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Tre
elementi risultano ancora importanti in una discussione, a tutto
tondo, sui beni culturali. Il territorio, la partecipazione, una
metodologia didattica. Soprattutto quando il discorso riguarda le
realtà mussali, Ne diventa, così, sempre più importante discutere
del rapporto tra museo (il suo ruolo nella società e nella temperie
multimediale) e nella comunicazione. Il legame tra museo e
territorio, tra museo e mediazione culturale, tra museo e contesto
storico europeo costituisce una chiave di lettura non solo storica
ma si inserisce in una idea progettuale dei beni culturali. Si deve
concepire il ruolo del museo in termini di comunicazione globale e
deve saper guardare ad una utenza che sia abbastanza ampia. Il museo
deve poter affrontare il territorio attraverso una mediazione alta
ma anche popolare. E questo testo ci invita ad una riflessione
importante che riguarda però non solo la visione dei musei ma direi
quella, in senso generale, dei beni culturali in un progetto
articolato. Il Ministero per i beni e le attività culturali ha, oggi
più che mai, un compito di estrema rappresentativa in un quadro in
cui il sistema delle relazione deve riguardare percorsi non solo
italiani ma anche europei. Ed è attraverso queste strutture che
bisogna focalizzare riferimenti certi. Partendo da ciò credo che sia
opportuno riconsiderare il ruolo dei beni culturali, come identità
patrimoniale e storica di una Nazione, all'interno di un contesto
che non può essere più soltanto italiano. L'Europa del Nord e il
Mediterraneo (con i Paesi frontalieri) costituiscono realtà la cui
mediazione culturale (e per cultura non si può generalizzare ma
specificare un campo di attività e di azione che particolareggia i
beni culturali) può diventare fondamentale. L'Italia deve entrare
all'interno dell'Europa e del Mediterraneo non solo attraverso
risorse e investimenti economici e neppure soltanto grazie ad
approcci che rimandano a definizioni e ad interpretazioni storiche
ma si deve avvalere di una progettualità di interscambio che porti
ad una visione complessiva di una proposta del bene culturale con
dei percorsi che abbiano degli obiettivi fortemente fruitivi. La
fruizione deve essere il perno di un investiménto sul patrimonio
storico. Proprio per questo si parla di mediazione. Mediare e
trasmettere sono due concetti chiave che non devono però far pensare
ad uno sfilacciamento della tutela e della conservazione. Ma è anche
necessario interpretare la società e il tempo nel quale ci troviamo
a vivere perché è con questo tempo che bisogna costantemente fare i
conti. Ecco perché la visione della "relazionalità" nel campo dei
beni culturali diventa importante. Se sosteniamo l'idea che l'antico
è il nostro futuro non possiamo non entrare in quel circuito del
pensiero che pone costantemente l'accento sulla valorizzazione. Come
è possibile mediare i beni culturali? Faccio degli esempi quasi
elementari. Prima di tutto attraverso una intelligente conoscenza
del territorio. In tal senso il museo costituisce uno strumento
significativo nella mediazione dei beni culturali. Se non si
trasmettono i codici del territorio è impensabile porgere modelli di
conoscenza sul valore radicante che vive sul territorio stesso.
Quindi il bene culturale passa inesorabilmente attraverso il filtro
conoscitivo del territorio. Un territorio è la porzione di un
ambiente molto più vasto al quale bisogna fare sempre riferimento
perché esso custodisce le "proporzioni" di una identità storica che
si sviluppa partendo da età arcaiche sino ad età moderne e
contemporanee. Mediare è quindi trasmettere, in questo caso
specifico, modelli di storia, di arte, di tradizione. Come si
trasmettono questi modelli? Sia per via diretta (ovvero vivere il
luogo in maniera materiale, con la cultura del contatto) sia in
forma teorica: parlando, discutendo, porgendo immagini di elementi
del patrimonio (come si usa fare in molti convegni e anche in alcune
aule scolastiche dove i docenti si servono di metodologie didattiche
su basi cognitive) che invitano successivamente ad un rapporto più
immediato sia attraverso percorsi multimediali su una scelta
scientifica e rigorosa senza però mai perdere di vista la dimensione
pedagogica che deve restare fondamentale nel rapporto "mediatico",
ovvero nella . specificità di quella mediazione che non è solo
interpretazione ma soprattutto, come si diceva, trasmissione.
