|
Quando
ho conosciuto Elena Iacino viaggiavo, come al solito, i
miei campi di fiori profumati, felice d’esser nato e di
alimentare la mia avventura esistenziale con una
consapevolezza crescente, sintetizzabile nel vissuto
dell’armonioso connubio delle Culture e Civiltà
occidentali con le Culture e Civiltà orientali.
Sempre i fiori di campo sono stati la mia passione più
intima, la mia malinconìa più segreta: ieri come oggi,
alle lusinghe e al vezzo dei diffusissimi fiori
sofisticati, artatamente chimici, colorati quanto basta
per attrarre ed irretire, ho preferito la semplicità dei
papaveri e delle margherite, e i facili naturali colori
che li abbelliscono.
E’ qui che respiro la Natura, il fascino dell’originale e
del primitivo, la meraviglia dell’ingenuità e del sorriso
sincero; è in un prato disteso di fiori di campo,
scintillante e lucente per l’intreccio dei raggi del sole
coi verdi e i banchi, coi gialli e gli azzurri, e poi coi
teneri e palpitanti rosa e crèmisi; ebbene è qui, proprio
qui che ho trovato, un giorno, per caso, la calda Poesìa
di Elena, la suggestione di un sogno vissuto e che
continua, la commozione di una realtà vissuta e che è
sogno…
«La coniugazione del tempo in letteratura -insegna
saggiamente Derek WALCOTT, premio Nobel per la Letteratura
nel 1992- è il tempo presente non il passato o il futuro.
La poesia ha a che fare con l’esperienza del presente».
In questo senso e in questa direzione va la vergine Poesìa
di Iacino: la prima ammaliante tessera di un mosaico che
si preannuncia artistico, poetico e musicale, disegnata
con un linguaggio asciutto, essenziale, senza fronzoli.
Come ciò possa accadere io non so; e tuttavia si intuisce
e si annusa nell’aria un viaggio di metafore creative,
avvolgenti ed intriganti; di similitudini sorprendenti e
ammalianti; di simboli onirici graffianti ed accudenti,
dissacranti ed ammalianti.
Dio solo sa, in un tempo mediocre come il nostro, sotto
tanti profili, la fame che c’è nel mondo di Poesia vera,
autentica come… acqua di polla di ruscello che nasce e
vive in cima ai monti, con aquile reali e cielo azzurro,
incontaminata e pura…
«Eccetto in rare epoche storiche -precisa ancora Walcott,
in un contesto più ampio di idee- la poesia ha sempre
avuto un’intensa ma piccolissima audience perché è
difficile, e richiede una concentrazione che un racconto o
un quadro non richiedono nella stessa misura. E’ sempre
stato così».
Si può esordire con un’opera valida, sin dal primo
momento? La risposta è ‘sì’!; epperò , va subito aggiunto,
è raro…
La giovane poetessa Iacino -oggi tremante come foglia di
quercia quando soffia il vento di ponente, per la grande
presenza di sé a se stessa- si inscrive nella regola dei
«Mille passi cominciano da uno» (CONFUCIO), dei quali è
però l’’eccezione’…
L’entusiasmo che oggi la caratterizza e soprattutto la
passione che attraversa il libro -quale fil rouge che
tesse il ricamo della vita dell’Amore di vivida
madreperla- sono le chicche di una splendida collana
incantata, sono, in estrema sintesi: «la favola bella /
che ieri / t’illuse, che oggi m’illude, / o Ermione»…
Tutto si può dire della poesia di Iacino tranne che si
tratta di una lirica molle, scialba, floscia; viceversa,
essa si distingue equilibratamente ai livelli
formale/informale, del contenuto e della forma (……..),
perché volta e piegata, concentrata e tesa proprio nel
senso di NIETZSCHE: qual corda che da un capo all’altro
mostra due orribili Nulla: la coincidentia oppositorum,
che tutto dà e che tutto toglie, che parte da un Vuoto e
arriva ad un altro Vuoto…
La poetessa di Corigliano Calabro vive con Cupìdo un
rapporto difficile; ella è capace di tutto, cosciente
delle potenziali, terribili, sanguinolente frecce che le
possono centrare il cuore e far soffrire, inerte, per
lungo tempo, quando si fa il braccio di ferro con Amore…
Elena non teme e, spavalda, a volte si incattivisce sino
all’invettiva, all’improperio, alla rampogna. Sfodera
pertanto -la temeraria- la sua spada e brandisce colpi a
destra e a manca con la desiderata volontà di colpire
Cupìdo impertinente, che se la ride e burlando
malinconicamente dall’alto della sua ontologica essenza…
Forse Elena non sa che l’Amore è terribile e funziona
così! Funziona male a volte, e pertanto è meglio
accarezzarlo, coccolarlo, vezzeggiarlo… Forse, così
facendo, il ‘paffutello’ s’intenerisce -a volte succede:
solo a volte!- ma spesso «parcheggia dove gli pare» e si
prende gioco della logica e dell’intelligenza, della
ricchezza e della povertà, dell’età dei due amanti e del
loro livello di Cultura…
La Poesìa di Iacino si legge d’un fiato, ma alla fine ci
si ritrova col fiatone -come se si fossero fatte un
milione di scale- e non si sa il perché! Mistero della
vita, mistero della Poesìa… In questo senso la Poesia
della coriglianese diviene preghiera!
Miracolosamente e fortunatamente ai bassi si susseguono
gli alti, nell’intreccio di due corpi confusi e di due
anime fuse che vibrano, dando e ricevendo, nell’armonia
dell’Universo che ci regge e che giura, solo a pochi ma
davvero a pochi, di coglier l’Infinito.
Corigliano
Calabro, giugno 2.006
* Poeta di Spezzano Albanese (Cosenza)
Poèt ka Spixana |