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È uno dei problemi più seri e gravi che la città viva. Si chiama
dissesto. Non è la sanguisuga che ha prosciugato le casse
municipali, ma la bomba idrogeologica con cui da sempre i
cassanesi convivono. Una micidiale miscela di pericoli naturali
e umane negligenze.
Frane
Cassano, gigante dai piedi d’argilla. Lo dice l’Osservatorio
per la difesa dal rischio idrogeologico. <<Le aree franose che
interessano il comune si trovano nelle zone più basse del
rilievo montuoso che cinge l’abitato>>. Poche parole per
descrivere un movimento franoso, dell’estensione di circa 60
ettari, che investe contrada “Giostratico”, i rioni “Pallice” e
“Sant’Agostino” e località “Gironi”, cui vanno sommati i
fenomeni che avvolgono le campagne ad est di Lauropoli. I
processi in atto, originati <<dallo scorrimento di masse
rocciose su strati sabbiosi>>, riguardano zone ben individuate:
la provinciale “Cassano – Vigne – Castrovillari”, i valloni
“Corvo” e “Salina”, ai margini del Cimitero, contrada “Giostratico”,
la sponda sinistra del torrente Eiano, i valloni “Organata” e
“San Nicola”, a Lauropoli. Territori privi di insediamenti
abitativi, ma in alcuni casi, tuttavia, pericolosamente vicini a
quartieri affollati, scuole ed edifici pubblici.
Inondazioni
La città scruta le onde dello Ionio con gli occhi di Sibari e
dei suoi sette chilometri e mezzo di coste. Secondo gli esperti,
il rischio che il mare possa sommergere l’antica Sybaris è
legato solo al lento ma comunque costante fenomeno della
subsidenza, ovvero l’abbassamento del terreno. Non sono tuttavia
mancate, in passato, anche violente mareggiate. Come quel
febbraio del 1969, quando il dio Nettuno sfogò con tale
brutalità la sua forza da conquistarsi uno spazio in cronaca sul
“Mattino” di Napoli. Si registrarono danni ingenti ai pochi
stabilimenti balneari esistenti ed a qualche fattoria troppo
vicina al mare.
Allagamenti
A destare timori, torrenti e fiumare. Tre i sorvegliati
speciali. Il primo è il Raganello: in caso di esondazione, gli
esperti s’attendono <<gravi danni>>. Similmente il Garda ed il
Coscile, per i quali, in caso di piena, i disagi sarebbero
<<moderati>>.
Terremoti
C’è una mappa del rischio sismico che consiglia tranquillità. È
vecchia di vent’anni. Un’altra, più recente, suggerisce cautela.
La conoscono in pochi. Reca il marchio dell’Istituto Nazionale
di Geofisica, diretto dal professor Enzo Boschi. Va letta così:
quattro sono le fasce. Nella prima rientrano le <<zone a rischio
sismico inesistente>>. Nella seconda, contrassegnata dal numero
3, quelle a rischio basso. Infine, nella terza e nella quarta,
rispettivamente numeri 2 e 1, quelle a rischio medio ed alto.
Cassano è in fascia 2. Da queste parti la terra, tremando, ha
già mietuto vittime. Così, ad esempio, nel 1783, quando una
scossa del settimo grado della scala Mercalli danneggiò
irreparabilmente anche la Cattedrale, in seguito ricostruita ex
novo. Altre scosse di analoga intensità furono registrate negli
anni 1832, 1905, 1930, 1980.
Protezione Civile
Cosa fare in caso di calamità naturale? La Provincia di Cosenza
s’è da tempo dotata di un piano di programmazione delle attività
di Protezione Civile. Il territorio provinciale è stato
suddiviso in <<ambiti di riferimento>> e centri operativi misti,
ciascuno dei quali con giurisdizione su un gruppo di comuni. Il
punto Com cassanese, competente su Cassano, San Lorenzo del
Vallo, Spezzano Albanese e Terranova da Sibari, non è
attualmente in funzione. Non esiste neppure un piano di
protezione civile comunale.
Gianpaolo Iacobini |