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Sabato 19 Marzo 2005

Castrovillari - Convegno organizzato dal Comitato nazionale per le minoranze etnico-linguistiche in Italia in collaborazione col Centro d’arte e cultura 26


Su “Processi didattici e beni culturali. Le minoranze etnico-linguistiche” si è discussso nella Sala Varcasia della chiesa di S. Francesco di Castrovillari, nel corso del convegno organizzato dal Comitato nazionale per le minoranze etnico-linguistiche in Italia in collaborazione col Centro d’arte e cultura 26. Nell’introdurre e coordinare i lavori Maria Zanoni ha osservato:”il Comitato è impegnato lungo un tracciato di ricerca che va dall’arte alla letteratura, alla musica, al canto e alle danze popolari con l’intento di rafforzare i valori identitari delle comunità minoritarie e proseguirà con altre importanti ricerche sui grecanici di Calabria”. Pierfranco Bruni, che è il coordinatore scientifico del progetto minoranze etnico-linguistiche in Italia, ha sottolineato che “i beni culturali sono parte essenziale della storia delle comunità minori. Conoscerli nei vari e specifici elementi è dare chiaramente un contributo rivolto alle stesse metodologie di tutela. Il bene culturale, nella sua complessità e all’interno delle comunità di minoranza, assume una chiave di lettura significativa sia dal punto di vista del patrimonio storico sia dal punto di vista più strettamente antropologico, librario, ed etno-archeologico”. “La scuola deve valorizzare il territorio -ha evidenziato Salvana Palopoli, dirigente scolastico e componente della cabina di regia regionale per la legge n.53- , il progetto didattico deve essere radicato sul territorio e una attenzione forte va indirizzata al suo patrimonio culturale, creando delle trasversalità cognitive nell’educazione storica e ambientale agganciata alla realtà, attraverso la didattica laboratoriale; la comunicazione didattica deve portare alla scoperta, alla conoscenza e alla fruizione dei beni culturali che è utile occasione di arricchimento”. Il direttore del Dipartimento delle Scienze dell’educazione dell’Università della Calabria, prof. Giuseppe Trebisacce, ha asserito che sui “nostri territori si nota una certa operosità culturale con la pubblicazione di giornali, l’attivazione di associazioni ed altro, però bisogna anche dire che la legge 482 sulle minoranze è arrivata con tanto ritardo, e così anche la legge regionale che stenta a muovere i primi passi. La scuola, per sua natura è refrattaria ai cambiamenti e non esprime con speditezza una cultura della innovazione.” Molto polemicamente Agostino Giordano, direttore di “Jeta arbereshe”, ha osservato che la comunità arbereshe ha lavorato per oltre 50 anni per il riconoscimento dei propri diritti di minoranza etnico-linguistica, ma a livello ministeriale non è stata riservata la stessa attenzione riservata ad altri: Per gli arberesh, pur costituendo le comunità più numerose, sono stati approvati solo 18 progetti culturali mentre per altre comunità oltre 40: qui c’è una evidente disparità di trattamento.” Ha concluso i lavori del convegno il vice presidente del Comitato nazionale sulle minoranze, il prof. Pio Rasulo dell’università di Lecce, il quale ha sottolineato che quella arbereshe è la comunità che resiste di più nel difendere il proprio patrimonio, mentre altre minoranze hanno rinunciato a difendere se stessi, la lingua e le tradizioni. Salvaguardare i propri beni culturali significa salvaguardare la propria identità”.

Martino Zuccaro

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