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Domenica 1 Maggio 2005

Lauropoli – La storia di Domenico Ferrari, scampato alla fucilazione con l’aiuto dei partigiani greci


I cassanesi a Cefalonia. Erano tanti. Si pensava, sulla base delle fonti storiche disponibili, che in molti avessero perso la vita sull’isola greca. Per qualcuno così è stato. Molti altri, invece, pur figurando nelle liste dei caduti, sono tornati a casa ed hanno contribuito a far grande Cassano, ma il loro esempio di combattenti per la libertà è rimasto per decenni confinato nell’ambito delle rispettive famiglie.
Ristabilire la verità storica e contribuire alla costruzione di un’identità collettiva del popolo cassanese: Elena Ferrari lo indica come un comandamento, ogni volta che dall’album dei ricordi tira fuori una fotografia o documenti ingialliti. Il padre Domenico, “Mimì”, fu tra i valorosi di Cefalonia. Da diversi storici annoverato tra i caduti, fece ritorno in Italia vivo e vegeto, sebbene duramente provato. Questo è il racconto dei suoi giorni in mezzo allo Ionio, narrato con la voce ferma ma a tratti commossa di Elena Ferrari.
<<Per mio padre Cefalonia era un chiodo fisso. Specie quando io e i miei fratelli eravamo ancora bambini, lui non perdeva occasione per riferirci delle sue peripezie. A volte, per questa sua mania, lo prendevamo scherzosamente in giro. Ma lui non demordeva. Adesso capisco quale fosse il suo intento. Voleva che nella vita avessimo sempre coraggio e non piegassimo mai la testa di fronte alle avversità>>. Una pausa, una sigaretta che s’accende, il racconto che riprende. <<All’indomani dell’armistizio, Mimì era a Cefalonia. I tedeschi lo disarmarono. Come i suoi commilitoni, sembrava destinato alla fucilazione. Costretto da sentinelle armate, il loro gruppo era impegnato a scavarsi la fossa. Tutt’attorno, le esecuzioni erano già iniziate, ma non c’era modo di fermarsi a guardare. Indugiare avrebbe significato morire prima. Poi, davanti ai loro occhi, dopo aver scavalcato un muro, si materializzò un sottufficiale germanico. Recava ordini del Comando. Le disposizioni dei generali preservavano dalla fucilazione sul campo i soldati semplici. In molti si salvarono, ma se quel militare tedesco, anziché scavalcare il muro, avesse seguito la strada normale, mio padre e tanti altri sarebbero stati uccisi>>.
Il fumo della sigaretta diventa nuvola che non copre la memoria. <<Ricorrendo ad un tranello, gli scampati alla fucilazione riuscirono ad ottenere il ricovero in infermeria. Da qui, con l’aiuto dei partigiani greci, fuggirono. Dismisero gli abiti militari, indossarono quelli civili, andando ad ingrossare le fila dei partigiani. Ma i nazisti li inseguirono. Li braccarono per giorni. Mio padre ed altri avevano trovato rifugio nell’abitazione di una coppia di agricoltori. C’era una donna, sempre vestita di nero, che mio padre associava alla madre lasciata in Italia. E proprio come fosse la madre, quella donna gli salvò la vita: i tedeschi la interrogarono, ma lei si rifiutò di indicare il nascondiglio dei fuggiaschi. I nazisti la impiccarono, per lanciare un monito alla popolazione del luogo>>. Domenico Ferrari, anche grazie a quell’atto di eroismo, riuscì a far salva la vita. <<Lui ed altri si diedero alla macchia. Collaborarono con i partigiani. I tedeschi avevano vietato la sepoltura dei militari italiani da loro fucilati. Mio padre ed i suoi compagni sfidarono quel divieto, ricomponendo le salme e dando loro, per quanto possibile, una degna sepoltura>>.
Andò avanti così per settimane, fino a quando Cefalonia non fu restituita alla perduta normalità. Domenico Ferrari, da molti testimoni indicato come probabile vittima delle fucilazioni naziste, cui invece era scampato avventurosamente, finì nell’elenco dei dispersi. Ed in qualche caso, in quello dei caduti. Nel 1944 fece ritorno a Lauropoli. Qualche tempo dopo, si sposò e divenne padre di quattro figli. Tra questi, Elena. Che spegnendo la sigaretta, ricorda: <<Quei racconti sono stati parte della vita della mia famiglia. M’è capitato di chiedere a mio padre perché l’avesse fatto, perché, invece d’arrendersi, avesse preferito combattere. Mi rispondeva che avrebbe preferito morire, piuttosto che tradire la Patria e la libertà>>. Le aveva conosciute a Cefalonia. <<E lì avrebbe voluto tornare prima di morire, ma una malattia glielo ha impedito>>.
Cefalonia. Mimì Ferrari non c’è mai ritornato, ma non ha mai scordato quel che aveva conquistato: Patria, libertà.

Gianpaolo Iacobini

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