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Sabato 26 Agosto 2006

Sibari – Moria di pesci nel Crati: nessun danno sull’ecosistema della foce del grande fiume. Investigatori al lavoro: s’avanzano le prime ipotesi sulle cause del fenomeno. Oggi sopralluogo dei Vigili del Fuoco.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 27.08.06  h. 19.30

Centinaia di carpe e cefali, stroncati nelle acque del Crati da un veleno invisibile, che non minaccerebbe però il fragile e prezioso ecosistema della sua foce, da tempo elevata al rango di oasi naturalistica.
È quanto affermano gli investigatori che da un paio di giorni, ormai, sono al lavoro per accertare le cause della moria di pesci verificatasi lungo il corso del grande fiume. L’allarme era scattato nella giornata di mercoledì, quando in località Galatrella, a Terranova da Sibari, a diciotto chilometri dalle rive ioniche, gli uomini della Polizia Provinciale avevano rinvenuto diverse carcasse di pesci, spiaggiate sulle sponde del Crati. Una circostanza che aveva fatto temere il peggio, provocando l’immediato intervento dei tecnici dell’Arpacal e dell’azienda sanitaria di Rossano, chiamati ad eseguire esami chimici, batteriologici e tossicologici. A testimoniare la delicatezza della situazione, l’arrivo sul posto degli investigatori del pool “Ionio pulito”, agli ordini di capo Vincenzo Figoli, e l’attenzione da subito riservata alla vicenda dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, che con il sostituto procuratore Baldo Pisani ha avviato un’inchiesta conoscitiva, condotta in stretta collaborazione con i colleghi della Procura di Rossano.
Ieri mattina, in località Galatrella, nuovo sopralluogo degli inquirenti, che s’è concluso, in tarda mattinata, con la decisione di affidare ai Vigili del Fuoco di Cosenza il compito di esplorare più da vicino il letto del grande fiume, per mezzo di un mezzo anfibio che già oggi potrebbe entrare in azione e fornire ulteriori particolari utili alla risoluzione del rebus. Intanto, s’avanzano le prime ipotesi: a causare la morte violenta di carpe e cefali potrebbe essere stata una quantità massiccia ma circoscritta di anticrittogamici, che avrebbe svelato il suo effetto letale nel giro di un paio di chilometri, diluendosi poi nelle acque del Crati senza creare ulteriori danni. Pure per questo, ed alla luce dei prelievi e delle ispezioni già effettuate nel punto di confluenza con il mare Ionio, gli investigatori tendono ad escludere che il veleno al momento ancora senza nome abbia potuto in qualche modo intaccare la foce del grande fiume ed il litorale marino circostante, su cui peraltro già da anni esiste un rigoroso divieto di balneazione.

Gianpaolo Iacobini

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