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Il
canale farà ancora le bizze, ma questo non è un problema, e
forse mai lo è stato perché non poteva esserlo, degli inquirenti
che poco più d’un anno fa, con le loro indagini, scoperchiarono
il pentolone dello Stombi. Ne vennero fuori presunte
irregolarità, amministrative e penali, consolidate nell’arco di
un tredicennio. Inizialmente, l’inchiesta fu vissuta quasi come
un’aggressione a santuari che si credevano intoccabili.
<<Sembrava d’essere a Fort Apache>>, sintetizza un investigatore
col gusto della battuta. <<Noi dentro, a cercar di fugare ombre
e dubbi, gli altri fuori ad assediarci>>. Un anno dopo, le
antiche ruggini sono scomparse come d’incanto, lavate via dal
tempo e dalla lenta, inesorabile comprensione del problema. Un
processo lungo, infine giunto a conclusione e ben riassunto, nei
giorni scorsi, da una significativa dichiarazione di Nunzio
Masotina, neo presidente dell’associazione “Laghi di Sibari”:
<<L’aiuto della magistratura è stato prezioso. Si è tornati alla
legalità dopo vent’anni di illegalità diffusa, frutto di errori
in buona fede>>. Una scia nella quale si sono immesse, in coro,
le voci della politica e dell’imprenditoria. Unite nell’esaltare
gli aspetti positivi di un’inchiesta che, comunque, continua.
Intanto, però, il pool investigativo coordinato dal giovane
sostituto procuratore Baldo Pisani non nasconde la propria
soddisfazione per gli sviluppi della vicenda. A regalare un
sorriso, non tanto e non solo gli elogi diffusi, quanto
piuttosto la consapevolezza dei risultati raggiunti, impensabili
fino a pochi mesi or sono. Nell’ordine: è cessata l’occupazione
abusiva della foce dello Stombi e sono state regolarizzate le
pendenze esistenti con l’Erario. Ci sono poi le porte vinciane e
le pompe idrovore, indispensabili alla sicurezza della
navigazione e dello stesso porto turistico: adesso funzionano
regolarmente ed hanno finalmente un padrone ed un gestore certi.
Ancora, a far da corollario, il ripristino dei segnalamenti
marittimi e l’individuazione di una rotta sicura: al riguardo,
l’ultimo aggiornamento delle mappe nautiche risaliva all’ormai
preistorico 1985. C’è infine, ultimo soltanto in ordine
d’elencazione, il regolamento che disciplina la navigazione
sullo Stombi: individua cristallinamente compiti e
responsabilità, delinea regole d’approdo chiare ed
incontrovertibili. Ieri il primo esempio applicativo: durante le
operazioni di dragaggio, porte vinciane chiuse. Senza
tentennamenti, in nome della sicurezza.
Insomma, un innegabile, gigantesco passo avanti. Compiuto,
paradossalmente, nello spazio di una primavera, quella appena
trascorsa, e frutto del nuovo clima instauratosi tra le parti
protagoniste della vertenza. <<C’è stato un diverso e positivo
approccio al problema – sottolineano gli investigatori – che ha
consentito di giungere ad una soluzione condivisa, nel pieno
rispetto della legge>>. Una svolta, insomma, che se fosse giunta
prima, avrebbe potuto cambiare ancor più in meglio il corso
delle cose. <<Ma in una terra dove sembra che tutto sia lecito e
che il nemico sia chi applica la legge – sottolinea capo
Vincenzo Figoli, coordinatore del pool “Ionio pulito” e sola
persona autorizzata a rilasciar commenti per un giorno – i
risultati oggi visibili sono sicuramente importanti>>. Certo,
saranno stati anche costosi, e probabilmente non saranno che
l’inizio di un cammino ancora lungo ed irto di insidie ed
ostacoli. <<Ma la legalità, anche quando ha prezzi elevati – si
limita a dire il pubblico ministero Pisani – alla fine paga>>.
E per la Sibaritide la ricompensa è uno Stombi restituito, come
ognun riconosce, alle leggi dello Stato. Quel che resta: un
futuro ancora da conquistare. Ma questo è tutto un altro
discorso, riservato a politici ed imprenditori. Cessato
l’assedio a Fort Apache, si può iniziare a lavorare per
l’avvenire.
Gianpaolo Iacobini |