classe dirigente,
ci si affaticava a favorire inciuci, trasformismi, camarille
tese a conservare e preservare una vecchia classe dirigente, che
ha teso e tende a mortificare i cittadini della regione». Il
nuovo esponente di Italia dei Valori ha sottolineato poi quel
che egli intende per "nuova classe dirigente": essere uomini
liberi, fuori da qualsiasi condizionamento, capaci di articolare
un programma ed un progetto politico . vicino ai cittadini. I
presupposti per lavorare in questa direzione Garofalo li avrebbe
individuati nelle file dipietriste, da qui l'adesione a Italia
dei Valori, " che tra l'altro restituisce al partito la
"presenza" ala Provincia, inesistente -hanno evidenziato il
segretario regionale Beniamino Donnici e il segretario
provinciale Maurizio Feraudo - stante il fatto che il
consigliere Angelo Forte dopo la sua elezione sotto l'egida dei
dipietristi non ha mai inteso aderire al movimento, mentre le
assemblee del partito lo hanno formalmente dichiarato fuori.
L'adesione di Garofalo significherà il rientro a pieno titolo di
Italia dei Valori nel Consiglio provinciale - hanno insistito
Feraudo e Donnici - e, a parte gli altri riflessi, imporrà un
ridisegno, tanto per cominciare, nelle commissioni. Una delle
presidenze è assegnata, infatti, a Italia dei Valori, per cui
non potrà continuare atrattenerla chi non ha più alcun legame
con Lista Di Pietro. Restando nel tema degli "strappi"
registrati dopo il voto provinciale nelle file dipietriste, il
segretario provinciale Feraudo ha annunciato, quindi, ai
giornalisti che il Tribunale ordinario ha, intanto, posto la
parola fine al contenzioso giudiziario promosso di recente dagli
"ex dipietristi" locali: il ricorso presentato dagli attuali
vertici di "Calabria dei Valori" (nel cui ambito avrebbe
dichiarato di muoversi Angelo Forte) è stato rigettato. Tornando
alle adesioni in vistosa crescita, Donnici e Feraudo hanno
respinto le accuse di "campagna acquisti" messa in atto da
Italia dei Valori: le adesioni, addirittura in Calabria, ad un
partito che non ha in mano posizioni di potere deve, semmai far
riflettere, e muovere commenti positivi, ha osservato Eugenio
Madeo, anni addietro presidente comunista della Provincia,
anch'egli approdato sulle sponde dipietriste. «Le adesioni ci
inorgogliscono», ha aggiunto Donnici. «A bussare per venire con
noi sono fin troppi, ma assolutamente non imbarchiamo
chicchessia», ha però chiarito Donnici, «per cui respingiamo le
istanze dei vecchi tromboni, e volentieri lasciamo che vadano
via - assolutamente ringraziandoli pure - coloro che ci lasciano
perché le nostre scelte di libertà e trasparenza non fanno per
loro». Dall'incontro con la stampa, anche la conferma della
partecipazione di Italia dei Valori al voto regionale e nel
contempo l'avversione alle ipotesi di una legge elettorale
regionale che, unica nel mondo democratico, con il listino vuole
distribuire premi ai già forti e con le soglie minime vuole
limitare sempre più l'accesso ai più deboli. (a.g.) |