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Il semaforo della discordia. Inaugurato in pompa magna
nell’estate del 2004 come fosse un monumento, vive a Sibari,
dimenticato ai bordi di un incrocio su cui s’affacciano la
stazione ferroviaria ed il traffico della provinciale che da
Lauropoli scende verso le coste ioniche, nonché quello che
ancora s’avventura sulla vecchia statale 106. E’ oggetto di
discordia perché i sibariti non l’hanno mai amato, preferendo
svicolare piuttosto che fermarsi davanti alle sue luci colorate
ed arrivando addirittura a chiederne la disattivazione a mezzo
di formale petizione. Fino a pochi giorni fa era anche di
nessuno, perché incerta ne era la proprietà. Poi il caso è
approdato in consiglio comunale: il consigliere socialista
Stefano Petrosino, con un’interrogazione consiliare, ha rivolto
un invito all’amministrazione comunale, sollecitando la
riattivazione dell’impianto semaforico. Il Comune, però, ha
ribattuto spiegando di non avere alcuna competenza sul semaforo.
È stata così acclarata la paternità della Provincia di Cosenza.
Che con solerzia, sulla scia dell’interrogazione targata
Petrosino e dei relativi echi di stampa, ha provveduto
immediatamente a riattivare il semaforo. Provocando tuttavia
infuocate polemiche.
A Sibari, infatti, ieri mattina è scoppiata la protesta. In
molti hanno contattato le redazioni dei giornali chiedendo un
sopralluogo dalle parti del crocevia, al fine di appurare, ictu
oculi, i vistosi ed in alcuni casi pericolosi rallentamenti
indotti dal contestato semaforo. Cosa succederà ora? Non è
escluso che la questione possa assumere anche connotati
politici. Palazzo di città, in particolare, sarebbe orientato ad
assumere una precisa posizione nei riguardi della Provincia di
Cosenza: finchè esisterà, il semaforo ed i suoi comandi saranno
osservati e fatti rispettare. Nel frattempo, però, si proverà a
convincere l’amministrazione provinciale a rivedere le proprie
scelte, magari studiando soluzioni alternative. Come finità?
Gianpaolo Iacobini |