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Venerdì 29 Luglio 2005

Sibari – Scatta la fase due di “Ionio pulito”. Avviato il monitoraggio di canali e corsi d’acqua.


Da inchiesta, è divenuta quasi un modello. Nata sullo Ionio, è adesso approdata sul Tirreno. La conducono giudici ed inquirenti diversi, ma il fine è identico: individuare ed arginare le fonti d’inquinamento, risalendo dal mare all’entroterra seguendo lo snodarsi dei tanti canali e torrenti che attraversano il territorio, tenendo d’occhio, in particolare, i depuratori comunali e privati che insistono lungo la costa.
Si chiama “Ionio pulito”. È l’operazione di polizia giudiziaria avviata, nel 2004, da un pool interforze composto da Guardia Costiera, Carabinieri e Guardia di Finanza, guidato da capo Vincenzo Figoli e coordinato dal giovane sostituto procuratore Baldo Pisani. Le indagini portarono, nell’arco di poche settimane, al sequestro di diversi impianti di depurazione, alcuni dei quali ancora sotto sigilli, e di fiumare e canali. Tutti accomunati dall’essere vettori di inquinamento organico.
Un anno dopo, qualcosa è cambiato. <<In meglio>>. Lo ammettono gli stessi investigatori inaugurando quella che di “Ionio pulito” pare essere la fase due. Da qualche giorno, infatti, i segugi del pool stanno battendo palmo a palmo l’intera Calabria citeriore insieme ai tecnici dell’Arpacal ed ai periti nominati dalla Procura. Obiettivo dichiarato: verificare lo stato di salute dei tanti corsi d’acqua monitorati e portare alla luce eventuali cause d’inquinamento. Accertamenti ad ampio raggio, nell’area ricompresa tra Rocca Imperiale e Sibari. Sulle coste dell’antica Sybaris, in particolare, gli inquirenti avrebbero svolto controlli accurati già nelle passate settimane. Tra i sorvegliati speciali, soprattutto il Vena morta, fosso di scolo lungo una ventina di chilometri, che dopo aver attraversato la fetta cassanese di Piana diventa canale e va a morire in mare aperto, nel bel mezzo di rinomati insediamenti balneari. Dati emersi: ancora rigidamente protetti dalla cortina del segreto istruttorio. Ma i sorrisi che gli uomini del pool regalano ai cronisti caricando su un furgone le provette dei prelievi, raccontano di un’intima convinzione improntata ad un moderato ottimismo: <<L’acqua non è certo diventata potabile e cristallina>>, dice qualcuno, <<ma la differenza rispetto a pochi mesi fa è evidente e visibile ad occhio nudo>>. Le certezze scientifiche verranno presto dai responsi delle analisi di laboratorio. Intanto, però, altri elementi rafforzano la fiducia di chi indaga: da mesi, ormai, proseguono infatti le indagini per scovare collettori fognari abusivi diretti al Vena morta. Con la preziosa collaborazione del Consorzio di bonifica “Sibari Crati”, gli inquirenti hanno letteralmente radiografato gli argini ed il corso del tremebondo rigagnolo. Cosa abbiano scoperto non è dato sapere, ma le indiscrezioni disponibili riferiscono di diversi scarichi individuati, di qualche persona denunciata a piede libero all’autorità giudiziaria per violazione della legge sulle acque, ma pure di una curiosità significativa: <<Quando le ruspe hanno liberato il canale dalla vegetazione>>, spiegano quelli del pool, <<abbiamo rivenuto le tracce di tubature rimosse: probabilmente, prima immettevano il loro contenuto nel Vena morta. Poi sono state probabilmente e prudentemente dismesse>>.
Prevenire reprimendo: un altro miracolo di “Ionio pulito”.

Gianpaolo Iacobini

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