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Trenta righe dando i numeri. Si parla di loro, i 17.300
cassanesi, di cui 8.690 contribuenti Irpef, che vivono in 12.694
case, possono contare su 13.650 seconde case per le vacanze e su
2.543 posti letto alberghieri, posseggono 8.879 autovetture ma
che solo in 2.942 rinnovano puntualmente, ogni anno,
l’abbonamento alla Rai: quisquilie. Spulciando le statistiche,
s’apprende ancora che per ciascuno degli abitanti della città –
paese, Roma ha trasferito al Comune, nel 2004, 269 euro. Come
dire, un caffè al giorno per dodici mesi, purchè l’anno non sia
bisestile. Pinzellacchere, per il Municipio i cui cittadini
godono di una ricchezza immobiliare pro capite pari a 14.841
euro, cui s’aggiungono, i gruzzoletti stipati nei forzieri delle
quattro banche cittadine: in media, farebbero altri 16.286 euro
a cranio. Tolti i bambini, considerati i picchi di povertà che
attanagliano ampie fasce sociali, se ne deduce un dato: pochi
ricchi, molti poveri.
Avanti con le curiosità: poco meno di 5.800 i nuclei familiari
censiti, composti in media da tre persone, anche se resistono le
famiglie numericamente all’antica, formate da 5 e più persone:
900 circa. Coppie con figli: il 64% del totale. Dettagli: quasi
200 i nonnini che hanno superato la soglia degli 85 anni. Tra
loro, un paio veleggiano felici nei mari del secolo d’età. Da
annotare: l’indice di vecchiaia, cioè il rapporto percentuale
tra la popolazione ultrasessantacinquenne e quella
infraquattrodicenne, è pari all’88%: per ogni bambino, più di
due anziani. Ciò incide anche sul rapporto tra popolazione in
età non attiva, composta da minori di 14 anni e maggiori di 65,
e popolazione in età attiva, di età compresa tra le 14 e le 65
primavere: 49 a 100.
Emblematici gli indicatori economici, risalenti al 1999 ma
comunque testimoni dello stato di salute di un comparto
produttivo legato a filo doppio alle amministrazioni pubbliche:
848 le ditte attive in industria, commercio ed altri servizi,
con 2.112 addetti. 71 gli uffici in qualche modo riconducibili
allo Stato o agli enti locali e parastatali, con 978 impiegati.
919, invece, le aziende agricole, con 4.735 braccianti. Per una
forza lavoro pari, nel complesso, a 7.800 unità, a fronte di
circa 10.500 cassanesi classificati come forza lavorativa.
Quel che resta: cultura ed istruzione. Basti l’esempio ricavato
dal piano per l’offerta formativa, presentato nell’autunno del
2004 dalla direzione didattica del Primo circolo. In vetrina,
Cassano centro, con i suoi 3 plessi di scuola primaria ed i 2 di
scuola dell’infanzia. Rilevante è l’alto numero di genitori con
la sola licenza elementare: il 27,8% del totale. Il 4,8% è in
possesso di una laurea, il 2,4% di una qualifica professionale.
Tutti gli altri hanno in tasca un diploma. Ma questa, ancora una
volta, è la media. Scomponiamo: il plesso con gli alunni i cui
genitori hanno un grado di istruzione inferiore alla famigerata
media è quello di via Siena, coincidente con la zona del centro
storico. Seguono, nell’ordine, quelli di via Alvaro e via
Amendola, di più recente urbanizzazione. In particolare, a via
Amendola si registrano la più alta percentuale di genitori
laureati, con il 9,2%, e la più bassa percentuale di genitori in
possesso di licenza elementare, comunque attestata su un
ragguardevole 16%.
Dubbio finale: ma davvero sono soltanto quisquilie e
pinzellacchere?
Gianpaolo Iacobini
Gianpaolo Iacobini |