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Lunedì 30 Maggio 2005

Cassano –  Vena morta: scacco matto all’inquinamento. Individuati decine di scarichi abusivi.


Per una settimana, forti dell’aiuto delle ruspe e degli operai del Consorzio di bonifica “Sibari – Crati”, hanno letteralmente dragato e ripulito il canale Vena morta. Andavano a caccia di condotte non autorizzate, probabilmente causa dell’inquinamento del limaccioso rio. Ne hanno trovato in gran quantità, e adesso attendono di capire, dai risultati delle analisi già effettuate, cosa effettivamente riversassero nel canale e, attraverso esso, in mare.
Gli uomini del pool “Ionio pulito” non rilasciano commenti. <<Quel c’è da dire – si limitano a riferire ai cronisti – lo diremo a tempo debito. Ora c’è un’inchiesta da mandare avanti>>. L’inchiesta: è quella nata un anno fa. Da dodici mesi, sotto le direttive del sostituto procuratore Baldo Pisani, gli investigatori del pool sono impegnati a mandare avanti l’inchiesta nata per individuare cause e responsabili dell’inquinamento marino. Avevano cominciato dai depuratori. Sono poi passati alle foci di canali e fossi di scolo. Infine, hanno risalito l’entroterra, seguendo a ritroso il cammino dei corsi d’acqua. Così è stato anche per il Vena morta, dodici chilometri di acque fetide che tagliano le campagne cassanesi, tra Doria e Sibari. Un <<corpo idrico scadente>>, secondo i tecnici dell’Arpacal. Da dieci mesi sotto sequestro perché qualcuno ne avrebbe mutato lo sbocco a mare, perché qualcuno lo renderebbe una bomba ambientale, avvelenandolo con scarichi fognari.
Cronache recenti: nei giorni scorsi, per un intera settimana, Guardia Costiera, Carabinieri e Guardia di Finanza, coordinati dal guardacoste capo Vincenzo Figoli, con l’ausilio della Polizia Municipale e del Consorzio di bonifica “Sibari – Crati”, hanno ispezionato il Vena morta ed i suoi minuscoli affluenti. In alcuni casi, avrebbero rinvenuto tracce di condotte in precedenza dirette al canale, adesso prudentemente deviate verso pozzi neri di recente realizzazione. Tutto nella norma, dunque, forse pure grazie ad una sapiente opera di sensibilizzazione e prevenzione che ha preceduto la fase della repressione. Altri episodi hanno invece testimoniato come per molti nulla sia cambiato rispetto ai tempi andati, quando nessuno controllava ed ognuno faceva quel che voleva. In particolare, diversi e numerosi sarebbero stati gli scarichi illeciti scoperti, contraddistinti dal collegamento ad abitazioni civili, specie in zone non servite da rete fognaria. In regola, al contrario, aziende agricole e di allevamento di bestiame.
Cosa succederà ora: gli specialisti del pool hanno eseguito prelievi ed accertamenti, al cui esito è rimesso il prosieguo dell’inchiesta. Di sicuro v’è che le posizioni di decine di persone, proprietarie dei terreni e delle case serviti dalle condotte abusive, sarebbero al vaglio degli inquirenti.
Se ne saprà qualcosa di più nei prossimi giorni: l’inchiesta continua.

Gianpaolo Iacobini

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