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Incastrato tra i capannoni della zona industriale ed il recinto
di una scuola. Con la pista affacciata sulla statale 106 e le
case basse dei villaggi turistici. Insomma, fonte di pericoli e
di disturbo alla quiete pubblica. Questo diverrebbe l’aeroporto
di Sibari, qualora sorgesse nell’area indicata, in gran silenzio
ed a dispetto delle originarie previsioni, dalla precedente
amministrazione comunale. La denuncia sale dall’associazione
“Cittadini a Sibari”, presieduta da Pasquale Dramisino.
La storia. I cives sibariti la raccontano così: negli anni ’80
il governo civico dell’epoca, a guida socialista, approva il
piano regolatore generale. Si dà spazio ad un ipotetico
aeroporto. Si sceglie contrada Olmo Torto, ai margini della
statale 534, a metà strada tra Doria e Sibari. Quando nel 1997
la Regione Calabria dice sì allo scalo aeroportuale sibarita,
non sembrano esservi problemi di natura urbanistica. Poi, però,
d’improvviso, le cose si complicano. Chi sa, spiega: nel 2002
l’amministrazione comunale s’impegna a realizzare una centrale
termoelettrica nelle vicinanze di Olmo Torto. La necessità di
tener fuori dalle rotte aeree le alte ciminiere, o il bisogno di
tirar su l’aviosuperficie nostrana su terreni di proprietà
pubblica piuttosto che privata, suggeriscono una variazione in
corso d’opera: l’aeroporto resta all’interno dell’area
individuata dal Prg, ma viene fatto scivolare verso il mare. Con
il muso adagiato tra i cortili dell’istituto agrario, la statale
106 e la zona che, nel 2005, un’altra amministrazione comunale,
sempre sulla scorta del Prg, eleggerà a sede dei fabbrichette e
capannoni contemplati dal piano degli insediamenti produttivi.
<<Avete mai visto un aereo che all’atterraggio, sempre che non
abbia già agganciato con il carrello un camion in transito sulla
trafficata statale, plani sulla pista dopo aver ronzato per
qualche minuto sui vicini villaggi turistici ed aver schivato
case, fabbriche ed una scuola?>>, chiedono ora ironici quelli di
“Cittadini a Sibari”. <<Ebbene – aggiungono – questo è ciò che
potrebbe accadere da noi>>.
Eppure, le cose sarebbero potute andar diversamente. <<Se invece
di piegare il territorio alle proprie logiche, la classe
politica avesse prestato accortezza alle ragioni dello sviluppo,
molti inconvenienti, tra cui quelli legati alla realizzazione
dell’aeroporto, non sarebbero insorti>>. Invece, c’è il rischio
che quei grattacapi divengano adesso ostacoli insormontabili.
<<A meno che – sottolinea “Cittadini a Sibari” – il Comune non
corra ai ripari, adottando una variante al piano regolatore
generale per rimettere le cose a posto>>. Ovvero: <<Ripristinare
l’originario sito o sceglierne uno ancor migliore, posto tra la
statale 534 e gli argini del fiume Crati, all’altezza di Doria.
In un colpo solo, si eliminerebbero tanti problemi e si
valorizzerebbe un centro urbano oggi tagliato fuori dai
programmi di crescita del comprensorio>>. Precisazione: <<Della
questione abbiamo discusso con gli amministratori comunali, ai
quali abbiamo offerto anche la nostra collaborazione per
individuare una valida soluzione alternativa. Purtroppo, però,
non abbiamo ottenuto risposte>>. Auspici? <<Due>>, chiosa
“Cittadini a Sibari”. Quali? <<Che il nostro appello venga
inteso come contributo alla crescita della città, quale esso
realmente è, e che l’amministrazione comunale si dia da fare>>.
Pure perché arretrare l’aeroporto ed il suo cono d’atterraggio
d’un paio di chilometri porterebbe via il tempo indispensabile
ad ottenere nuovi pareri tecnici. Andare avanti, invece,
comporterebbe almeno l’obbligo di dare risposta ad una domanda:
avete mai visto un aereo che all’atterraggio, sempre che non
abbia già agganciato con il carrello un camion in transito sulla
trafficata statale, plani sulla pista dopo aver ronzato per
qualche minuto sui vicini villaggi turistici ed aver schivato
case, fabbriche ed una scuola?
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