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Ancora
in primo piano il caso lsu-lpu. Ne hanno discusso nell’aula
consigliare i lavoratori precari e i sindacalisti di
Cgil-Cisl-Uil (Rubini e Campanella, Garritano, Petrassi). La
folta delegazione di precari presenti al confronto hanno
dibattuto sulle trattative in corso con l’amministrazione
comunale per quanto riguarda le loro prospettive di
stabilizzazione, e poi circa il colloquio con il presidente
della Regione e il consiglio dei ministri sui provvedimenti e le
risorse straordinarie da assegnare alla Calabria per dare una
sterzata positiva alla decennale storia di lsu-lpu. Il faccia a
faccia ha poi discusso anche delle motivazioni che hanno spinto
i sindacati a proclamare lo sciopero generale contro la legge
Finanziaria 2006.
I sindacalisti hanno chiarito che nell’ultimo incontro
l’amministrazione comunale, che già in precedenza aveva
riconosciuto il ruolo cruciale svolto dai lavoratori nel
Palazzo, si è impegnata a elaborare e presentare in breve tempo
un piano per la stabilizzazione dei precari.
I lavoratori, dal canto loro, hanno messo l’accento sui
sacrifici ai quali sono sottoposti da anni per sopperire ai
molto vuoti amministrativi e manutentivi determinati da una
pianta organica comunale ormai “largamente insufficiente” poiché
ridottasi a 85 dipendenti dai 151 previsti. Quindi hanno
ribadito la ferma volontà a perseguire l’obiettivo della
stabilizzazione con iniziative concordate con i sindacati.
Infine hanno chiesto a Cgil-Cisl-Uil di spingere sul Comune per
la presentazione del piano di stabilizzazione.
Sindacati e lavoratori hanno inoltre assicurato piano sostegno
all’azi one della giunta regionale nei confronti del
governo per l’estensione dei benefici previsti solo per alcune
città. Sarà altresì appoggiata la richiesta di deroga alle
assunzioni nel pubblico impiego e negli enti locali di lsu-lpu.
I precari cassanesi parteciperanno allo sciopero generale che
venerdì prossimo si svolgerà a Castrovillari, poiché condividono
“appieno le ragioni della protesta creata da una Finanziaria che
colpisce i ceti più deboli della società e mortifica ancora una
volta le regioni del sud e la Calabria”.
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