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Questa antologia di poeti, i quali hanno voluto vincere la morte del paese col ricordo del paese (il quale si fa "paese del ricordo"), si propone proprio come luogo d'incontro di persone diverse accomunate dallo stesso insopprimibile desiderio, comune a tutti gli uomini di ogni epoca e, ancor più, della nostra, in cui prepotente s'insinua il terrore di smarrirsi, di non avere una patria, di non riconoscersi nello sguardo e nella voce dell'altro, luogo d'incontro per ricominciare a prender coscienza del paese, di ciò che siamo nel paese, di ciò che vogliamo per il paese. Un'inquietudine ci punge per l'umanità agonizzante del nostro paese. È necessario appropriarsi (è ormai tempo), perciò, di competenze e di ruoli altrui, di sconfinare in altri territori, di dire e di fare ciò che altri dovrebbero dire e fare, perché a ciò delegati, e bisogna riscoprire l'antico buon uso dell'ascolto, su cui si fonda il vero dialogo, da riprendere, da rifondare, da difendere. A ciò chi può dire che non siano utili e importanti e, forse, fondamentali la funzione civile e la virtù concreatrice della poesia?

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 IL LIBRO
 

È qui proposta una crestomazia di poesie dedicate a Cassano da alcuni poeti nostri concittadini, i quali, viventi in città o emigrati all'estero, hanno avvertito urgente il bisogno insopprimibile di cantare la propria terra, a volte mitizzandola, a volte descrivendola nella sua realtà storica, ma sempre intuendone i sottili processi di crisi come di crescita e decantandone risorse naturali e culturali.
Al canto nostalgico dei poeti emigrati si contrappone quello dolente e, spesso, risentito dei poeti residenti, soprattutto di quelli giovani, i quali avvertono il disagio di una crisi d'identità, che non accettano, richiamandosi agli antichi splendori di una città maestra di buoni studi e di elevata cultura. Le poesie sono di Vincenzo Adduci, Cassanese d'elezione, farmacista e avvocato, poeta dolente e vigoroso insieme; Battista Alario, docente di filosofia, musicista, poeta pensoso dedito alla ricerca del vero volto di Cassano tra le mille ambiguità, le esiziali ipocrisie, l'inesorabile abbandono, la lentezza del tempo, l'attardamento culturale, le relazioni umane segnate dall'invidia e dalla prevaricazione, trovandolo, infine, nella speranza; Domenico Alario, giovane studente di Sociologia, che, lontano dalla sua terra, non avendo sperimentato ancora il cuore degli uomini, sogna la sua terra come una giovane donna, a cui tutto ha donato, rivelandosi poeta delicato; Caterina Armentano, la cui poesia è informata da un'alta tensione spirituale; Gino Bloise, il poeta delle lotte contadine e dell'impegno politico, senatore della Repubblica e sindaco di Cassano più volte; Achille Di Giacomo, giornalista, inviato speciale e redattore della pagina culturale di importanti quotidiani, poeta delle atmosfere tenere e delicate, che sa cogliere nei personaggi e nei miti e nei riti tradizionali il volto della sua lontana città; Gennaro Di Pinto, il poeta artigiano, che si fa interprete del sentimento popolare e delle memorie del buon tempo antico; Gustavo Falbo, il poeta farmacista emigrato in Brasile, dove si afferma come professionista e come promotore culturale, che vive con l'unico tormento di non poter tornare nella terra nativa; Silvio Galizia, il maturo, sensibilissimo poeta, che chiama il paese natale fratello, e l'orologio della torre compagno, affidando a entrambi il compito si segnare la sua identità di cassanese; Giovanni Battista Graziadio, giornalista, che dedica a Cassano la sua poesia fatta di struggente desiderio che la sua terra ritorni a parlare ai suoi figli in attesa; Franco Leone, il poeta nascosto, che tiene per sé poesie segnate dall' indignatio per il degrado socio-culturale della città e, al contempo, sostenute dalla speranza tenace che la ripresa ci sarà sol che lo si voglia; Pino Lombardi, il tecnico emigrato in America, che conosce il successo professionale e culturale, e che sogna, comunque i luoghi e le persone del suo paese, soprattutto la torre dell'orologio emblema dell'identità stessa del popolo cassanese; Michele Miani, il giovane partito presto dalla sua terra, di cui canta persone, avvenimenti, luoghi con tenera passione; Wilma Pellegrini, la poetessa con due cuori, quello che la porta a rifiutare quanto di stantio e attardato ancora persiste tra la sua gente, e l'altro, che, nel momento in cui l'anima esausta cerca conforto e la presenza rischia di smarrirsi, la riconduce nelle strade note, tra i volti rassicuranti dei suoi concittadini, alle consuete piccole cose, in cui risiedono la trama e l'ordito della nostra identità perennemente tessuta; Mons. Francesco Pennini, studioso di cose patrie e poeta lirico intimista di fine delicatezza; Franco Praino, il medico socialmente impegnato, che, guardando al disfacimento di cose e case, alle famiglie lacerate dall'emigrazione, alle promesse eluse e alle speranze deluse, par che si faccia prendere dallo sconforto per il tono dolente del dire. E, invece, è lì a proclamare solenne che, chi è rimasto, non si arrende, sogna ancora, spera ancora nel risveglio della dolce madre Cassano dal profondo sonno della sua ragione; Simonetta Rivelli, la cui poesia, tenera e delicata, si abbandona alla levità del paesaggio notturno trapuntato di luci, segno della vigile presenza dell'uomo, e alla sua funzione rasserenante e catartica; Giuseppe Selvaggi, giornalista di fama, saggista, critico letterario e d'arte, poeta mediterraneo attento ai movimenti culturali mittleuropei, nella cui poesia, eminentemente lirica, si legge lo struggente amore per Cassano; Giuseppe Troccoli, il critico letterario, narratore e poeta, che sa unire visione mitica della sua Lauropoli e concretezza storica di situazioni e personaggi.
Due mie poesie, infine. Una in dialetto, rivolta, in forma di lettera, a un artista cassanese emigrato per dirgli lo struggimento nostalgico dell'emigrato per la sua terra, e l'altra, in forma di preghiera rivolta dai Cassanesi a Gesù Bambino, perché illumini e indichi la giusta strada della salvezza a tutti noi.

 

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