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Si muore di tumore o leucemia, quasi come sotto i cieli di
Londra o Milano. Il dato non meriterebbe commenti, se sotto il
cielo della Sibaritide vi fossero ciminiere industriali, nuvole
di smog urbano, tralicci ed altre diavolerie tecnologiche. Di
tutto questo v’è però davvero poco. Ben lo sanno i tanti
emigranti che hanno scelto terre lontane per cercar fortuna e
che, sempre più spesso, sono costretti a tornare a casa per
piangere i propri cari. Uccisi fulmineamente da tumori e
leucemie, in numero tale da eguagliare, con le dovute
proporzioni, i tristi primati delle città industrializzate
d’Europa. Prima, almeno fino alla metà degli anni ’90, non era
così. Adesso che lo è, qualcuno ha deciso di vederci chiaro ed
intanto punta un dito contro il pericolo pubblico numero uno: le
ferriti di zinco.
La notizia: la Procura della Repubblica di Castrovillari avrebbe
aperto un fascicolo sui sempre più numerosi casi di morti di
cancro che si registrerebbero, con frequenza crescente, nel
territorio di Cassano, Cerchiara e, in particolare, Francavilla
Marittima. A coordinare le indagini, il giovane sostituto
procuratore Baldo Pisani, anima e motore di ogni inchiesta che
tratti di ambiente e salute. Sarebbe stato lui, nelle settimane
passate, a dare il via libera agli investigatori, ritenendo
necessari approfondimenti e controlli finora forse troppo
facilmente elusi o disattesi.
Bocche cucite in Procura: nessuno viene meno al rispetto del
segreto istruttorio. Tuttavia, le mosse degli inquirenti non
passano inosservate. Se ne deduce la ricostruzione delle basi di
un’indagine. Tutto comincia nell’aprile del 2004. Il pool che
s’occupa di perseguire i reati ambientali arriva a Francavilla e
pone sotto sequestro una vasta area. È una delle discariche in
cui dormirebbero da anni le ferriti di zinco. <<E’ stata messa
in sicurezza>>, s’affannano a spiegare tecnici e dirigenti
dell’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale. Per la
Procura, che già lavora per verificare l’esatto rispetto di
tempi e modi previsti dalle norme in tema di bonifica dei siti
inquinati, non è proprio così. L’ampio appezzamento di terreno
viene allora cinto dai sigilli e ridiventa corpo del reato. Si
indaga, e si scopre, con una semplice verifica statistica, che
nel volgere di pochi anni, soprattutto nell’ultimo triennio, a
Francavilla, come del resto nelle vicine Cassano e Cerchiara, le
neoplasie sarebbero aumentate notevolmente. In alcune
circostanze, in maniera addirittura esponenziale.
Perché? La domanda, al momento, è senza risposta. Nelle prossime
settimane, in zona dovrebbero giungere periti e consulenti
tecnici qualificati, in grado di fornire i necessari
chiarimenti. Intanto, però, i sospetti e le poche indicazioni
mediche già disponibili portano all’indiziato numero uno: le
ferriti di zinco. Non ancora una certezza, ma più che
un’ipotesi. Talmente fondata che gli inquirenti, in queste ore,
sarebbero a caccia di un’altra discarica, finora invano cercata,
presumibilmente localizzabile, in base agli elementi già
acquisiti, nel perimetro comunale francavillarese.
Responsabilità accertate? Ufficialmente nessuna, ma il quadro
potrebbe presto mutare.
Sospesi, tra la terra e il cielo: le genti della Calabria citra.
Gianpaolo Iacobini |