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Che il Vena morte sia inquinato non si discute. Mai a nessuno,
però, era venuto in mente di individuare cause e responsabili
dell’inquinamento del canale sibarita. Era così da sempre.
Adesso, finalmente, si cambia: da ieri mattina, su disposizione
della Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Castrovillari, le forze dell’ordine hanno avviato l’opera di
bonifica, risalendo il canale a caccia degli scarichi abusivi.
L’operazione comincia di buon mattino. Si parte da Doria,
contrada Sorgenti. Un crocifisso in legno vigila su un bivio
stradale ai cui margini, secondo le mappe, nasce ufficialmente
il Vena morta. Entra in azione il pool “Ionio pulito”, l’equipe
investigativa composta da Carabinieri, Guardia di Finanza e
Guardia Costiera, voluta e creata dal sostituto procuratore
Baldo Pisani, titolare delle inchieste in tema d’ambiente. È il
coordinatore del Pool, capo Vincenzo Figoli, a coordinare
l’azione sul campo. A dargli man forte, i Carabinieri della
Tenenza di Cassano, gli uomini della Guardia Costiera di
Corigliano, le divise blu della Polizia Municipale. E poi,
numerosi ed attivi come formichine, i dirigenti e gli operai del
Consorzio di bonifica “Sibari – Crati”. <<Siamo qui – si lascia
sfuggire capo Figoli – su delega della Procura. Abbiamo il
compito di accertare le cause dell’inquinamento del canale>>.
Nient’altro. Intanto, poco distante, una ruspa affonda il
braccio nella melma del canale e riporta alla luce una serie di
vasche di raccordo: è la fonte del Vena morta. Inizia la discesa
a valle, verso il mare che dista una dozzina di chilometri. Non
c’è casualità, nelle mosse degli investigatori: il pool si muove
seguendo le indicazioni scaturite da ispezioni compiute in gran
silenzio, e con la massima discrezione, già nei mesi scorsi. Non
bastasse, a far da bussola ci sono pure i risultati della
perizia del consulente tecnico nominato dalla Procura: si chiama
Alfonso Vulcano, di professione fa l’ingegnere ed ignoti,
qualche tempo fa, gli hanno incendiato l’automobile. Lui, che
non s’è perso d’animo, è al suo posto sulle sponde del Vena
morta. Quel che si cerca, in qualche caso, viene fuori subito e
senza problemi, semplicemente spostando l’erba: tubi color
arancio, all’apparenza innocui, dalle cui bocche scorre un filo
d’acqua. Sono le condotte che non dovrebbero neppure esistere e
che invece, si presume, riversano nel collettore residui
organici o, peggio ancora, chimici: la certezza verrà dai
risultati delle analisi già effettuate. Localizzato lo scarico,
si prova ad individuarne la provenienza. E mentre la ruspa ed i
tecnici del Consorzio proseguono la marcia verso Sibari,
Carabinieri, Guardia Costiera e Polizia Municipale si occupano
dei necessari sopralluoghi in abitazioni private ed aziende
agricole.
All’ora dei vespri, prima che il sole scompaia dietro i monti
del Pollino, si piantano i paletti che segnalano la fine della
tappa del giorno. Oggi si riparte: s’andrà avanti,
probabilmente, per tutta la settimana.
Gianpaolo Iacobini |