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Domenica 24 Luglio 2005

Sibari – Sibari marcia sulle ferriti.


Un centinaio di persone. Poche donne, molti adulti, qualche fanciullo. C’è Elena, ragazza simbolo della lotta contro l’antenna di via Plutarco, che accompagnata dal padre brandisce il cartello che diventerà poi lo slogan della giornata: “Liberateci dalla morte”. E libertà di vivere vanno cercando i sibariti che nel pomeriggio d’un sabato sferzato dalle raffiche del ponente rispondono all’appello lanciato dall’associazione “Cittadini a Sibari”, presieduta da Pasquale Dramisino. <<Vogliamo ricordare all’opinione pubblica l’esistenza di un problema che è questione di vita o di morte per un popolo intero>>, dice il barbuto ingegnere - presidente prima che i manifestanti salgano su auto e camion per formare il corteo motorizzato. Si parte dalla sibarita via Taranto per puntare poi su contrada Tre Ponti, sede d’una discarica di ferriti di zinco, ovvero degli scarti della lavorazione della crotoniate “Pertusola sud”: rifiuti nocivi, avrebbero dovuto concludere i propri giorni in un inceneritore sardo. Sono invece finite nei campi della Piana. Le istituzioni non mancano: ci sono i consiglieri comunali Gaetano Riccardi, Antonio Trevino, Pino Clausi e Stefano Petrosino. Poi, ancora, il sindaco Gianluca Gallo e l’assessore all’ambiente Roberto Bruno. Da Roma l’assessore provinciale al turismo, Rosetta Console, fa sapere di condividere lo spirito dell’iniziativa. Il consigliere provinciale Luigi Garofalo è invece tra quanti s’aggregano personalmente alla pacifica comitiva. In testa va il camion dei cittadini sibariti, con tanto di simbolica bara riposta nel cassone. Subito dopo, la pattuglia di Rifondazione comunista, capeggiata dal battagliero Alfredo Campanella. Via via, tutti gli altri. Tre chilometri dopo, ecco contrada Tre Ponti e le sue ferriti. Ricoperte da un telone che dovrebbe essere invisibile perché riparato da uno strato di terriccio. Invece il terriccio, slavato dalle piogge, in parte non c’è più. Ed il telone, pensato per evitare infiltrazioni d’acqua piovana, si presenta lacero. <<E sa dove vanno a finire sabbia e pioggia?>>, chiede un agricoltore con l’aria di chi ha già pronta la risposta. <<Prima nel canale Vena morta, quindi in mare>>, aggiunge nel tempo d’un respiro. <<Per monitorare la zona e scoprire eventuali siti non ancora localizzati, è necessario l’intervento d’un elicottero dotato di particolari attrezzature>>, propone Rodolfo Anastasio, legale di parte civile contro i presunti trafficanti di ferriti. La discussione scivola lenta mentre il sole va a dormire. <<Avevamo sollevato il problema già cinque anni fa>>, ricorda Dramisino. <<L’Asl si era impegnata ad effettuare un’indagine sulle cause di mortalità. Non ne abbiamo saputo più niente. Ma noi non demordiamo. Ed invitiamo la politica a far la sua parte>>. Gli fa eco il sindaco: <<Siamo felici di ritrovare la società civile al nostro fianco. Sulle ferriti, negli ultimi tempi, ci siamo battuti in solitaria, avendo come compagno di viaggio il quotidiano “La Provincia cosentina”. Ringrazio l’associazione “Cittadini a Sibari”: se ci sarà una sollecitazione delle coscienze, otterremo risultati importanti. Chiederemo ora l’intervento dell’assessore regionale Diego Tommasi e del suo collega alla Provincia di Cosenza, Luigi Marrello, per condurre assieme una battaglia di civiltà>>.
Scende la sera. Le ferriti restano sole, ma nessuno più potrà dimenticarle.

Gianpaolo Iacobini

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