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Giovedì 31 Agosto 2006

Sibari – Forse una dose di massiccia di pesticidi la causa della moria. Il punto sulle indagini.

Pubblicato on-line su www.cassanoalloionio.info il 01.09.06  h. 18.24

Storia d’una strage. È il 23 d’agosto: in località Galatrella, a Terranova da Sibari, a diciotto chilometri dalle rive ioniche, gli uomini della Polizia Provinciale rinvengono migliaia di carcasse di pesci, spiaggiate sulle sponde del Crati. Una circostanza che fa temere il peggio, provocando l’immediato intervento dei tecnici dell’Arpacal e dell’azienda sanitaria, chiamati ad eseguire esami chimici, batteriologici e tossicologici. A testimoniare la delicatezza della situazione, l’arrivo sul posto degli investigatori del pool “Ionio pulito” e l’attenzione da subito riservata alla vicenda dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, che con il sostituto procuratore Baldo Pisani avvia un’inchiesta, condotta in stretta collaborazione con i colleghi della Procura di Rossano. Nei giorni successivi, gli inquirenti ritornano a Galatrella, compiono nuovi sopralluoghi e stimano in almeno tre tonnellate la quantità di pesci uccisi dalla sostanza killer. A bordo di un gommone dei Vigili del Fuoco, ispezionano il corso d’acqua, alla ricerca di elementi utili alla risoluzione del rebus. Intanto, s’avanzano le prime ipotesi: a causare la morte violenta di carpe e cefali potrebbe essere stata una quantità massiccia ma circoscritta di anticrittogamici, che avrebbe svelato il suo effetto letale nel raggio di sette chilometri, diluendosi poi nel Crati senza creare ulteriori danni. Pure per questo, gli investigatori tendono ad escludere da subito che il veleno abbia potuto in qualche modo intaccare la foce del grande fiume ed il litorale marino circostante, su cui peraltro già da anni esiste un rigoroso divieto di balneazione. Diventa invece un giallo il ritrovamento, a Galatrella, di un bidone contenente residui di sostanze chimiche: il fusto, effettivamente rinvenuto, potrebbe non essere collegato alla moria che ha debilitato il Crati.
Ad ogni modo, la riprova sarà fornita dalle analisi effettuate, sul contenuto del fantomatico bidone come sui campioni di acqua, pesci e fango prelevati all’indomani della strage. I risultati saranno resi noti non prima di qualche altro giorno ancora. <<Si tratta di un lavoro complesso e faticoso>>, annotavano appena ieri gli inquirenti, <<che coinvolge anche istituti specializzati situati fuori regione>>.
I tempi dunque s’allungano, ma chi indaga non molla la presa e prova ora anche a dare un nome ed un volto ai nemici del grande fiume.

Gianpaolo Iacobini

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