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Su “Processi didattici e beni culturali. Le
minoranze etnico-linguistiche” si è discussso nella Sala
Varcasia della chiesa di S. Francesco di Castrovillari, nel
corso del convegno organizzato dal Comitato nazionale per le
minoranze etnico-linguistiche in Italia in collaborazione col
Centro d’arte e cultura 26. Nell’introdurre e coordinare i
lavori Maria Zanoni ha osservato:”il Comitato è impegnato lungo
un tracciato di ricerca che va dall’arte alla letteratura, alla
musica, al canto e alle danze popolari con l’intento di
rafforzare i valori identitari delle comunità minoritarie e
proseguirà con altre importanti ricerche sui grecanici di
Calabria”. Pierfranco Bruni, che è il coordinatore scientifico
del progetto minoranze etnico-linguistiche in Italia, ha
sottolineato che “i beni culturali sono parte essenziale della
storia delle comunità minori. Conoscerli nei vari e specifici
elementi è dare chiaramente un contributo rivolto alle stesse
metodologie di tutela. Il bene culturale, nella sua complessità
e all’interno delle comunità di minoranza, assume una chiave di
lettura significativa sia dal punto di vista del patrimonio
storico sia dal punto di vista più strettamente antropologico,
librario, ed etno-archeologico”. “La scuola deve valorizzare il
territorio -ha evidenziato Salvana Palopoli, dirigente
scolastico e componente della cabina di regia regionale per la
legge n.53- , il progetto didattico deve essere radicato sul
territorio e una attenzione forte va indirizzata al suo
patrimonio culturale, creando delle trasversalità cognitive
nell’educazione storica e ambientale agganciata alla realtà,
attraverso la didattica laboratoriale; la comunicazione
didattica deve portare alla scoperta, alla conoscenza e alla
fruizione dei beni culturali che è utile occasione di
arricchimento”. Il direttore del Dipartimento delle Scienze
dell’educazione dell’Università della Calabria, prof. Giuseppe
Trebisacce, ha asserito che sui “nostri territori si nota una
certa operosità culturale con la pubblicazione di giornali,
l’attivazione di associazioni ed altro, però bisogna anche dire
che la legge 482 sulle minoranze è arrivata con tanto ritardo, e
così anche la legge regionale che stenta a muovere i primi
passi. La scuola, per sua natura è refrattaria ai cambiamenti e
non esprime con speditezza una cultura della innovazione.” Molto
polemicamente Agostino Giordano, direttore di “Jeta arbereshe”,
ha osservato che la comunità arbereshe ha lavorato per oltre 50
anni per il riconoscimento dei propri diritti di minoranza
etnico-linguistica, ma a livello ministeriale non è stata
riservata la stessa attenzione riservata ad altri: Per gli
arberesh, pur costituendo le comunità più numerose, sono stati
approvati solo 18 progetti culturali mentre per altre comunità
oltre 40: qui c’è una evidente disparità di trattamento.” Ha
concluso i lavori del convegno il vice presidente del Comitato
nazionale sulle minoranze, il prof. Pio Rasulo dell’università
di Lecce, il quale ha sottolineato che quella arbereshe è la
comunità che resiste di più nel difendere il proprio patrimonio,
mentre altre minoranze hanno rinunciato a difendere se stessi,
la lingua e le tradizioni. Salvaguardare i propri beni culturali
significa salvaguardare la propria identità”.
Martino Zuccaro |