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Domenica 27 Luglio 2006

Sibari – Moria di pesci nel Crati: è stata una vera strage. Recuperate oltre tre tonnellate di pesci. Attesi per domani i risultati delle analisi eseguite. Ieri, intanto, nuovo sopralluogo degli inquirenti.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 28.08.06  h. 23.45

È stata una vera e propria carneficina, che non ha risparmiato nessuna forma di vita nel raggio di circa otto chilometri. Migliaia, per un peso mostruosamente record ed impressionante di almeno tre tonnellate, sono state le carpe ed i cefali rinvenuti morti.
È questo il dato che emerge dall’ennesimo sopralluogo effettuato nelle campagne sparse tra i comuni di Tarsia e Terranova da Sibari, dagli investigatori del pool “Ionio pulito”, che agli ordini di capo Vincenzo Figoli, coordinati dal sostituto procuratore presso il Tribunale di Castrovillari, Baldo Pisani, in collaborazione con i magistrati della Procura di Rossano, sono da giorni al lavoro per accertare le cause della moria di pesci verificatasi lungo il corso del Crati. L’allarme era scattato nella giornata di mercoledì, quando in località Galatrella, a Terranova da Sibari, a 18 chilometri dalle rive ioniche, gli uomini della Polizia Provinciale avevano rinvenuto diverse carcasse di pesci, spiaggiate sulle sponde del Crati. Una circostanza che aveva fatto temere il peggio, provocando l’intervento dei tecnici dell’Arpacal e dell’azienda sanitaria di Rossano, chiamati ad eseguire esami chimici, batteriologici e tossicologici.
Notizie del giorno: lunedì prossimo, o al più tardi martedì, dovrebbero essere resi noti i risultati delle analisi effettuate. Ieri mattina, intanto, un gommone dei Vigili del Fuoco, adatto alla navigazione su bassi fondali, ha consentito agli inquirenti di effettuare una nuova ispezione lungo il letto del grande fiume. Risultati: il veleno invisibile che avrebbe colpito la popolazione ittica del Crati avrebbe svelato i suoi effetti letali nel raggio di otto chilometri, diluendosi poi con le acque limacciose senza arrecare ulteriori danni né minare il delicato ecosistema della foce sibarita del grande fiume. Per dare un nome al misterioso killer, sarà necessario attendere il verdetto degli esami di laboratorio. Il sospetto è che a causare la morte violenta di migliaia d’esemplari di carpe e cefali possa essere stata una quantità massiccia di anticrittogamici.

Gianpaolo Iacobini

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