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Sullo
Stombi non si naviga. Neppure ora che la sabbia in mezzo al
canale non c’è più. Ma se prima si diceva fosse la natura
selvaggia ad impedire alle barche di scivolare sulle acque del
dispettoso rigagnolo, adesso non c’è dubbio alcuno: è tutta
colpa dell’uomo. Difficile però capire dove si sia perso, in
queste ore, il bandolo della matassa.
Viaggio al centro delle responsabilità. Prima tappa: Palazzo di
città. Carte alla mano, il sindaco nega ogni possibile addebito
e rilancia: <<Altri, forse, non stanno rispettando con
puntualità gli impegni assunti>>. Spiega Gianluca Gallo:
<<Sinceramente, non riesco a comprendere le ragioni dell’attuale
empasse. Il Comune di Cassano, che pure nella vicenda non aveva
nessuna competenza, s’è attivato per coordinare gli interventi
necessari, ha svolto per tempo i lavori delegatigli dalla
Regione, sta già provvedendo agli adempimenti burocratici per
realizzare i futuri interventi strutturali. È però innegabile
che il canale sia ancora interdetto alla navigazione. Perché?
Quali sono le difficoltà che residuano? Se qualcuno ha risposte
da darci, che lo faccia, per favore>>. Via dal Municipio, di
corsa sugli argini dello Stombi. A toccare con mano la
veridicità delle dichiarazioni del primo cittadino cassanese.
Riscontri: gli escavatori hanno effettivamente terminato il loro
lavoro e, ad occhio nudo, ci si avvede che il canale è tornato
ad essere non proprio quello dei bei tempi andati ma, insomma,
dopo un’estate passata a grattarsi l’ombelico sui moli, ci si
può accontentare. Del resto, che le imbarcazioni, almeno
tecnicamente, possano ora transitare sullo Stombi, lo certifica
pure il sopralluogo congiunto effettuato nei giorni scorsi dai
funzionari municipali e dalla polizia giudiziaria.
Cosa manca, allora? Scorrendo l’elenco, ci accorge che ad una
settimana dall’inizio di luglio fanno ancora difetto:
l’individuazione del gestore di porte vinciane e pompe idrovore,
nonché del servizio radio. Non ancora installati, inoltre, boe e
segnalamenti luminosi. Tutti adempimenti che, stando alle intese
siglate nelle settimane passate dai protagonisti della vicenda,
dovrebbero essere garantiti dall’associazione “Laghi di Sibari”.
Il presidente Nunzio Masotina, però, si nega cortese alle
domande dei cronisti. <<Quel che avevo da dire – spiega – l’ho
già esternato sette giorni fa>>. Salto all’indietro: in quell’occasione,
Masotina aveva affermato essere in via di definizione la vicenda
dei segnalamenti marittimi e che del servizio radio si sarebbe
potuta far carico, <<a costo di ulteriori enormi sacrifici,
l’associazione>>. Pian piano, ecco profilarsi l’indissolubile
nodo, le zie di tutti gli scogli: le porte vinciane. Sono di
proprietà della Maltauro, che di gestirle da sé pare non volerne
sapere. Eppure, per ottemperare alle prescrizioni imposte dalla
magistratura al momento del dissequestro del canale, un gestore
serve. L’associazione sarebbe pronta, ma soltanto in virtù della
gratuita cessione, in proprio favore, del titolo di proprietà.
Ipotesi al momento scartata dalla Maltauro, che dopo aver
completamente ristrutturato le porte, le cederebbe volentieri,
ma soltanto in cambio di qualche decina di migliaio di euro. Gli
stessi che l’associazione sostiene di non essere disposta a
sborsare semplicemente perché, dice un suo esimio esponente,
<<non sapremmo dove prenderli>>.
Come se ne esce? Per chi crede in Dio, pregando. Laici ed
agnostici, invece, proveranno a ripartire da una riunione
terrena: domani pomeriggio, nella sede dell’associazione, seduta
del direttivo, allargata alla partecipazione del sindaco.
Gianpaolo Iacobini
Gianpaolo Iacobini |