|
Dieci
anni. Non sono molti per un
Premio, che nutre qualche
ambizione di durata, di utilità e
di successo. Neppure pochi sono,
però, se si tien conto del
contesto, delle difficoltà in esso
attive, le quali, talora
artatamente, si parano davanti,
rendendo tutto più complicato. Qui
siam giunti, tuttavia, vedendo, di
anno in anno, crescere un Premio
strutturalmente semplice,
asciutto, garbato, il cui fine è
non la meraviglia con quel
tono mondano assicurato da tanta
bella gente, ma la proposta,
piuttosto, a studiosi italiani e
stranieri di volgere lo sguardo
alla Calabria e di studiarne la
realtà storico-antropica e,
naturalmente, linguistica, non
potendo prescindere la lingua dai
fatti dell’uomo, dalle sue
vicende, voglio dire, e dalla sua
visione del mondo maturata proprio
grazie a quelle determinate
vicende in quel determinato luogo.
Sulla Calabria si è detto e
scritto molto, forse anche troppo,
ma il fatto è che, cernendo
cernendo, restano poche le cose
veramente serie dette, frutto di
ricerche puntuali e rigorose.
Bisogna aspettare l’istituzione
dell’Università della Calabria per
vedere affermarsi un nascente e,
poi, sempre più vigoroso fervore
di studi, di ricerca sul campo, di
attenzione euristica, di
fondazione di nuove ed efficaci
metodologie, il cui fine è quello
di rileggere la Calabria e di
darcene un’immagine
tendenzialmente chiara. La Facoltà
di Lettere e Filosofia, con i
suoi dipartimenti, ha lavorato
molto e bene in tal senso,
ottenendo risultati eccezionali e
innescando processi fecondi utili
a destare interesse e a promuovere
consapevolezza nuova negli
studiosi locali, nelle agenzie
educative, nelle associazioni
culturali e di promozione del
territorio. A parte la produzione
scientifica, di primissima
qualità, dei cattedratici dell’Unical,
la gran messe di tesi di laurea ci
dice quanto utile sia stato
l’intervento dell’Università sul
territorio con il coinvolgimento
diretto delle popolazioni secondo
un metodo di lavoro partecipato e
mai asetticamente e freddamente
attuato. In una così intensa,
rigorosa e vigorosa attività,
determinante è stato il contributo
permanente del Centro
Interdipartimentale di
Documentazione demoantropologica ,
con cui il nostro Istituto di
Ricerca più strettamente
collabora.
In una così favorevole temperie
culturale s’inserisce, appunto,
con dignitosa modestia, l’Istituto
di Ricerca, la cui ventennale
attività è servita a contribuire
alla ricerca sul campo e alla
promozione della conoscenza delle
scienze demoantropologiche,
linguistiche e storiche, non solo,
ma anche a richiamare l’attenzione
di tanti studiosi italiani e
stranieri sulla Calabria e su
Cassano, finalmente, in
particolare, mettendo in contatto
fra loro anche diverse scuole di
antropologia, linguistica, storia.
Grazie a questo Premio, ai
Convegni, alle lezioni magistrali
di eminenti studiosi, alla ricerca
scientifica Cassano è, insomma,
diventata un crocevia di
promozione culturale, un luogo
d’incontro di studiosi di diverse
università, di diversa formazione
e con diversi interessi. Si pensi
alla stretta collaborazione
dell’Istituto di Ricerca con
l’Università di Bari e con i
linguisti Caratù e Rubàno, con
l’Università di Catania e di
Messina con i linguisti Trovato e
Falcone, con quella di Salerno con
l’antropologo Scafoglio e, poi,
con “La Sapienza” di Roma con
Lombardi Satriani, anch’egli
antropologo, e con l’Università
della Calabria, ancora, con gli
storici Burgarella, Givigliano,
Caridi, Dalena e con l’antropologo
, direttore del Comitato
Scientifico, Cavalcanti.
Vorrei che tanto patrimonio non si
disperdesse, che, anzi, si
consolidasse e si arricchisse nel
tempo. È necessario, perciò,
chiedersi: La celebrazione del
Decennale del Premio
Cassano è solo una tappa?
Se da parte di tutti c’è la
consapevolezza dell’importanza del
Premio e dei suoi benefici
culturali per l’intero territorio,
se veramente si vuol operare in
favore della nostra regione e di
Cassano, in particolare, di cui si
parla, finalmente, bene, anche
grazie alle attività dell’Istituto
di Ricerca, allora il Decennale è
solo una tappa, si spera, del
lungo e fecondo cammino del Premio
intitolato, non a caso, a Cassano.
Se, al contrario, tutto ciò verrà
a mancare, allora il Decennale
sarà solo una battuta d’arresto
celebrata da un annullo postale,
da cui è sottolineata l’importanza
dell’evento a futura memoria e non
altro. Ma io sono fidente
nell’intelligenza costruttiva
dell’uomo e prevedo per il Premio
un lungo cammino utile alla
promozione delle nostre comunità
e, quindi, delle giovani
generazioni, a cui esse affidano
il loro, mi auguro, non incerto
futuro.
Leonardo R. Alario |