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Martedì 24 Maggio 2005

Sibari –  “Ionio pulito”: blitz lungo il canale Vena morta. Gli inquirenti a caccia di scarichi abusivi.


Che il Vena morte sia inquinato non si discute. Mai a nessuno, però, era venuto in mente di individuare cause e responsabili dell’inquinamento del canale sibarita. Era così da sempre. Adesso, finalmente, si cambia: da ieri mattina, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, le forze dell’ordine hanno avviato l’opera di bonifica, risalendo il canale a caccia degli scarichi abusivi.
L’operazione comincia di buon mattino. Si parte da Doria, contrada Sorgenti. Un crocifisso in legno vigila su un bivio stradale ai cui margini, secondo le mappe, nasce ufficialmente il Vena morta. Entra in azione il pool “Ionio pulito”, l’equipe investigativa composta da Carabinieri, Guardia di Finanza e Guardia Costiera, voluta e creata dal sostituto procuratore Baldo Pisani, titolare delle inchieste in tema d’ambiente. È il coordinatore del Pool, capo Vincenzo Figoli, a coordinare l’azione sul campo. A dargli man forte, i Carabinieri della Tenenza di Cassano, gli uomini della Guardia Costiera di Corigliano, le divise blu della Polizia Municipale. E poi, numerosi ed attivi come formichine, i dirigenti e gli operai del Consorzio di bonifica “Sibari – Crati”. <<Siamo qui – si lascia sfuggire capo Figoli – su delega della Procura. Abbiamo il compito di accertare le cause dell’inquinamento del canale>>.
Nient’altro. Intanto, poco distante, una ruspa affonda il braccio nella melma del canale e riporta alla luce una serie di vasche di raccordo: è la fonte del Vena morta. Inizia la discesa a valle, verso il mare che dista una dozzina di chilometri. Non c’è casualità, nelle mosse degli investigatori: il pool si muove seguendo le indicazioni scaturite da ispezioni compiute in gran silenzio, e con la massima discrezione, già nei mesi scorsi. Non bastasse, a far da bussola ci sono pure i risultati della perizia del consulente tecnico nominato dalla Procura: si chiama Alfonso Vulcano, di professione fa l’ingegnere ed ignoti, qualche tempo fa, gli hanno incendiato l’automobile. Lui, che non s’è perso d’animo, è al suo posto sulle sponde del Vena morta. Quel che si cerca, in qualche caso, viene fuori subito e senza problemi, semplicemente spostando l’erba: tubi color arancio, all’apparenza innocui, dalle cui bocche scorre un filo d’acqua. Sono le condotte che non dovrebbero neppure esistere e che invece, si presume, riversano nel collettore residui organici o, peggio ancora, chimici: la certezza verrà dai risultati delle analisi già effettuate. Localizzato lo scarico, si prova ad individuarne la provenienza. E mentre la ruspa ed i tecnici del Consorzio proseguono la marcia verso Sibari, Carabinieri, Guardia Costiera e Polizia Municipale si occupano dei necessari sopralluoghi in abitazioni private ed aziende agricole.
All’ora dei vespri, prima che il sole scompaia dietro i monti del Pollino, si piantano i paletti che segnalano la fine della tappa del giorno. Oggi si riparte: s’andrà avanti, probabilmente, per tutta la settimana.

Gianpaolo Iacobini

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