|
Ogni
popolo ha una storia, che nasconde in sé tesori che possono
diventare patrimonio comune attraverso il metodo del confronto.
Questo il messaggio emerso dal convegno su etnie beni culturali
e modelli antropologici, organizzato dal Comitato nazionale per
le minoranze etnico-linguistiche in Italia, sotto l’Alto
Patronato della Presidenza della Repubblica, in collaborazione
con il centro di ricerche “Cresesm” ed il centro d’arte “26”.
La manifestazione, svoltasi nei giorni scorsi a Cassano, nei
saloni della biblioteca diocesana, è stata coordinata dal
giornalista Martino Zuccaro, direttore di “Prospettive
meridionali”. In apertura, dopo i saluti istituzionali recati
dal presidente del consiglio comunale, Antonio Golia, e
dall’assessore municipale alla cultura, Daniela Colonna, Zuccaro
ha fornito i dati che ridisegnano la mappa dei gruppi etnici
presenti sul territorio calabrese e sibarita, richiamando il
ruolo che nella configurazione della società moderna assume la
nuova generazione di immigrati dai paesi africani ed europei. Un
invito alla riflessione condiviso e fatto proprio dal vescovo
della Diocesi di Cassano, monsignor Domenico Graziani: <<Le
diversità – ha sostenuto il pastore della Chiesa cassanese -
arricchiscono tutti. Le minoranze etniche e linguistiche devono
essere oggetto di attenzione antropologica ed antropica>>.
Un’opinione subito confortata dal pensiero degli studiosi
presenti al convegno in veste di relatori. Pio Rasulo, ad
esempio, presidente del Comitato nazionale delle minoranze
etnico-linguistiche in Italia, ha illustrato i rapporti
intrattenuti dallo scrittore Carlo Levi con le comunità
arbereshe del Pollino, evidenziando la profonda conoscenza delle
tradizioni e dialetti albanofoni e catalani da parte dell’autore
di “Cristo s’è fermato ad Eboli”. Sulla stessa lunghezza d’onda
l’intervento dell’antropologa Maria Zanoni, pronta a fornire i
dettagli attinenti il recente rinvenimento d’un insediamento
rupestre basiliano nella valle attraversata dal fiume Coscile ed
a dedurre da esso i forti legami che uniscono l’antropologia
alla valorizzazione dei beni culturali. Ancora, di paragoni e
punti di contatto tra etnie diverse s’è occupato l’accademico
Antonio Basile, per il quale <<è necessario trovare il giusto
rapporto tra noi e gli altri: la cultura di un popolo, intesa in
senso sociologico, si evolve per gradi: basti osservare, al
riguardo, la presenza delle varie etnie che, affacciandosi sul
Mediterraneo, si incontrano ed intersecano>>.
Le conclusioni del convegno sono state tratte dal coordinatore
scientifico del progetto sulle minoranze etnico-linguistiche del
Ministero dei Beni culturali, Pierfranco Bruni. <<Parlare di
etnie – ha chiosato Bruni - significa scavare negli archetipi di
una comunità che non ha mai smesso di realizzare un confronto
con le altre civiltà. Non è pensabile materializzare la
conoscenza di una civiltà, né il processo di integrazione, senza
tener presente l’identità, l’appartenenza, la tradizione>>.
<<Sono questi – ha sottolineato Bruni - tre elementi eterogenei,
che trovano però nel pensiero della diversità il senso non solo
dell’incontro, ma anche della tolleranza. Partecipare, gestire e
governare, nella nostra temperie d’oggi, vuol dire non
trascurare i valori che ci vengono testimoniati dagli altri.
Perché gli altri ci sono, ci sono sempre stati e sempre ci
saranno>>. |