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Tra
i testi storici che raccontano delle vicende di Cefalonia ce n’è
uno, <<è un regalo cui tengo tanto>>, dice, che Antonio Salerno
conserva con gelosia quasi maniacale. S’intitola “Italiani
dovete morire”, scritto dal catanese Alfio Caruso ed edito
nell’ottobre del 2000 per i tipi della “Longanesi”. Quasi un
diario di quei giorni a Cefalonia, in cui trova spazio anche la
figura del capitano Giuseppe Di Giacomo, di natali cassanesi.
Scrive al riguardo Caruso: <<L’artiglieria della Acqui è
sottoposta ad una cura speciale, ma non c’è un cannone che
taccia. Si difendono come ossessi. Sparano le batterie del 188°
gruppo, il 359° ed il 361°, affidato ad un capitano calabrese,
Giuseppe Di Giacomo, un cuor contento che dal primo giorno di
lotta si è trasformato in un leone. Di Giacomo è soprannominato
“il vecchio” perché i suoi uomini sono detti “i vecchioni”, in
quanto tra i più anziani della divisione. Ma “il vecchio” ed i
“vecchioni” per sette giorni daranno la paga all’aviazione ed
alle truppe tedesche>>. Fino al giorno della resa e della
fucilazione, morendo da eroi per quell’idea di libertà chiamata
Patria.
Gianpaolo Iacobini |