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È
qui proposta una crestomazia di poesie dedicate a
Cassano da alcuni poeti nostri concittadini, i quali,
viventi in città o emigrati all'estero, hanno avvertito
urgente il bisogno insopprimibile di cantare la propria
terra, a volte mitizzandola, a volte descrivendola nella
sua realtà storica, ma sempre intuendone i sottili
processi di crisi come di crescita e decantandone
risorse naturali e culturali.
Al canto nostalgico dei poeti emigrati si contrappone
quello dolente e, spesso, risentito dei poeti residenti,
soprattutto di quelli giovani, i quali avvertono il
disagio di una crisi d'identità, che non accettano,
richiamandosi agli antichi splendori di una città
maestra di buoni studi e di elevata cultura. Le poesie
sono di Vincenzo Adduci, Cassanese d'elezione,
farmacista e avvocato, poeta dolente e vigoroso insieme;
Battista Alario, docente di filosofia, musicista, poeta
pensoso dedito alla ricerca del vero volto di Cassano
tra le mille ambiguità, le esiziali ipocrisie,
l'inesorabile abbandono, la lentezza del tempo, l'attardamento
culturale, le relazioni umane segnate dall'invidia e
dalla prevaricazione, trovandolo, infine, nella
speranza; Domenico Alario, giovane studente di
Sociologia, che, lontano dalla sua terra, non avendo
sperimentato ancora il cuore degli uomini, sogna la sua
terra come una giovane donna, a cui tutto ha donato,
rivelandosi poeta delicato; Caterina Armentano, la cui
poesia è informata da un'alta tensione spirituale; Gino
Bloise, il poeta delle lotte contadine e dell'impegno
politico, senatore della Repubblica e sindaco di Cassano
più volte; Achille Di Giacomo, giornalista, inviato
speciale e redattore della pagina culturale di
importanti quotidiani, poeta delle atmosfere tenere e
delicate, che sa cogliere nei personaggi e nei miti e
nei riti tradizionali il volto della sua lontana città;
Gennaro Di Pinto, il poeta artigiano, che si fa
interprete del sentimento popolare e delle memorie del
buon tempo antico; Gustavo Falbo, il poeta farmacista
emigrato in Brasile, dove si afferma come professionista
e come promotore culturale, che vive con l'unico
tormento di non poter tornare nella terra nativa; Silvio
Galizia, il maturo, sensibilissimo poeta, che chiama il
paese natale fratello, e l'orologio della torre
compagno, affidando a entrambi il compito si segnare la
sua identità di cassanese; Giovanni Battista Graziadio,
giornalista, che dedica a Cassano la sua poesia fatta di
struggente desiderio che la sua terra ritorni a parlare
ai suoi figli in attesa; Franco Leone, il poeta
nascosto, che tiene per sé poesie segnate dall'
indignatio per il degrado socio-culturale della città e,
al contempo, sostenute dalla speranza tenace che la
ripresa ci sarà sol che lo si voglia; Pino Lombardi, il
tecnico emigrato in America, che conosce il successo
professionale e culturale, e che sogna, comunque i
luoghi e le persone del suo paese, soprattutto la torre
dell'orologio emblema dell'identità stessa del popolo
cassanese; Michele Miani, il giovane partito presto
dalla sua terra, di cui canta persone, avvenimenti,
luoghi con tenera passione; Wilma Pellegrini, la
poetessa con due cuori, quello che la porta a rifiutare
quanto di stantio e attardato ancora persiste tra la sua
gente, e l'altro, che, nel momento in cui l'anima
esausta cerca conforto e la presenza rischia di
smarrirsi, la riconduce nelle strade note, tra i volti
rassicuranti dei suoi concittadini, alle consuete
piccole cose, in cui risiedono la trama e l'ordito della
nostra identità perennemente tessuta; Mons. Francesco
Pennini, studioso di cose patrie e poeta lirico
intimista di fine delicatezza; Franco Praino, il medico
socialmente impegnato, che, guardando al disfacimento di
cose e case, alle famiglie lacerate dall'emigrazione,
alle promesse eluse e alle speranze deluse, par che si
faccia prendere dallo sconforto per il tono dolente del
dire. E, invece, è lì a proclamare solenne che, chi è
rimasto, non si arrende, sogna ancora, spera ancora nel
risveglio della dolce madre Cassano dal profondo sonno
della sua ragione; Simonetta Rivelli, la cui poesia,
tenera e delicata, si abbandona alla levità del
paesaggio notturno trapuntato di luci, segno della
vigile presenza dell'uomo, e alla sua funzione
rasserenante e catartica; Giuseppe Selvaggi, giornalista
di fama, saggista, critico letterario e d'arte, poeta
mediterraneo attento ai movimenti culturali mittleuropei,
nella cui poesia, eminentemente lirica, si legge lo
struggente amore per Cassano; Giuseppe Troccoli, il
critico letterario, narratore e poeta, che sa unire
visione mitica della sua Lauropoli e concretezza storica
di situazioni e personaggi.
Due mie poesie, infine. Una in dialetto, rivolta, in
forma di lettera, a un artista cassanese emigrato per
dirgli lo struggimento nostalgico dell'emigrato per la
sua terra, e l'altra, in forma di preghiera rivolta dai
Cassanesi a Gesù Bambino, perché illumini e indichi la
giusta strada della salvezza a tutti noi. |