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Il
ritornello è sempre lo stesso: prima, l’antenna non la voleva
nessuno. Adesso che Palazzo di città ha proceduto alla revoca
del permesso di costruire, a suo tempo rilasciato per consentire
l’installazione sui tetti di Sibari di un’antenna di telefonia
mobile di terza generazione, sono in molti a contestare le
modalità del provvedimento di marca municipale. Ultima voce
critica, in ordine di tempo, quella del capogruppo consiliare di
“Uniti per cambiare”, Luigi Adduci. Sostiene Adduci: <<Il
settore municipale Urbanistica si accinge a scrivere
un’ulteriore pagina di storia di ordinaria disamministrazione.
Noi abbiamo più volte sollecitato ed auspicato, nel recente
passato, una soluzione condivisa del problema antenna. Oggi non
esprimiamo alcuna soddisfazione in merito al provvedimento con
cui il dirigente dell’Urbanistica avrebbe revocato il permesso a
costruire>>. Dal generale al particolare: <<Nutriamo fondate
perplessità – aggiunge Adduci – sulla legittimità della
procedura seguita e delle scelte adottate dall’ufficio comunale,
per molti aspetti risibili: il 12 gennaio scorso si è comunicato
agli interessati, a nostro avviso senza il rispetto delle regole
che presiedono al procedimento amministrativo, l’atto recante la
revoca del permesso a costruire. Cinque giorni dopo, si è
notificato agli stessi che la prima comunicazione non
rappresentava la formale revoca. Insomma, siamo al ridicolo. Non
vorremmo che tali atti, ove impugnati, potessero ritorcersi
contro il nostro ente e divenire un’amara beffa per la
collettività sibarita>>. Secondo capitolo: il capogruppo
di “Uniti per cambiare” si sofferma sulle dichiarazioni
rilasciate alla stampa dal progettista e direttore dei lavori
dell’antenna, l’architetto reggino Salvatore Gilormo. <<Da
quelle dichiarazioni – ricorda Adduci – abbiamo avuto modo di
apprendere, oltre che l’intenzione di avanzare ricorso
giurisdizionale avverso la decisione del Municipio, pure la
presunta esistenza di “un’intesa che prevedeva la copertura di
Cassano centro e Lauropoli, con un’antenna a Sibari, l’altra sul
campanile di una chiesa a Lauropoli, la terza sulla Pietra del
Castello”>>. Considerazioni: <<Se queste affermazioni dovessero
corrispondere al vero, testimonierebbero il modo aziendale e
privatistico, per noi censurabile, di procedere nelle decisioni
pubbliche, e la superficialità di chi ha preferito trattare
invece di dotare l’ente di regolamentazione della materia. Ci
rifiutiamo inoltre di credere che qualche uomo di chiesa abbia
messo a disposizione un campanile: i campanili sorreggono le
croci, non certo le antenne>>. In coda, un appello al
direttore generale ed al sindaco. Conclude Adduci: <<A entrambi
chiedo di assicurare che i provvedimenti assunti dal Comune
siano retti da validi presupposti giuridici. Al sindaco rivolgo
l’invito ad avocare a sé l’intera pratica, a vigilare
sull’attendibilità legale della procedura intrapresa, ad offrire
chiarimenti sulle gravissime dichiarazioni rese alla stampa dal
direttore dei lavori>>.
Gianpaolo Iacobini
Luigi Cristaldi |