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Un incubo chiamato spazzatura. Che siano ferriti o scorie
nucleari, poco importa. In queste ore, a turbare i sonni
tranquilli delle genti dell’alto Ionio, non sono soltanto i
residui della lavorazione della “Pertusola”, sepolti a Cassano,
Cerchiara e forse anche Francavilla. Una manciata di chilometri
più a nord, al confine tra i comuni lucani di Pisticci e
Ferradina, c’è un altro mostro da affrontare. È il terrore
radioattivo. Un collaboratore di giustizia, nelle sue
dichiarazioni rese agli inquirenti e poi apparse sulle pagine
del settimanale “L’Espresso”, ha raccontato d’un traffico
internazionale di sostanze tossiche e d’un centinaio di fusti
con scarti nucleari, seppelliti sugli argini del torrente Vella,
in località Coste della Cretagna a Pisticci.
Due paure identiche, due risposte diverse. La Basilicata s’è
mobilitata da subito, compatta. Una pioggia di interrogazioni
sul tema dell’inquinamento radioattivo ha letteralmente allagato
il Parlamento. Da ieri, e fino a domani, inoltre, sarà in
Lucania la Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei
rifiuti. S’occuperà delle rivelazioni fornite dall’ex boss oggi
pentito, ed accenderà i propri riflettori sulle discariche di
rifiuti tossici che si dice siano interrati nel Metapontino, e
sul patto tra la 'ndrangheta e lo Stato per smaltire tonnellate
di scorie pericolose.
Solo silenzi, invece, in Calabria: non fosse stato per qualche
sindaco ed un paio di cronisti, delle ferriti si sarebbe persa
ogni traccia. Adesso, a ricordare che esistono e che sono un
problema probabilmente letale, è intervenuta la magistratura.
Finalmente.
Gianpaolo Iacobini |