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Giovedì 20 Gennaio 2005

Cassano - Cassano, "Risveglio inatteso" - Il teatro si racconta


Il teatro comunale cassanese, dal 9 al 16 gennaio, ancora una volta, ha riaperto le porte. Ha ospitato la mostra fotografica "Cartoline e parole" allestita dall'Irfea e dall'associazione "Spazio famiglia". Altra iniziativa che si inscrive nell'opera di recupero di questo spazio, da troppi anni inattivo. In questa settimana il Teatro, oltre alla mostra, ha ospitato anche altre manifestazioni, come la breve rappresentazione "Risveglio inatteso", messa in scena da alcuni giovani cassanesi.  "Le idee rimbombano e si amplificano quando si ha a disposizione un centro comune di aggregazione in cui ritrovarsi e confrontarsi. Nell'assoluta mancanza di un luogo di tal genere, il Teatro comunale ha svolto, anche se per breve, la funzione di tetto sotto il quale fosse possibile la libera aggregazione e circolazione di pensiero. Per questo motivo è stato ribattezzato "Libero Teatro Italia" dai giovani (comitato studenti medi di Cassano e Collettivo 26 luglio), che hanno voluto sfruttare l'occasione di un ritrovato centro di aggregazione come momento di crescita. Dal confronto quotidiano sulla storia e sulle possibili prospettive future della "centralissima " struttura è nata la volontà dei giovani di conoscerne e diffonderne le fasi vitali. Il tempo a disposizione era poco e la documentazione scarna, ma loro ci hanno provato lo stesso E' così che ha preso vita la breve rappresentazione teatrale dal titolo "Risveglio inatteso" che domenica 16 Gennaio si è affacciata, non avendo a disposizione un palco, dai loggioni del primo piano del Teatro comunale. In un'atmosfera spiritica si è assistito all'evocazione "di colui che per primo partorì il progetto", ma una volta aperta la comunicazione con l'oltretomba dal flusso etereo si staglia una voce che quasi non riesce più a parlare tanto è il tempo trascorso nel più assoluto mutismo: è il Teatro che parla! Incredulo e commosso racconta la sua storia. Nel breve scorrere di mezz'ora si è riusciti a "stabilire un contatto" con i non pochi spettatori e a mettere a fuoco alcuni spunti riflessivi. La narrazione, procedente per blocchi epocali, è partita dagli anni '20 che hanno visto l'ideazione e l'inaugurazione dell'allora Teatro Michele Bianchi. Su questo "periodo diciamo un po' difficile, ma propizio per le edificazioni" si innesta la prima riflessione sul particolare momento storico che vide il Sud inscritto "in quel progetto che qualcuno chiamò nazionalizzazione delle masse".  "Sì, proprio le masse, anche se a guardarmi non si direbbe", dice il Teatro sottolineando quello che è un aspetto immediatamente visibile una volta varcata la soglia: l'angustia del luogo. Nel corso della rappresentazione non sono mancati i riferimenti all'amministrazione che ne curò la ristrutturazione negli anni'90 ("per rifarmi il look spesero addirittura un mi-li-aaardo!") e la chiara espressione di voler collaborare attivamente con l'attuale. "Il messaggio che abbiamo voluto lanciare mettendo in scena questa rappresentazione ­ dicono all'unisono i giovani coinvolti- è che noi ci siamo, siamo attivi. Vogliamo spezzare la tradizione che ci vede protagonisti di fughe dal luogo natio e creare assieme a tutti un'altra Cassano in grado di richiamare le forze lontane". Come si fa a non essere dalla loro parte?

 Daniela Di Franco

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