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Mercoledì 22 Giugno 2005

Cassano - Ferriti di zinco: la Procura avvia un’inchiesta conoscitiva.


Si muore di tumore o leucemia, quasi come sotto i cieli di Londra o Milano. Il dato non meriterebbe commenti, se sotto il cielo della Sibaritide vi fossero ciminiere industriali, nuvole di smog urbano, tralicci ed altre diavolerie tecnologiche. Di tutto questo v’è però davvero poco. Ben lo sanno i tanti emigranti che hanno scelto terre lontane per cercar fortuna e che, sempre più spesso, sono costretti a tornare a casa per piangere i propri cari. Uccisi fulmineamente da tumori e leucemie, in numero tale da eguagliare, con le dovute proporzioni, i tristi primati delle città industrializzate d’Europa. Prima, almeno fino alla metà degli anni ’90, non era così. Adesso che lo è, qualcuno ha deciso di vederci chiaro ed intanto punta un dito contro il pericolo pubblico numero uno: le ferriti di zinco.
La notizia: la Procura della Repubblica di Castrovillari avrebbe aperto un fascicolo sui sempre più numerosi casi di morti di cancro che si registrerebbero, con frequenza crescente, nel territorio di Cassano, Cerchiara e, in particolare, Francavilla Marittima. A coordinare le indagini, il giovane sostituto procuratore Baldo Pisani, anima e motore di ogni inchiesta che tratti di ambiente e salute. Sarebbe stato lui, nelle settimane passate, a dare il via libera agli investigatori, ritenendo necessari approfondimenti e controlli finora forse troppo facilmente elusi o disattesi.
Bocche cucite in Procura: nessuno viene meno al rispetto del segreto istruttorio. Tuttavia, le mosse degli inquirenti non passano inosservate. Se ne deduce la ricostruzione delle basi di un’indagine. Tutto comincia nell’aprile del 2004. Il pool che s’occupa di perseguire i reati ambientali arriva a Francavilla e pone sotto sequestro una vasta area. È una delle discariche in cui dormirebbero da anni le ferriti di zinco. <<E’ stata messa in sicurezza>>, s’affannano a spiegare tecnici e dirigenti dell’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale. Per la Procura, che già lavora per verificare l’esatto rispetto di tempi e modi previsti dalle norme in tema di bonifica dei siti inquinati, non è proprio così. L’ampio appezzamento di terreno viene allora cinto dai sigilli e ridiventa corpo del reato. Si indaga, e si scopre, con una semplice verifica statistica, che nel volgere di pochi anni, soprattutto nell’ultimo triennio, a Francavilla, come del resto nelle vicine Cassano e Cerchiara, le neoplasie sarebbero aumentate notevolmente. In alcune circostanze, in maniera addirittura esponenziale.
Perché? La domanda, al momento, è senza risposta. Nelle prossime settimane, in zona dovrebbero giungere periti e consulenti tecnici qualificati, in grado di fornire i necessari chiarimenti. Intanto, però, i sospetti e le poche indicazioni mediche già disponibili portano all’indiziato numero uno: le ferriti di zinco. Non ancora una certezza, ma più che un’ipotesi. Talmente fondata che gli inquirenti, in queste ore, sarebbero a caccia di un’altra discarica, finora invano cercata, presumibilmente localizzabile, in base agli elementi già acquisiti, nel perimetro comunale francavillarese. Responsabilità accertate? Ufficialmente nessuna, ma il quadro potrebbe presto mutare.
Sospesi, tra la terra e il cielo: le genti della Calabria citra.

Gianpaolo Iacobini

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