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Per la navigabilità del canale servirebbe una concessione.
Competente a rilasciarla sarebbe la Regione, che avrebbe però le
mani legate, poiché del bene per cui si chiede la concessione
una concessione è stata già rilasciata, per assolvere primarie
funzioni pubbliche. E poi, parte delle opere di cui si domanda
il permesso di utilizzazione, ad esempio moli ed argini, non
sarebbero di proprietà statale, ma da altri realizzate su suolo
demaniale, anche se sulla base di titolo attualmente scaduto e
di canoni mai versati. In una parola sola, un pasticciaccio.
Echi di cronaca: l’esegesi giornalistica cede il passo alla nota
con cui il Compartimento marittimo di Crotone, guidato dal
Capitano di Vascello Francesco Ranieri, ricostruisce le vicende
presenti del dispettoso rigagnolo sibarita. La missiva reca la
data del 18 marzo scorso. Si parte da una considerazione di
carattere generale, desumibile dalle norme contenute in due
articoli, l’uno del codice della navigazione (art. 34) e l’altro
del regolamento (art. 36) dello stesso codice, disciplinanti il
regime dei beni demaniali. Testualmente: <<Su richiesta
dell’amministrazione statale, regionale o dell’ente locale
competente, determinate parti del demanio marittimo possono
essere destinate ad altri usi pubblici, cessati i quali
riprendono la loro normale destinazione. Tale temporanea
destinazione è autorizzata dal Ministro dei Trasporti e della
Navigazione e consta da processo verbale di consegna redatto dal
Capo del Compartimento. Essa non importa corresponsione di
canone>>. Per i profani: tale procedura di consegna gratuita del
bene può essere attivata dal Compartimento marittimo, come
specifica il comandante Ranieri, <<solo in presenza di
destinazione ad uso pubblico dell’area demaniale marittima
costituente il tratto terminale del canale Stombi>>.
Domanda: qual è la funzione cui è destinato il canale sibarita?
Spiega il Capo del Compartimento crotonese: <<Essa, alla luce
della nota dell’assessorato regionale al Demanio del 3 maggio
del 1996, non può che identificarsi con la funzione primaria ed
esclusiva cui è destinato lo Stombi, che è un collettore
artificiale di bonifica e la cui utilizzazione a fini di
navigazione in via generale ed assoluta non può essere
contemplata>>. Aggiunge Ranieri: <<Come indicato anche
dall’Avvocatura generale dello Stato con nota del 23 maggio del
1996, il canale Stombi è classificato come opera di
canalizzazione di bonifica ed assolve per sua originaria
destinazione alla funzione di raccolta, convogliamento e scarico
a mare delle acque superficiali del territorio compreso fra il
mare e la piana>>. Ancora: <<Del resto, con nota del 7 marzo
scorso, la Regione ha chiaramente evidenziato che il canale in
oggetto non riveste natura pubblicistica sotto il profilo della
navigazione>>. Considerazioni: <<Tenuto conto di quanto precede,
l’eventuale consegna ex articolo 34 del codice della navigazione
appare possibile solo per consentire alla Regione di disporre
l’esecuzione delle necessarie opere di manutenzione della foce,
a protezione del canale e per consentire il deflusso delle
acque>>.
Nient’altro, dunque. E la navigabilità? <<Eventuali diverse
utilizzazioni dell’area demaniale marittima in questione, che
comportino un uso esclusivo del bene ovvero opere non amovibili,
cioè un uso non pubblico, potranno essere consentite solo
mediante rilascio di idoneo titolo concessorio, che esula, nello
specifico caso, dalle funzioni amministrative rimaste nella
competenza dell’Autorità marittima>>. Servirebbe pertanto una
concessione. Competente a rilasciarla sarebbe la Regione, poiché
al Comune spetta soltanto <<l’esercizio delle funzioni
conferite, riguardanti utilizzazioni del demanio marittimo
diverse da quelle turistiche e ricreative>>.
Tutto chiaro? Affatto. Quel che il comandante Ranieri non
scrive, emerge invece tra le righe della nota con cui il 7 marzo
scorso l’Assessorato regionale al demanio ha rigettato la
richiesta di concessione avanzata dall’associazione “Laghi di
Sibari”. In pratica, per il canale una concessione già è stata
rilasciata, in favore del Consorzio di bonifica, al fine di
garantire il deflusso delle acque. E due concessioni dello
stesso bene, peraltro per scopi differenti, difficilmente
possono essere accordate. C’è dell’altro: intanto la Regione può
autorizzare una diversa utilizzazione del bene in quanto questi
sia demaniale. Tali non sarebbero, ad esempio, gli argini ed i
moli che fiancheggiano il canale. Ascrivibili al patrimonio del
Consorzio di bonifica “Sibari – Crati”. Ma ancora non basta:
<<Da ultimo>>, sottolinea il Capitano di Vascello Ranieri nei
successivi passaggi della sua nota, <<si comunica che non
risulta, all’attualità, essere regolarizzata mediante idoneo
titolo concessorio in corso di validità l’occupazione dell’area
demaniale marittima in parola, né che siano state corrisposte le
somme dovute all’Erario per il pregresso>>. Ovvero: la
concessione con validità trimestrale provvisoriamente rilasciata
in favore del Consorzio lo scorso settembre sarebbe scaduta il
successivo dicembre, senza essere più rinnovata. Inoltre, non
sarebbero mai stati versati alle casse dello Stato i circa
60.000 euro dovuti, sulla scorta delle indagini avviate dalla
Procura di Castrovillari, per l’occupazione sine titulo del
canale nei tredici anni intercorsi tra il 1991 ed il 2004.
Come se ne esce? Probabilmente, con una radicale inversione
rispetto al passato. Per dirla alla comunista maniera: meno
privato, più Stato……
Gianpaolo Iacobini |