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L’ufficio
del sindaco occupato dai manifestanti. Il presidente
dell’associazione “Laghi di Sibari”, Manlio Stassi, che annuncia
lo sciopero della fame. Altre azioni dimostrative già in
cantiere. Sono gli echi dalla mobilitazione in nome della
navigabilità sullo Stombi, il canale che unisce al mare aperto
le darsene del porto turistico sibarita. Da tempo lo Stombi, nel
frattempo divenuto oggetto di un’inchiesta giudiziaria, è
interdetto alla navigazione: mancherebbero le necessarie
autorizzazioni amministrative e la garanzia delle condizioni
minime di sicurezza. <<Sarà pure così>>, sostiene chi protesta,
<<ma abbiamo tentato di tutto per riconquistare la navigabilità,
senza riuscirci>>. Per cui ora si va alla lotta.
Alle armi, dunque. <<Basta con le pressioni ed i ricatti>>,
recita uno striscione che è l’emblema d’una battaglia senza
nemici. Nessuno, infatti, punta il dito per indicare una
controparte. C’è chi chiama in causa la Regione, chi il governo
nazionale. Chi, invece, lascia intendere che la mobilitazione
sia diretta anche contro la Procura di Castrovillari. Ma è solo
un’impressione che emerge tra le righe di singoli interventi e
personali dichiarazioni. La linea unitaria, ed ufficiale, è ben
altra: attirare i riflettori istituzionali e dell’opinione
pubblica sul caso Stombi. Ad essa aderiscono in molti: il Comune
di Cassano, la Cgil e la Fiom con i cassintegrati ormai stremati
dei Cantieri nautici, l’associazione “Laghi di Sibari”, la
sezione sibarita della Lega navale, il comitato “Pro – Sibari”,
diverse forze politiche locali. Un solo spartito, tante voci. Ad
esempio, Nunzio Masotina, segretario dell’associazione “Laghi”,
promotrice della protesta. <<Basta con il gioco dell’oca>>, dice
aprendo i lavori nell’aula consiliare scelta come quartier
generale. <<Un passo avanti, due indietro e uno di lato: basta.
È arrivato il momento del redde rationem. Non siamo noi i nemici
della legalità, ma chi lascia chiuso lo Stombi e consegna alla
mafia i lavoratori che rischiano di perdere il posto>>. Quindi
spiega: <<Siamo in stato d’agitazione permanente. Occuperemo
l’ufficio del sindaco. il nostro presidente, Manlio Stassi,
inizierà uno sciopero della fame ad oltranza. Saremo al suo
fianco. Andremo avanti fin quando le ruspe non dragheranno il
canale ed il mondo politico non dimostrerà sensibilità>>.
Nel dibattito, c’è spazio per altre voci. Ugo Striano e la Lega
navale indossano i panni della moderazione. Benedetto Di Iacovo
attacca a testa bassa, reclamando l’intervento del ministro jr.
alle infrastrutture, Mario Tassone. Nella trincea della vigile
prudenza pure il primo cittadino, Gianluca Gallo. <<Se la
mobilitazione può facilitare la risoluzione dei problemi, che
ben venga>>. In sintonia con lui, il consigliere regionale
Franco Pacenza. <<Sulla storia – afferma - possiamo discutere,
ma ora siamo di fronte ad un’emergenza presente. Le istituzioni
vanno spronate: devono indicare una soluzione>>. Rifondazione
comunista chiede un tavolo di concertazione. Nino Rubini, sponda
Cgil, suggerisce: <<Palazzo di città deve adoperarsi perché in
tempi brevissimi, anche in considerazione della tensione cui è
sottoposta la tenuta dell’ordine pubblico, le parti interessate
avviino un confronto di merito per rimuovere ogni ostacolo>>.
Prima di iniziare il digiuno, pure Stassi prende la parola. Lo
fa per confutare le tesi secondo cui, con riferimento allo
Stombi, sarebbe configurabile il reato di occupazione demaniale
abusiva. <<L’unica cosa seria è l’insolvenza del Consorzio, che
non ha forse pagato i canoni dovuti. Ma il resto, le opere, sono
state realizzate con tanto di autorizzazioni e finanziamenti
pubblici. E poi, che c’entrano il canale e le sue acque con le
opere circostanti?>>
Consensi e contrarietà si rincorrono per ore nelle opinioni di
chi s’alterna al microfono. infine, inizia la sfida: è
mobilitazione per lo Stombi.
Gianpaolo Iacobini |