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<<Provi un po’ ad immaginare cosa voglia dire concentrare nel
raggio di pochi chilometri migliaia di pesci morti. Sono lì
ormai da una settimana. E più passa il tempo, più aumenta il
rischio che un circoscritto danno ambientale si trasformi in
emergenza sanitaria>>.
A parlare è uno degli investigatori che da giorni lavorano al
caso della moria di carpe, cefali e trote stroncati nelle acque
del fiume Crati da un veleno invisibile. Nelle sue parole, un
preciso timore: che quanto accaduto sulle rive del grande fiume,
sicuramente grave ma relativamente limitato nei suoi effetti,
possa trasformarsi da scempio ambientale in reale pericolo
sanitario. <<Consideri anche – aggiunge lo scafato investigatore
– che il Crati è caratterizzato, specie nell’area della foce, da
un ecosistema alquanto fragile, che potrebbe risentire, in
qualche misura, della situazione determinatasi>>. Rischi al
momento solo ipotizzabili, ma per nulla infondati, per
scongiurare i quali, in queste ore, dietro le quinte, sarebbe in
atto una delicata attività di concertazione istituzionale. In
campo, insieme alla Provincia di Cosenza, anche l’Arpacal e le
aziende sanitarie di Castrovillari e Rossano, nonché i tre
comuni attraversati dal Crati nel suo tratto terminale:
Terranova da Sibari, Cassano, Corigliano. Ai tre Municipi, in
particolare, sarebbe stato richiesto di procedere, con
speditezza, ciascuno per quanto di sua competenza, al recupero
delle circa tre tonnellate di pesci uccisi dal veleno killer. Un
compito all’evidenza immane quanto necessario, che però si
scontrerebbe con i ben noti problemi, amministrativi e
finanziari, che connotano gli enti locali territoriali. Dal
Comune di Cassano, ad esempio, si leva già bandiera bianca.
<<Appena ricevuta la notizia della strage naturalistica
compiutasi sulle rive del Crati – informano fonti municipali –
il sindaco ha provveduto a sollecitare l’intervento dell’azienda
sanitaria e dell’Arpacal. Siamo consapevoli della gravità della
questione, ma di più non possiamo fare>>. Ed il recupero delle
centinaia di pesci che esanimi scendono verso il mare,
concludendo il loro ultimo viaggio nelle placide acque della
riserva naturalistica del grande fiume, equamente divisa, quanto
a competenza territoriale, tra i Comuni di Cassano e Corigliano?
<<Purtroppo – ammette Palazzo di città, richiamando lo stato di
dissesto in cui versano le finanze municipali - non abbiamo le
risorse economiche ed umane che servono per realizzare
l’opera>>.
Il problema, dunque, non trova soluzione. Ed i pesci morti
potrebbero rimanere ancora a lungo, forse per sempre, adagiati
sugli argini del Crati. Almeno fino a quando la natura non
provvederà da sé a cancellarne ogni traccia. Con la speranza
che, fino ad allora, <<un circoscritto danno ambientale non si
sia trasformato in emergenza sanitaria>>.
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