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Martedì 11 Gennaio 2005

Civita. L'antico manufatto è stato ricostruito dopo il crollo del '98 - Il Ponte del Diavolo ritorna sulle sponde del Raganello


Il ''Ponte del Diavolo'', una delle principali attrazioni del Parco Nazionale del Pollino, e' ritornato ad essere tale. L'antico manufatto, di origine romana, sito nel canyon del Raganello, nel comune di Civita, e' stato, infatti, ricostruito dopo essere crollato, il 25 marzo del 1998. Fondamentale per la sua ricostruzione e' stato l'impegno finanziario, e non solo, dell'Ente Parco e della Regione Calabria. Il Parco del Pollino ha, infatti, messo a disposizione 900 milioni delle vecchie lire, mentre un miliardo venne finanziato dalla Regione Calabria. I finanziamenti sono stati assegnati all'Amministrazione comunale di Civita che, dal canto suo, ha curato tutti gli aspetti tecnici relativi alla progettazione e all'indizione della gara per i lavori di ricostruzione. Il progetto integrato per la ricostruzione del ponte del diavolo, il consolidamento del ponte d'Ilice e la valorizzazione della gola del Raganello - sviluppato dal prof. geol. Alessandro Guerricchio e dall'ing. Roberto Mastromattei - in una prima fase preliminare redatto anche dall'arch. Vincenzo Gallo -, prevedeva la messa in sicurezza e il consolidamento delle strutture residue del Ponte del Diavolo, la ricostruzione delle porzioni crollate e il collegamento con quelle scampate al crollo e il consolidamento della parete sovrastante denominata ''Timpa del Demanio''. Gli interventi riguardano anche un altro antico ponte in muratura di elevato valore storico ed architettonico qual e' il Ponte d'Ilice e il recupero della sentieristica correlata agli anzidetti due ponti. ''Il Ponte del Diavolo - uno dei simboli del Parco del Pollino e meta di migliaia di turisti ogni anno - secondo alcuni storici, come riferiscono nella relazione i due progettisti, ''potrebbe essere esistito gia' in epoca romana, mentre da documentazione rinvenuta di recente sarebbe stato costruito o ricostruito intorno al 1840 da un consorzio di comuni per assicurare il collegamento fra le sponde del Torrente Raganello''. Costituito da una struttura ad arco ribassato in mattoni, collocata ad una quota assoluta di 260 metri sul livello del mare e ad un'altezza di 37,50 m rispetto alla quota dell'alveo, poggiava su due massicci pilastri murari, di altezza diseguale, disposti in aderenza alle pareti rocciose delle sponde. La ricostruzione ha tenuto fede alla configurazione antecedente il crollo, pur rendendo in parte ''riconoscibili'' i nuovi elementi strutturali ad intregrazione delle porzioni mancanti. Il ponteggio e' realizzato con una centina in tubolari metallici destinatata a sostenere il tavolato su cui e' steso il nuovo arco in mattoncini di cotto, analoghi a quelli che costituivano il ponte crollato. Sull'arco in mattoni e' stata successivamente realizzata la struttura portante in cemento armato.  Il calcestruzzo e' stato fatto penetrare parzialmente nelle ''fughe'' fra filari di mattoni entro cui sono state preventivamente disposte barre in acciaio. L'arco portante in cemento armato grava attraverso appoggi in neoprene sulle selle laterali con vincoli del tipo ''carrello'', predisponendosi, cosi', all'assorbimento di eventuali spostamenti reciproci delle due sponde della forra, ovviamente di dimensioni submillimetriche, sfruttando i giunti di dilatazione riempiti con pannelli in polistirolo. Sui fianchi della struttura in cemento armato e' stato realizzato un rivestimento analogo in termini di materiali a quello esistente, con pietrame calcareo locale e con elementi in cotto a sottolineare l'andamento del'arco portante. In ossequio alle richieste della Soprintendenza, a demarcazione fra gli elementi murari scampati al crollo e nuova struttura e' stata inserita un'asola di 4 cm finita ad intonaco liscio che, nella sua neutralita' imposta dalla necessita' di non gravare l'opera di un ulteriore elemento architettonico decisamente caratterizzato, consente un'agevole lettura dell'intervento di ricostruzione''.


Mimmo Petroni

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