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Un centinaio di persone. Poche donne, molti adulti, qualche
fanciullo. C’è Elena, ragazza simbolo della lotta contro
l’antenna di via Plutarco, che accompagnata dal padre brandisce
il cartello che diventerà poi lo slogan della giornata:
“Liberateci dalla morte”. E libertà di vivere vanno cercando i
sibariti che nel pomeriggio d’un sabato sferzato dalle raffiche
del ponente rispondono all’appello lanciato dall’associazione
“Cittadini a Sibari”, presieduta da Pasquale Dramisino.
<<Vogliamo ricordare all’opinione pubblica l’esistenza di un
problema che è questione di vita o di morte per un popolo
intero>>, dice il barbuto ingegnere - presidente prima che i
manifestanti salgano su auto e camion per formare il corteo
motorizzato. Si parte dalla sibarita via Taranto per puntare poi
su contrada Tre Ponti, sede d’una discarica di ferriti di zinco,
ovvero degli scarti della lavorazione della crotoniate
“Pertusola sud”: rifiuti nocivi, avrebbero dovuto concludere i
propri giorni in un inceneritore sardo. Sono invece finite nei
campi della Piana. Le istituzioni non mancano: ci sono i
consiglieri comunali Gaetano Riccardi, Antonio Trevino, Pino
Clausi e Stefano Petrosino. Poi, ancora, il sindaco Gianluca
Gallo e l’assessore all’ambiente Roberto Bruno. Da Roma
l’assessore provinciale al turismo, Rosetta Console, fa sapere
di condividere lo spirito dell’iniziativa. Il consigliere
provinciale Luigi Garofalo è invece tra quanti s’aggregano
personalmente alla pacifica comitiva. In testa va il camion dei
cittadini sibariti, con tanto di simbolica bara riposta nel
cassone. Subito dopo, la pattuglia di Rifondazione comunista,
capeggiata dal battagliero Alfredo Campanella. Via via, tutti
gli altri. Tre chilometri dopo, ecco contrada Tre Ponti e le sue
ferriti. Ricoperte da un telone che dovrebbe essere invisibile
perché riparato da uno strato di terriccio. Invece il terriccio,
slavato dalle piogge, in parte non c’è più. Ed il telone,
pensato per evitare infiltrazioni d’acqua piovana, si presenta
lacero. <<E sa dove vanno a finire sabbia e pioggia?>>, chiede
un agricoltore con l’aria di chi ha già pronta la risposta.
<<Prima nel canale Vena morta, quindi in mare>>, aggiunge nel
tempo d’un respiro. <<Per monitorare la zona e scoprire
eventuali siti non ancora localizzati, è necessario l’intervento
d’un elicottero dotato di particolari attrezzature>>, propone
Rodolfo Anastasio, legale di parte civile contro i presunti
trafficanti di ferriti. La discussione scivola lenta mentre il
sole va a dormire. <<Avevamo sollevato il problema già cinque
anni fa>>, ricorda Dramisino. <<L’Asl si era impegnata ad
effettuare un’indagine sulle cause di mortalità. Non ne abbiamo
saputo più niente. Ma noi non demordiamo. Ed invitiamo la
politica a far la sua parte>>. Gli fa eco il sindaco: <<Siamo
felici di ritrovare la società civile al nostro fianco. Sulle
ferriti, negli ultimi tempi, ci siamo battuti in solitaria,
avendo come compagno di viaggio il quotidiano “La Provincia
cosentina”. Ringrazio l’associazione “Cittadini a Sibari”: se ci
sarà una sollecitazione delle coscienze, otterremo risultati
importanti. Chiederemo ora l’intervento dell’assessore regionale
Diego Tommasi e del suo collega alla Provincia di Cosenza, Luigi
Marrello, per condurre assieme una battaglia di civiltà>>.
Scende la sera. Le ferriti restano sole, ma nessuno più potrà
dimenticarle.
Gianpaolo Iacobini |