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La prova del nove ha una data: 27 marzo 2005. Sarà allora, in
occasione della Pasqua, che Marina di Sibari, storicamente presa
d’assalto durante le festività pasquali dai primi vacanzieri,
tornerà a vivere. E solo allora si capirà se potrà farlo in
maniera dignitosa oppure, come capita ormai da un paio di
lustri, in modo stentato. L’approssimarsi dell’ora x riaccende
il dibattito sulle sorti del villaggio turistico, dallo scorso
agosto ad oggi quasi ininterrottamente sottoposto a sequestro
giudiziario nell’ambito di un’inchiesta promossa dalla Procura
di Castrovillari. Echi dal confronto: un’interrogazione
consiliare è stata presentata dal consigliere socialista Stefano
Petrosino. Nel suo atto, indirizzato al primo cittadino Gianluca
Gallo, Petrosino chiede di sapere <<quali iniziative il sindaco
intenda adottare per risolvere il problema di Marina e dei
Laghi, affinché l’anno appena passato, ricordato come quello dei
sequestri, possa essere cancellato>>. Il capogruppo dei
Socialisti riformisti, testualmente, <<condanna la maggioranza
per non aver fatto funzionare le commissioni consiliari che
avevano il compito di rivedere e programmare la soluzione e
gestione del villaggio, che ancor oggi, nonostante l’avvicinarsi
della Pasqua ed a dispetto delle aspettative di vacanzieri,
residenti e commercianti, si presenta nel più assoluto stato di
degrado e senza concrete prospettive>>. Ma su Marina s’infiamma
anche la polemica. Nei giorni scorsi, il capogruppo consiliare
di “Uniti per cambiare”, Luigi Adduci, aveva criticato i ritardi
dell’amministrazione comunale nella definizione del problema
rappresentato dal presunto, mancato trasferimento in capo al
Municipio di una fetta di pineta. Una richiesta che suscita ora
la presa di posizione di Pasquale Dramisino, presidente
dell’associazione “Cittadini a Sibari”, che interviene sulla
vicenda <<per esprimere valutazioni di carattere personale e
tecnico>>. Afferma Dramisino: <<Con sapiente regia, Adduci
ripropone il problema del verde pubblico a Marina, questione
scontata che però, opportunamente manipolata, produce effetti
disastrosi. È il metodo ipercollaudato dei vecchi sistemi della
politica per intimorire l’avversario e gettare ombre su flebili
tentativi di ripresa>>. Aggiunge l’ingegnere sibarita, profondo
conoscitore delle tematiche legate allo sviluppo di Marina: <<Mi
chiedo se detto metodo sia ispirato o mirato. Ritengo che il
problema del verde, ed in generale la questione Marina, venga in
realtà strumentalmente agitato ogni qual volta il caso lo
richieda. Nelle parole di Adduci traspare rancore. La vera
tragedia è però costituita dalle ripercussioni che quelle
azioni, condotte a mezzo stampa e non solo, innescano sulle
ipotesi di sviluppo, ostacolando il progresso>>. Considerazione
finale: <<So che questa mia uscita, almeno nel breve periodo>>,
conclude Dramisino, <<non gioverà alla causa, bensì alla
conservazione. Confido tuttavia nel tempo galantuomo e spero di
contribuire a sconfiggere quei sistemi che hanno prodotto guasti
sociali di incommensurabile portata. Quanto ad Adduci, sono
pronto ad incontrarlo a Marina, per dimostrargli come la pineta
sia di proprietà privata, sede di attività turistica
regolarmente autorizzata, con una sua inconfondibile
destinazione urbanistica assegnatale dal piano regolatore
generale>>.
Gianpaolo Iacobini |