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C’è una legge. L’ha voluta, letteralmente, il popolo della
Sibaritide. Ha portato alla nascita del distretto agroalimentare
di qualità della Calabria citeriore, da Paludi a Rocca
Imperiale, su verso le montagne del Pollino, fino a San Basile.
La gestione è affidata ad un comitato ristretto, composto da 12
membri ed aperto a sindacati, organizzazioni agricole di
categorie, istituzioni locali. Ne fanno parte, tra gli altri, la
Provincia di Cosenza ed i sindaci dei comuni di Cassano,
Corigliano e Castrovillari. A breve il distretto diventerà anche
fisicamente visibile, con i suoi uffici e sportelli. Si pensava:
sorgeranno a Sibari, non fosse altro perché non potrebbe essere
diversamente. Invece no. Nessuno rilascia dichiarazioni
ufficiali, ma fonti incrociate confermano: nelle ultime
settimane, benedetta da noti ed influenti imprenditori agricoli,
politicamente sponsorizzata da esponenti di primo piano
dell’amministrazione regionale di centrosinistra, sarebbe
iniziata la corsa alla sede del distretto. Tutti la vorrebbero,
per portarla sotto casa o a due passi dalla propria azienda.
Magari soltanto temporaneamente, ma comunque lontano dai
quartieri sibariti.
Viaggio alla scoperta dei paradossi calabresi. Due settimane
ancora, poi il distretto agroalimentare avvierà le proprie
attività. Per farlo, come del resto prevede pure la legge
istitutiva, s’avvarrà d’una sede che accoglierà al suo interno
gli uffici dell’area operativa e di quella funzionale. Candidata
ovvia e naturale: Sibari. Nei fatti, però, le cose sembrano
essere destinate a seguire altri copioni. L’allarme, morbido e
vellutato, era salito nelle settimane passate dalla pancia delle
organizzazioni di categoria del mondo agricolo, provocando
l’immediata ed orgogliosa reazione del Comune di Cassano:
<<Vigileremo per evitare tranelli e raggiri>>, diceva a metà
dello scorso luglio il sindaco Gianluca Gallo. <<Sibari,
candidata a divenire il capoluogo d’una provincia, è la capitale
naturale della Calabria ionica ed il centro d’una rigogliosa
pianura che non a caso prende il suo nome. Disconoscere di punto
in bianco tale realtà significherebbe cancellare, oltre che
secoli di storia ed infinite potenzialità presenti, anche i
principi fondamentali della legge istitutiva del distretto.
Siamo pronti a far la nostra parte, offrendo gli immobili ed il
sostegno logistico necessari>>. Eppure, nonostante tutto, pare
proprio che Sibari non sarà mai sede del distretto. Almeno non
ora, non da subito. Il 13 ottobre prossimo, infatti, dovrebbe
nascere la società di gestione del distretto, il cui atto
costitutivo, aperto alla sottoscrizione in questi giorni,
indicherebbe come sede sociale gli uffici della delegazione
coriglianese della Camera di Commercio, a Cantinelle.
Il distretto? Ovunque, tranne che a Sibari, mera espressione
geografica ridotta a semplice marchio di valore.
Gianpaolo Iacobini |