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E’ ancora viva e vegeta l’inchiesta “Jonio pulito” lanciata
dalla Procura della Repubblica di Castrovillari per fare luce
sullo stato di salute della costa ionica su cui ha
giurisprudenza: da Sibari a Rocca Imperiale. Un iter
investigativo che ha già alzato il coperchio su depuratori
malfunzionanti, scarichi illegali a mare, abusivismi e mille
altri reati consumati ai danni del litorale sibarita. Le
indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Baldo Pisani.
A guidare sul campo gli investigatori dell’équipe “Jonio
pulito”, invece, è il maresciallo della guardia costiera
Vincenzo Figoli. Con lui collaborano carabinieri, guardia di
finanza, polizia, vigili urbani e quando necessario anche
dipendenti del Consorzio di bonifica “Sibari Crati”.
Negli ultimi giorni i riflettori della magistratura e degli
investigatori si sono riaccesi con insistenza sul canale Vena
morta, che raccoglie le acque (e la spazzatura) dell’intera
Sibaritide per poi svuotarsi a mare, proprio nel cuore
dell’Eldorado turistico nostrano. Esattamente a metà strada tra
le spiagge di Marina di Sibari e del Ventaclub “Bagamoyo”. Così
come già successo più volte dall’estate 2004, quando è scattata
l’indagine a largo raggio, negli ultimi giorni i militari dell’équipe
“Jonio pulito” stanno verificando accuratamente tutto il corso
del Vena morta per appurare eventuali scarichi abusivi e magari
pure inquinanti. Tra l’altro, nelle settimane passate lo sbocco
a mare del Vena morta è stato tappato dalle mareggiate che hanno
colpito pure la costa ionica nostrana. Eppure a maggio una
conferenza dei servizi che ha coinvolto Comune, Regione e
delegati dei villaggi e delle lottizzazioni interessate
all’area, hanno discusso del caso decidendo di ristabilire la
vecchia foce del canale che prima sfociava diritto in mare
mentre ora è più rivolta verso Marina di Sibari. Ma da allora,
non s’è mossa foglia.
Le ricerche degli investigatori partono dall’individuazione
dell’eventuale scarico, per poi risalire alla sua origine.
Certificando anzitutto se lo scarico è regolare o abusivo, e poi
se rilascia solo acque reflue o veleni più o meno pericolosi.
Gli inquirenti mantengono uno stretto riserbo sul caso, ma
secondo quanto trapelato le ultime verifiche stanno interessando
anzitutto le campagne e contrade rurali della Piana distesa tra
i centri abitati di Doria e Sibari, nel cuore del perimetro
comunale di Cassano.
I militari agli ordini di capo Figoli stanno passando al
setaccio abitazioni private, masserie e aziende agricole,
fabbriche per la trasformazione dei prodotti agricoli e tutto il
resto. Pare che in molti casi la prevenzione avviata con
l’indagine dell’estate 2004 abbia fruttato. Molti scarichi
attivi in passato sono ormai secchi, segno che non vengono
utilizzati da tempo. Ma non è dappertutto così. Ecco perché è
stato coinvolto nelle indagini sul consulente tecnico nominato
dalla Procura con il compito di prelevare campioni dagli
scarichi ancora attivi, per analizzarli e di conseguenza
appurare se si tratta di materiale inquinante o di cos'altro.
Allo stesso tempo, un altro filone investigativo più
strettamente amministrativo si muove per appurare se le condotte
sono legali oppure sono abusive. Qualora sarà accertata
l’irregolarità degli sbocchi, si passerà a verbali e denunce. Ne
dovremmo sapere di più già nei prossimi giorni.
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