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Il teatro comunale cassanese, dal 9 al 16 gennaio, ancora una
volta, ha riaperto le porte. Ha ospitato la mostra fotografica
"Cartoline e parole" allestita dall'Irfea e dall'associazione
"Spazio famiglia". Altra iniziativa che si inscrive nell'opera
di recupero di questo spazio, da troppi anni inattivo. In questa
settimana il Teatro, oltre alla mostra, ha ospitato anche altre
manifestazioni, come la breve rappresentazione "Risveglio
inatteso", messa in scena da alcuni giovani cassanesi. "Le idee
rimbombano e si amplificano quando si ha a disposizione un
centro comune di aggregazione in cui ritrovarsi e confrontarsi.
Nell'assoluta mancanza di un luogo di tal genere, il Teatro
comunale ha svolto, anche se per breve, la funzione di tetto
sotto il quale fosse possibile la libera aggregazione e
circolazione di pensiero. Per questo motivo è stato ribattezzato
"Libero Teatro Italia" dai giovani (comitato studenti medi di
Cassano e Collettivo 26 luglio), che hanno voluto sfruttare
l'occasione di un ritrovato centro di aggregazione come momento
di crescita. Dal confronto quotidiano sulla storia e sulle
possibili prospettive future della "centralissima " struttura è
nata la volontà dei giovani di conoscerne e diffonderne le fasi
vitali. Il tempo a disposizione era poco e la documentazione
scarna, ma loro ci hanno provato lo stesso E' così che ha preso
vita la breve rappresentazione teatrale dal titolo "Risveglio
inatteso" che domenica 16 Gennaio si è affacciata, non avendo a
disposizione un palco, dai loggioni del primo piano del Teatro
comunale. In un'atmosfera spiritica si è assistito
all'evocazione "di colui che per primo partorì il progetto", ma
una volta aperta la comunicazione con l'oltretomba dal flusso
etereo si staglia una voce che quasi non riesce più a parlare
tanto è il tempo trascorso nel più assoluto mutismo: è il Teatro
che parla! Incredulo e commosso racconta la sua storia. Nel
breve scorrere di mezz'ora si è riusciti a "stabilire un
contatto" con i non pochi spettatori e a mettere a fuoco alcuni
spunti riflessivi. La narrazione, procedente per blocchi
epocali, è partita dagli anni '20 che hanno visto l'ideazione e
l'inaugurazione dell'allora Teatro Michele Bianchi. Su questo
"periodo diciamo un po' difficile, ma propizio per le
edificazioni" si innesta la prima riflessione sul particolare
momento storico che vide il Sud inscritto "in quel progetto che
qualcuno chiamò nazionalizzazione delle masse". "Sì, proprio le
masse, anche se a guardarmi non si direbbe", dice il Teatro
sottolineando quello che è un aspetto immediatamente visibile
una volta varcata la soglia: l'angustia del luogo. Nel corso
della rappresentazione non sono mancati i riferimenti
all'amministrazione che ne curò la ristrutturazione negli anni'90
("per rifarmi il look spesero addirittura un mi-li-aaardo!") e
la chiara espressione di voler collaborare attivamente con
l'attuale. "Il messaggio che abbiamo voluto lanciare mettendo in
scena questa rappresentazione dicono all'unisono i giovani
coinvolti- è che noi ci siamo, siamo attivi. Vogliamo spezzare
la tradizione che ci vede protagonisti di fughe dal luogo natio
e creare assieme a tutti un'altra Cassano in grado di richiamare
le forze lontane". Come si fa a non essere dalla loro parte?
Daniela
Di Franco |