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Giovedì 23 Giugno 2005

Cassano - Ferriti di zinco: tecnici ed inquirenti a caccia di centomila tonnellate.


Il calcolo è semplice, preciso e, soprattutto, attendibile, perché certificato dall’Ufficio del commissario per l’emergenza ambientale: negli stabilimenti “Pertusola” di Crotone, di ferriti di zinco da avviare allo smaltimento ne furono prodotte, nel corso della prima metà degli anni ’90, circa 150.000 tonnellate. Di queste, 15.000 sono effettivamente arrivate in Sardegna, alla discarica controllata di Portovesme. Altre 35.000 sono state rinvenute nei campi di Cassano e Cerchiara. Delle altre 100.000 non si sa nulla. Potrebbero essere ovunque. Le cercano da sempre. Adesso le cerca anche la Procura della Repubblica di Castrovillari, che sulla vicenda delle ferriti ha aperto un’inchiesta conoscitiva. Indaga, il sostituto procuratore Baldo Pisani, per capire se siano stati rispettati tempi e modi della messa in sicurezza e bonifica dei siti inquinati, ma pure per chiarire i motivi dell’improvviso, costante aumento di malattie tumorali nel triangolo maledetto di Cassano – Cerchiara – Francavilla e, soprattutto, per appurare se il fenomeno sia legato alla presenza, nella zona, delle ferriti di zinco. Lavorano, gli investigatori, anche per portare alla luce le discariche che si sospettano essere ancora nascoste nel comprensorio. Una, ipotizzano gli inquirenti, potrebbe essere a Francavilla Marittima, ma al momento nessun altro particolare è dato sapere.
Intanto, però, emergono verità scomode. Riguardano i siti finora individuati e, si dice, posti in sicurezza, a Cassano e Cerchiara. Tutto messo nero su bianco, in uno studio commissionato nell’agosto del 2001 dall’Ufficio del commissario per l’emergenza ambientale. Prelievi ed analisi eseguiti a varia profondità, per verificare lo stato dei luoghi e la penetrazione nel sottosuolo di agenti inquinanti: 138 i carotaggi in totale effettuati. Risultati: a Cerchiara gli accertamenti hanno riguardato un sito ubicato in un impianto di frantumazione degli inerti, su un’area di oltre 5.000 metri quadrati, contraddistinta da <<visibili cumuli di ferriti>>. Segni particolari: <<altissima concentrazione di metalli pesanti. Riscontrato zinco nel sottosuolo>>.
Avanti: tocca a Cassano. Si comincia da contrada Prainetta, località masseria Chidichimo. Verdetto: <<Riscontrata un’elevata concentrazione di metalli pesanti anche alla massima profondità di carotaggio>>, ovvero 3 metri. C’è pure una superficie di 10.000 metri quadrati, in contrada Tre Ponti. Segnata, scrivono i tecnici dell’Ufficio del commissario, <<da un’impressionante concentrazione di metalli pesanti>>. Forse la situazione più seria, considerato che in questo caso i carotaggi sono stati effettuati addirittura ad una profondità di 12 metri. In coda, contrada Pantano Rotondo. Immune da contaminazioni: <<Si è ritenuto di non intervenire per la messa in sicurezza – spiega la relazione – stante la scarsa presenza di metalli pesanti>>. Da ultimo, una considerazione comune a tutti i siti sottoposti ad accertamenti: <<Non si rilevano infiltrazioni d’acqua>>. Il che parrebbe scongiurare la possibilità di un inquinamento delle falde acquifere.
Verità scomode. Non c’è scritto da nessuna parte che di ferriti si muoia, eppure sono rimaste chiuse nei cassetti per anni. Perché?

Gianpaolo Iacobini

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