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Da inchiesta, è divenuta quasi un modello. Nata sullo Ionio, è
adesso approdata sul Tirreno. La conducono giudici ed inquirenti
diversi, ma il fine è identico: individuare ed arginare le fonti
d’inquinamento, risalendo dal mare all’entroterra seguendo lo
snodarsi dei tanti canali e torrenti che attraversano il
territorio, tenendo d’occhio, in particolare, i depuratori
comunali e privati che insistono lungo la costa.
Si chiama “Ionio pulito”. È l’operazione di polizia giudiziaria
avviata, nel 2004, da un pool interforze composto da Guardia
Costiera, Carabinieri e Guardia di Finanza, guidato da capo
Vincenzo Figoli e coordinato dal giovane sostituto procuratore
Baldo Pisani. Le indagini portarono, nell’arco di poche
settimane, al sequestro di diversi impianti di depurazione,
alcuni dei quali ancora sotto sigilli, e di fiumare e canali.
Tutti accomunati dall’essere vettori di inquinamento organico.
Un anno dopo, qualcosa è cambiato. <<In meglio>>. Lo ammettono
gli stessi investigatori inaugurando quella che di “Ionio
pulito” pare essere la fase due. Da qualche giorno, infatti, i
segugi del pool stanno battendo palmo a palmo l’intera Calabria
citeriore insieme ai tecnici dell’Arpacal ed ai periti nominati
dalla Procura. Obiettivo dichiarato: verificare lo stato di
salute dei tanti corsi d’acqua monitorati e portare alla luce
eventuali cause d’inquinamento. Accertamenti ad ampio raggio,
nell’area ricompresa tra Rocca Imperiale e Sibari. Sulle coste
dell’antica Sybaris, in particolare, gli inquirenti avrebbero
svolto controlli accurati già nelle passate settimane. Tra i
sorvegliati speciali, soprattutto il Vena morta, fosso di scolo
lungo una ventina di chilometri, che dopo aver attraversato la
fetta cassanese di Piana diventa canale e va a morire in mare
aperto, nel bel mezzo di rinomati insediamenti balneari. Dati
emersi: ancora rigidamente protetti dalla cortina del segreto
istruttorio. Ma i sorrisi che gli uomini del pool regalano ai
cronisti caricando su un furgone le provette dei prelievi,
raccontano di un’intima convinzione improntata ad un moderato
ottimismo: <<L’acqua non è certo diventata potabile e
cristallina>>, dice qualcuno, <<ma la differenza rispetto a
pochi mesi fa è evidente e visibile ad occhio nudo>>. Le
certezze scientifiche verranno presto dai responsi delle analisi
di laboratorio. Intanto, però, altri elementi rafforzano la
fiducia di chi indaga: da mesi, ormai, proseguono infatti le
indagini per scovare collettori fognari abusivi diretti al Vena
morta. Con la preziosa collaborazione del Consorzio di bonifica
“Sibari Crati”, gli inquirenti hanno letteralmente radiografato
gli argini ed il corso del tremebondo rigagnolo. Cosa abbiano
scoperto non è dato sapere, ma le indiscrezioni disponibili
riferiscono di diversi scarichi individuati, di qualche persona
denunciata a piede libero all’autorità giudiziaria per
violazione della legge sulle acque, ma pure di una curiosità
significativa: <<Quando le ruspe hanno liberato il canale dalla
vegetazione>>, spiegano quelli del pool, <<abbiamo rivenuto le
tracce di tubature rimosse: probabilmente, prima immettevano il
loro contenuto nel Vena morta. Poi sono state probabilmente e
prudentemente dismesse>>.
Prevenire reprimendo: un altro miracolo di “Ionio pulito”.
Gianpaolo Iacobini |