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Il calcolo è semplice, preciso e, soprattutto, attendibile,
perché certificato dall’Ufficio del commissario per l’emergenza
ambientale: negli stabilimenti “Pertusola” di Crotone, di
ferriti di zinco da avviare allo smaltimento ne furono prodotte,
nel corso della prima metà degli anni ’90, circa 150.000
tonnellate. Di queste, 15.000 sono effettivamente arrivate in
Sardegna, alla discarica controllata di Portovesme. Altre 35.000
sono state rinvenute nei campi di Cassano e Cerchiara. Delle
altre 100.000 non si sa nulla. Potrebbero essere ovunque. Le
cercano da sempre. Adesso le cerca anche la Procura della
Repubblica di Castrovillari, che sulla vicenda delle ferriti ha
aperto un’inchiesta conoscitiva. Indaga, il sostituto
procuratore Baldo Pisani, per capire se siano stati rispettati
tempi e modi della messa in sicurezza e bonifica dei siti
inquinati, ma pure per chiarire i motivi dell’improvviso,
costante aumento di malattie tumorali nel triangolo maledetto di
Cassano – Cerchiara – Francavilla e, soprattutto, per appurare
se il fenomeno sia legato alla presenza, nella zona, delle
ferriti di zinco. Lavorano, gli investigatori, anche per portare
alla luce le discariche che si sospettano essere ancora nascoste
nel comprensorio. Una, ipotizzano gli inquirenti, potrebbe
essere a Francavilla Marittima, ma al momento nessun altro
particolare è dato sapere.
Intanto, però, emergono verità scomode. Riguardano i siti finora
individuati e, si dice, posti in sicurezza, a Cassano e
Cerchiara. Tutto messo nero su bianco, in uno studio
commissionato nell’agosto del 2001 dall’Ufficio del commissario
per l’emergenza ambientale. Prelievi ed analisi eseguiti a varia
profondità, per verificare lo stato dei luoghi e la penetrazione
nel sottosuolo di agenti inquinanti: 138 i carotaggi in totale
effettuati. Risultati: a Cerchiara gli accertamenti hanno
riguardato un sito ubicato in un impianto di frantumazione degli
inerti, su un’area di oltre 5.000 metri quadrati,
contraddistinta da <<visibili cumuli di ferriti>>. Segni
particolari: <<altissima concentrazione di metalli pesanti.
Riscontrato zinco nel sottosuolo>>.
Avanti: tocca a Cassano. Si comincia da contrada Prainetta,
località masseria Chidichimo. Verdetto: <<Riscontrata un’elevata
concentrazione di metalli pesanti anche alla massima profondità
di carotaggio>>, ovvero 3 metri. C’è pure una superficie di
10.000 metri quadrati, in contrada Tre Ponti. Segnata, scrivono
i tecnici dell’Ufficio del commissario, <<da un’impressionante
concentrazione di metalli pesanti>>. Forse la situazione più
seria, considerato che in questo caso i carotaggi sono stati
effettuati addirittura ad una profondità di 12 metri. In coda,
contrada Pantano Rotondo. Immune da contaminazioni: <<Si è
ritenuto di non intervenire per la messa in sicurezza – spiega
la relazione – stante la scarsa presenza di metalli pesanti>>.
Da ultimo, una considerazione comune a tutti i siti sottoposti
ad accertamenti: <<Non si rilevano infiltrazioni d’acqua>>. Il
che parrebbe scongiurare la possibilità di un inquinamento delle
falde acquifere.
Verità scomode. Non c’è scritto da nessuna parte che di ferriti
si muoia, eppure sono rimaste chiuse nei cassetti per anni.
Perché?
Gianpaolo Iacobini |