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A contarli tutti, non si fa fatica. Basta conoscere i numeri
fino a venti. I Carabinieri, che forse s’aspettavano un’adesione
più massiccia, erano arrivati in forze. Tanto da apparire
persino più numerosi degli scioperanti. Che, candidamente, quasi
commentano con un sorriso l’evidenza delle cifre, ma non per
questo s’arrendono. Ed alla fine, con un po’ di ritardo sulla
tabella di marcia, si mettono in cammino. Sono una pattuglia di
uomini e donne che a Marina, e di Marina, vivono. Residenti,
commercianti, piccoli imprenditori turistici, raggruppati sotto
le bandiere dell’associazione “Pro Marina”, presieduta da
Pasquale Tricoci. <<Siamo in pochi – ammette Tricoci – perché
abbiamo scelto di far sentire le nostre ragioni in un giorno
lavorativo, così da poter incontrare il sindaco>>. Le loro
ragioni: sollecitare Comune e società lottizzatrici, <<che non
riteniamo affatto nostre controparti>>, puntualizza il rubicondo
leader di “Pro Marina”, <<a risolvere in maniera definitiva la
vertenza che da anni li separa sulle sorti di Marina, mentre il
villaggio, a poco a poco, muore>>.
Si parte dalla piazzetta del villaggio turistico. A passo lento,
sotto un sole caldo che sembra già agosto, si sfiora il cartello
che, all’ingresso della cittadella delle vacanze, ne ricorda il
sequestro giudiziario. Decretato otto mesi or sono ed ancora
vigente. S’arriva sulla statale 106. Il gruppo si muove
compatto, brandendo cartelli e scambiando battute con i militari
dell’Arma, coordinati dal tenente Giorgio Feola. Tutti insieme
appassionatamente e sudati, quasi come fosse un’allegra
scampagnata. Per molti, ma non per tutti: in pochi minuti, gli
stessi che servono al corteo per giungere alle porte del centro
abitato di Sibari, sulla statale e sui raccordi si formano
ingorghi infernali. Camionisti ed automobilisti in trappola,
anche se l’inferno dura soltanto mezz’ora. Intanto, la protesta
approda nella piazza che da atrio alla delegazione municipale
sibarita. S’attende che da Cassano arrivi il sindaco, Gianluca
Gallo. Chiamato a dare risposta sulle intenzioni future
dell’amministrazione comunale. Nell’attesa, si posa per cronisti
e televisioni: blocco del traffico, come per dare un piccolo
saggio di quello che potrebbe capitare se le famose ragioni non
dovessero trovare accoglienza. Il copione non cambia, per
un’ora. Alla fine, Gallo, più volte annunciato, arriva davvero,
accompagnato dal presidente del consiglio comunale, Antonio
Golia, e dal capogruppo consiliare dell’Udc, Mimmo Lione.
Finalmente, si va all’ombra. <<Noi – spiega Tricoci – intendiamo
sollecitare Municipio e lottizzatori ad addivenire ad un’intesa
che consenta di lasciare alle spalle la crisi del villaggio. Non
siamo disposti ad accettare interventi tampone>>. Ribatte il
sindaco: <<Appena insediati, abbiamo dovuto gestire la fase
d’emergenza, segnata dalla stagione dei sequestri. Adesso con le
società lottizzatrici abbiano iniziato a dialogare: riteniamo
che le energie debbano convergere sull’obiettivo comune, ovvero
la normalità. A partire da lunedì, saranno realizzati interventi
di manutenzione delle reti idrica e fognaria e del verde
pubblico. Nel frattempo, continuerà il confronto, ma senza che
gli interessi pubblici possano venir in alcun modo lesi.
Pensiamo, ad esempio, ad una forma di gestione del villaggio che
coinvolga privati ed utenti. Sicuramente, il Municipio farà la
sua parte. Abbiamo già presentato richiesta di finanziamenti per
la realizzazione di un potabilizzatore e della rete di raccolta
delle acque bianche>>. <<Le risposte del sindaco – replica
Tricoci – non ci bastano. Chiediamo che entro il 30 aprile
prossimo si giunga alla sottoscrizione d’un protocollo d’intesa,
con l’avallo di residenti e commercianti>>. Altrimenti, domanda
perfido il cronista? Tricoci riflette, poi annuncia: <<Non
escludiamo di bloccare ad oltranza la statale 106>>. Se ne
riparlerà in primavera.
Gianpaolo Iacobini |