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Per una settimana, forti dell’aiuto delle ruspe e degli operai
del Consorzio di bonifica “Sibari – Crati”, hanno letteralmente
dragato e ripulito il canale Vena morta. Andavano a caccia di
condotte non autorizzate, probabilmente causa dell’inquinamento
del limaccioso rio. Ne hanno trovato in gran quantità, e adesso
attendono di capire, dai risultati delle analisi già effettuate,
cosa effettivamente riversassero nel canale e, attraverso esso,
in mare.
Gli uomini del pool “Ionio pulito” non rilasciano commenti.
<<Quel c’è da dire – si limitano a riferire ai cronisti – lo
diremo a tempo debito. Ora c’è un’inchiesta da mandare avanti>>.
L’inchiesta: è quella nata un anno fa. Da dodici mesi, sotto le
direttive del sostituto procuratore Baldo Pisani, gli
investigatori del pool sono impegnati a mandare avanti
l’inchiesta nata per individuare cause e responsabili
dell’inquinamento marino. Avevano cominciato dai depuratori.
Sono poi passati alle foci di canali e fossi di scolo. Infine,
hanno risalito l’entroterra, seguendo a ritroso il cammino dei
corsi d’acqua. Così è stato anche per il Vena morta, dodici
chilometri di acque fetide che tagliano le campagne cassanesi,
tra Doria e Sibari. Un <<corpo idrico scadente>>, secondo i
tecnici dell’Arpacal. Da dieci mesi sotto sequestro perché
qualcuno ne avrebbe mutato lo sbocco a mare, perché qualcuno lo
renderebbe una bomba ambientale, avvelenandolo con scarichi
fognari.
Cronache recenti: nei giorni scorsi, per un intera settimana,
Guardia Costiera, Carabinieri e Guardia di Finanza, coordinati
dal guardacoste capo Vincenzo Figoli, con l’ausilio della
Polizia Municipale e del Consorzio di bonifica “Sibari – Crati”,
hanno ispezionato il Vena morta ed i suoi minuscoli affluenti.
In alcuni casi, avrebbero rinvenuto tracce di condotte in
precedenza dirette al canale, adesso prudentemente deviate verso
pozzi neri di recente realizzazione. Tutto nella norma, dunque,
forse pure grazie ad una sapiente opera di sensibilizzazione e
prevenzione che ha preceduto la fase della repressione. Altri
episodi hanno invece testimoniato come per molti nulla sia
cambiato rispetto ai tempi andati, quando nessuno controllava ed
ognuno faceva quel che voleva. In particolare, diversi e
numerosi sarebbero stati gli scarichi illeciti scoperti,
contraddistinti dal collegamento ad abitazioni civili, specie in
zone non servite da rete fognaria. In regola, al contrario,
aziende agricole e di allevamento di bestiame.
Cosa succederà ora: gli specialisti del pool hanno eseguito
prelievi ed accertamenti, al cui esito è rimesso il prosieguo
dell’inchiesta. Di sicuro v’è che le posizioni di decine di
persone, proprietarie dei terreni e delle case serviti dalle
condotte abusive, sarebbero al vaglio degli inquirenti.
Se ne saprà qualcosa di più nei prossimi giorni: l’inchiesta
continua.
Gianpaolo Iacobini |