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Tutti lo vogliono. L’idea non incontra opposizione alcuna.
Eppure, trovare un’intesa per tradurlo in realtà sembra essere
impresa ardua, quasi impossibile. Paradossi della vita che
diventano, d’improvviso, i paradossi di quello che pare
candidato a divenire lo strumento di gestione di Marina di
Sibari: il consorzio che prima c’era e poi è stato sciolto e che
adesso, sia pure in veste e con identità diversa, si intende
ricostituire.
In cronaca finiscono gli echi d’una riunione che sull’argomento
viene tenuta a Palazzo di città in un caldo martedì di luglio.
Attorno ad un tavolo si ritrovano il sindaco di Cassano,
Gianluca Gallo, e quanti gli chiedono udienza, ovvero i membri
del gruppo di lavoro, ribattezzatosi da sé <<comitato
d’urgenza>>, che da mesi s’arrovella per individuare la forma
gestionale idonea a risollevare le sorti del villaggio turistico
sibarita. Quelli del “comitato” si sono affidati alle cure d’uno
studio legale barese. Propongono la creazione d’un consorzio di
cui avrebbero già definito i criteri d’ammissione e
funzionamento, l’atto costitutivo, addirittura le cariche
sociali ed il nome: “Consorzio città del mare – Marina di
Sibari”. Davanti al primo cittadino cassanese sostengono
d’essere pronti ad affiancare il Municipio per garantire la
funzionalità dei servizi e d’aver dalla loro già il 30% dei
residenti del villaggio. Obiezione: e quelli che mancano?
Risposta: verranno da soli. Perché convinti della bontà
dell’iniziativa, oppure per forza: nell’atto d’acquisto d’ogni
abitazione di Marina è infatti inserita, come clausola ritenuta
inderogabile e vincolante, l’adesione al soggetto gestore del
villaggio.
Insomma, per molti si tratta d’una buona idea. Che però qualcuno
denuncia essere una trappola, contestando soprattutto le
procedure seguite: va bene il consorzio, ma perché partire con
la definizione degli organigrammi piuttosto che con un’assemblea
degli utenti che sia sovrana e posta nelle condizioni d’eleggere
i propri rappresentanti ed amministratori? E poi: quali saranno
i criteri di calcolo dei voti? I grandi utenti responsabili,
cioè alcuni tra i lottizzatori, chiedono applicarsi il metodo
dei condomìni, e dunque la ripartizione per millesimi. Altri,
che paventano il possibile formarsi di lobbyes e potentati,
bocciano il suggerimento. Ancora: come potrà mai nascere il
consorzio se le strade e gli impianti che dovrà gestire non
hanno un proprietario certo?
Su questi temi s’infiamma la polemica, e subito nascono due
partiti. Da una parte il gruppo di lavoro, capitanato dall’ex
assessore municipale Liborio Piscitelli, da più parti indicato
come il probabile presidente, pare già designato dal “comitato”,
del nascituro organismo: lui, che all’epoca della giunta Senise
era delegato a trattare l’affaire Marina, spinge con decisione
sulla via del consorzio ora e subito, costi quel che costi. La
sua linea non incassa tuttavia il consenso di chi vorrebbe
invece partire da zero ed aprire a tutti, nessuno escluso, le
porte del gruppo di lavoro aspirante architrave del futuro
consorzio.
Da ultimo, quando è già pomeriggio, è il sindaco a sbrogliare la
matassa. Benedicendo in sostanza l’idea, ma auspicando
l’adozione di procedure improntate alla massima trasparenza e
partecipazione democratica. <<Il consorzio – dice Gallo –
potrebbe fungere da supporto all’attività del Comune in fatto
d’erogazione di servizi primari, ma è necessario seguire un
percorso che consenta di raggiungere la massima condivisione.
Apriamo il gruppo a nuove adesioni. Se si parte con il piede
sbagliato, si rischia di distruggere il futuro di Marina>>.
Tutti annuiscono, ma in pochi minuti la discussione si accende
nuovamente e non partorisce accordi. Nessuno accetta di compiere
il necessario passo indietro ed alla fine, uscendo dal
Municipio, mentre nella sala giunte l’incontro prosegue a porte
chiuse, ormai derubricato a riunione privata in cui volano urla
e stracci, Gallo commenta malinconico: <<E’ stata una riunione
interlocutoria>>.
Ne seguiranno altre. Il film continua.
Gianpaolo Iacobini |