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Giovedì 31 Agosto 2006

Sibari – Fiume Crati: adesso è emergenza sanitaria. Non ancora recuperate le migliaia di carcasse di pesci stroncati nei giorni scorsi da un misterioso avvelenamento. Il Comune di Cassano: <<Noi impossibilitati a provvedere al recupero>>. Continua intanto il lavoro degli investigatori.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 01.09.06  h. 18.24

<<Provi un po’ ad immaginare cosa voglia dire concentrare nel raggio di pochi chilometri migliaia di pesci morti. Sono lì ormai da una settimana. E più passa il tempo, più aumenta il rischio che un circoscritto danno ambientale si trasformi in emergenza sanitaria>>.
A parlare è uno degli investigatori che da giorni lavorano al caso della moria di carpe, cefali e trote stroncati nelle acque del fiume Crati da un veleno invisibile. Nelle sue parole, un preciso timore: che quanto accaduto sulle rive del grande fiume, sicuramente grave ma relativamente limitato nei suoi effetti, possa trasformarsi da scempio ambientale in reale pericolo sanitario. <<Consideri anche – aggiunge lo scafato investigatore – che il Crati è caratterizzato, specie nell’area della foce, da un ecosistema alquanto fragile, che potrebbe risentire, in qualche misura, della situazione determinatasi>>. Rischi al momento solo ipotizzabili, ma per nulla infondati, per scongiurare i quali, in queste ore, dietro le quinte, sarebbe in atto una delicata attività di concertazione istituzionale. In campo, insieme alla Provincia di Cosenza, anche l’Arpacal e le aziende sanitarie di Castrovillari e Rossano, nonché i tre comuni attraversati dal Crati nel suo tratto terminale: Terranova da Sibari, Cassano, Corigliano. Ai tre Municipi, in particolare, sarebbe stato richiesto di procedere, con speditezza, ciascuno per quanto di sua competenza, al recupero delle circa tre tonnellate di pesci uccisi dal veleno killer. Un compito all’evidenza immane quanto necessario, che però si scontrerebbe con i ben noti problemi, amministrativi e finanziari, che connotano gli enti locali territoriali. Dal Comune di Cassano, ad esempio, si leva già bandiera bianca. <<Appena ricevuta la notizia della strage naturalistica compiutasi sulle rive del Crati – informano fonti municipali – il sindaco ha provveduto a sollecitare l’intervento dell’azienda sanitaria e dell’Arpacal. Siamo consapevoli della gravità della questione, ma di più non possiamo fare>>. Ed il recupero delle centinaia di pesci che esanimi scendono verso il mare, concludendo il loro ultimo viaggio nelle placide acque della riserva naturalistica del grande fiume, equamente divisa, quanto a competenza territoriale, tra i Comuni di Cassano e Corigliano? <<Purtroppo – ammette Palazzo di città, richiamando lo stato di dissesto in cui versano le finanze municipali - non abbiamo le risorse economiche ed umane che servono per realizzare l’opera>>.
Il problema, dunque, non trova soluzione. Ed i pesci morti potrebbero rimanere ancora a lungo, forse per sempre, adagiati sugli argini del Crati. Almeno fino a quando la natura non provvederà da sé a cancellarne ogni traccia. Con la speranza che, fino ad allora, <<un circoscritto danno ambientale non si sia trasformato in emergenza sanitaria>>.
 

Gianpaolo Iacobini

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