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Lunedì 16 Maggio 2005

Lauropoli - Un viaggio lungo un anno per ritornare a Lauropoli


Antonio Salerno fu Pasquale nasce ad Amendolara il 28 novembre del 1923. Da giovane lavora nei campi per aiutare il padre a mantenere la famiglia, composta da altri quattro, tra fratelli e sorelle, e dalla madre, Maria Lufrano, casalinga dal pugno duro ma dal cuore tenero. <<Erano tempi duri>>, ricorda. <<Si pativa la fame, quella vera, e s’andava avanti con quel po’ che passava lo Stato con la tessera annonaria>>. Nel 1943 il fante Antonio Salerno viene chiamato alle armi. Parte per il fronte balcanico. È a Cefalonia nei giorni tristi dell’armistizio. <<Con me c’erano altri cassanesi>>, racconta. <<Il sergente maggiore Raffaele Milano, ad esempio. Del capitano Di Giacomo, invece, ho sentito parlare come di un eroe, anche se non l’ho mai conosciuto personalmente>>. Sull’isola greca combatte e viene fatto prigioniero dai tedeschi. Confinato in un campo di prigionia, tornerà a casa soltanto nel dicembre del ’45. L’anno dopo si trasferisce a Lauropoli e sposa Maria Antonia Golia. Dalla loro unione nascono sette figli. Lui, intanto, s’inventa un lavoro. Prima torna nei campi, quindi diventa guardia giurata. Quasi sessant’anni dopo, Antonio Salerno e signora vivono ancora a Lauropoli, nella loro casa di via Fiume. Circondati dall’affetto della famiglia, tirano avanti con la pensione messa insieme in quaranta e passa anni di lavoro. Nessun riconoscimento gli è mai stato tributato. Non sotto forma di medaglie né, tantomeno, di pensioni di guerra o sussidi d’altro genere. Un piccolo scandalo, tutto italiano. Il fante Salerno, uso ad obbedir tacendo, chiede solo rispetto: <<Almeno>>, dice, <<fate in modo che i nostri sacrifici non scompaiano con noi>>.

Gianpaolo Iacobini

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