Tre aspetti per un approccio in cui il senso educativo è una
manifestazione di riferimenti che vanno dalla storia alla geografia,
dagli strumenti della comunicazione all'estetica del pensiero
artistico. Se si insiste su questi tracciati che sono di facile
lettura, di normale impostazione e di significativo apprendimento il
discorso del bene culturale come bene nazionale da esportare e da
sviluppare come modello patrimoniale per l'Europa diventa un dato
nel sistema di rapporto tra economie e culture. Ma dobbiamo proporre
il patrimonio non come un bene a sé, al di fuori di una proposta
progettuale bensì come un progetto orientante sulla identità di una
civiltà perché è grazie alla sua presenza che si possono stabilire
dei raccordi storici e dei rapporti interculturali. L'obiettivo è
quello di riuscire ad acquisire una più ampia politica della
fruizione ma questa, necessariamente deve passare tra i gangli della
valorizzazione. Altrimenti che compito avrebbe la stessa mediazione?
Ecco perché gli strumenti che permettono una trasmissione
metodologicamente decodificabile sono necessari e la multimedialità,
in questo caso, riveste un ruolo consistente. Perché si sostiene che
il bene culturale è una ricchezza immensa ma anche sommersa? Immensa
perché è risaputo che non c'è città, paese, quartiere, angolo di
territorio che siano esenti di elementi da considerare bene
culturale e quindi il concetto stesso di bene culturale potrebbe
essere ormai esteso a tutta l'Italia. Sommerso perché il bene
culturale non viene ancora "sfruttato" adeguatamente per una
politica dell'investimento culturale e vengono trascurate delle
realtà che potrebbero incidere notevolmente (se introdotti in un
processo di valorizzazione) sullo sviluppo. Sommerso perché, tra
l'altro, molti di questi beni non vengono portati a conoscenza
attraverso un'offerta prettamente didattica pur avendo delle
potenzialità sia culturali che economiche. L'Italia come territorio
e come storia, le cui testimonianze sono, appunto, immense e
sommerse , è, in sé, un patrimonio della cultura che va
riconsiderato proprio all'interno di una più complessa identità
europea grazie a quelle matrici e radici che rimandano ad una
civiltà mediterranea. Mediare questo patrimonio è trasmettere non
solo conoscenza ma soprattutto valori. I valori dei beni culturali
sono nella proposta di modelli di civiltà che, in fondo, trasmettono
tradizione. Proprio per questo l'Italia nell'Europa deve poter
stabilire una proposta di natura prettamente culturale. I beni
culturali sono un patrimonio che trasmette eredità storiche e
funzioni estetiche. All'interno di tali beni il museo è un veicolo
che media, appunto, non solo storia ma, come già si diceva, anche
valori. Oltre chiaramente ad essere uno strumento essenziale di
economia della fruizione della storia stessa. Il museo è uno
strumento nella relazionalità delle culture perché in esso si
intrecciano i dati della storia e le capacità di una progettualità
che deve rendere la storia fruibile, comprensibile, comparabile. Non
solo (o non solo più) visione didattica dei beni culturali (nella
loro generalità) ma anche comunicazione. Insomma dobbiamo essere in
grado di gestire, di comunicare, di partecipare il patrimonio di
identità dei territori. Proprio per questo i musei non possono
essere gestiti attraverso caratteristiche obsolete ma dobbiamo
lavorare per una strategia dell'attenzione che è rivolta, in
particolar modo, ad una più articolata politica dell'accoglienza. In
altri termini bisogna insistere certamente sulla funzione e
funzionalità dei musei ma questi devono, oltre alle collezioni e ai
percorsi stabiliti, realizzare degli eventi.
I musei e gli eventi: un capitolo importante che affronteremo in
altra occasione ma non bisogna, comunque, prescindere, anche in
questo caso, dalla professionalità e dalla intelligenza gestionale.
I musei sono territori di cultura e la cultura va saputa gestire con
organicità, managerialità e saperi che siano in sintonia con il
tempo che ci troviamo a vivere. Un "Territorio" del genere deve
essere calato all'interno di un territorio esistenziale che è parte
integrante di una geografia metaforica e comunque progettuale. |