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Cronache sibarite dall’anno del Signore 2004. A metà
maggio arrivano in paese i tecnici della “Pianet srl”,
incaricati dalla “H3G spa”, società nota al grande pubblico con
il nome di “Tre”, di installare un’antenna di telefonia mobile.
Obiettivo: allargare la copertura del servizio offerto ai
clienti innamorati dei telefoni mobili di terza generazione, in
grado di coniugare audio e video in un solo verbo, videochiamare.
Nelle città vicine, in particolare a Corigliano e Rossano, le
novità del catalogo “Tre” sono realtà già da tempo. La rete
funziona. Tocca a Sibari. Le carte recano i timbri giusti: c’è
l’autorizzazione dell’Arpacal, non manca la concessione edilizia
rilasciata dal Comune di Cassano. I tecnici della “Pianet srl”
portano a termine il loro lavoro. Quando tuttavia l’antenna
destinata a servire la Piana spunta in cielo, sul tetto di un
palazzo di via Plutarco, in terra nasce la protesta. Non si
contesta la tecnologia, ma la scelta di posizionare l’impianto
al centro di un simbolico cerchio nel cui raggio, pari a poche
decine di metri, si concentrano scuole, chiese, uffici pubblici,
case di cura, parchi. Rifondazione comunista solleva il caso
politico, i bambini di scuole medie ed elementari attribuiscono
alla vicenda i contorni di una questione sociale e si rivolgono
alla magistratura. La denuncia finisce sul tavolo del sostituto
procuratore Baldo Pisani. Che dopo accurate indagini, decreta:
quell’antenna va sequestrata. Il primo giorno di luglio i
Carabinieri della stazione di Sibari eseguono. Indiscrezioni:
l’impianto sarebbe stato sigillato perché sorto sulla base di
una normativa, la cosiddetta legge Gasparri, dichiarata
parzialmente incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Il
provvedimento viene notificato ai legali rappresentanti della “Siemens”.
La battaglia si sposta nelle aule di Tribunale. Intanto, però,
in campo viene chiamata la politica. Interventi e convegni si
susseguono. L’amministrazione comunale garantisce impegno, ma
nel rispetto della legge. E promette il varo di un regolamento
per disciplinare l’installazione di impianti di telefonia mobile
sul territorio comunale. Col nuovo anno arriva la notizia: in
sede di autotutela, il Comune di Cassano ha revocato la
concessione edilizia precedentemente rilasciata. Si chiude il
primo tempo: la partita continua.
Gianpaolo Iacobini |