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Storia d’una strage. È il 23 d’agosto: in località Galatrella, a
Terranova da Sibari, a diciotto chilometri dalle rive ioniche,
gli uomini della Polizia Provinciale rinvengono migliaia di
carcasse di pesci, spiaggiate sulle sponde del Crati. Una
circostanza che fa temere il peggio, provocando l’immediato
intervento dei tecnici dell’Arpacal e dell’azienda sanitaria,
chiamati ad eseguire esami chimici, batteriologici e
tossicologici. A testimoniare la delicatezza della situazione,
l’arrivo sul posto degli investigatori del pool “Ionio pulito” e
l’attenzione da subito riservata alla vicenda dalla Procura
della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, che con
il sostituto procuratore Baldo Pisani avvia un’inchiesta,
condotta in stretta collaborazione con i colleghi della Procura
di Rossano. Nei giorni successivi, gli inquirenti ritornano a
Galatrella, compiono nuovi sopralluoghi e stimano in almeno tre
tonnellate la quantità di pesci uccisi dalla sostanza killer. A
bordo di un gommone dei Vigili del Fuoco, ispezionano il corso
d’acqua, alla ricerca di elementi utili alla risoluzione del
rebus. Intanto, s’avanzano le prime ipotesi: a causare la morte
violenta di carpe e cefali potrebbe essere stata una quantità
massiccia ma circoscritta di anticrittogamici, che avrebbe
svelato il suo effetto letale nel raggio di sette chilometri,
diluendosi poi nel Crati senza creare ulteriori danni. Pure per
questo, gli investigatori tendono ad escludere da subito che il
veleno abbia potuto in qualche modo intaccare la foce del grande
fiume ed il litorale marino circostante, su cui peraltro già da
anni esiste un rigoroso divieto di balneazione. Diventa invece
un giallo il ritrovamento, a Galatrella, di un bidone contenente
residui di sostanze chimiche: il fusto, effettivamente
rinvenuto, potrebbe non essere collegato alla moria che ha
debilitato il Crati.
Ad ogni modo, la riprova sarà fornita dalle analisi effettuate,
sul contenuto del fantomatico bidone come sui campioni di acqua,
pesci e fango prelevati all’indomani della strage. I risultati
saranno resi noti non prima di qualche altro giorno ancora. <<Si
tratta di un lavoro complesso e faticoso>>, annotavano appena
ieri gli inquirenti, <<che coinvolge anche istituti
specializzati situati fuori regione>>.
I tempi dunque s’allungano, ma chi indaga non molla la presa e
prova ora anche a dare un nome ed un volto ai nemici del grande
fiume.
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