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Fosse
un film, potrebbe essere “Mamma, ho perso l’aeroporto”. Più
modestamente, è solo l’incredibile storia dello scalo
aeroportuale sibarita. Già sfortunato perché nato senza la
proverbiale camicia, ed a corto di finanziamenti. Adesso anche
protagonista di una vicenda paradossale: ad un passo dalla
conclusione dell’iter autorizzativo, si scopre infatti che,
quando pure dovesse sorgere, le sue piste s’affaccerebbero,
nell’ordine, su di una scuola; sull’area destinata ad ospitare
gli insediamenti produttivi; ai margini d’una trafficatissima
strada statale; a meno di due chilometri dai villaggi turistici
costieri. E tutto perché, nel recente passato, il sito prescelto
per la realizzazione dell’aeroporto sarebbe stato mutato,
rispetto alle primitive previsioni.
La vicenda, portata nei giorni scorsi all’attenzione
dell’opinione pubblica dall’allarmata segnalazione
dell’associazione “Cittadini a Sibari”, trova adesso una
conferma nelle parole dell’ex sindaco di Cassano, Roberto Senise.
<<Ogni considerazione non può prescindere da una premessa>>,
spiega l’attuale responsabile regionale enti locali di Forza
Italia. Quale? <<L’aeroporto di Sibari non sarà quello di Linate.
Ne consegue che anche il traffico aereo sarà contenuto entro
certi limiti. In ogni caso, le valutazioni sulla sicurezza e
sull’impatto ambientale sono demandate ad organi terzi e
scrupolosi, quali l’Enac e l’Enav. Dunque, non c’è di che
preoccuparsi. Ad ogni modo, soluzioni alternative non sarebbero
temporalmente dispendiose>>. Domanda: chi e perché decise il
cambiamento del sito su cui l’aeroporto avrebbe dovuto sorgere,
oggi diverso da quello originario di contrada Olmo Torto? <<Fu
l’amministrazione comunale da me guidata>>, risponde Senise.
<<La centrale termoelettrica non c’entra, perché a quell’ipotesi
privilegiammo l’aeroporto, utile all’intero comprensorio e non
solo alla città di Cassano. Nel rispetto del piano regolatore
generale, demmo un’indicazione politica ai progettisti.
Chiedemmo di traslare il sito, per una questione di costi:
costruendo l’aeroporto qualche centinaio di metri più a valle
rispetto alla prevista allocazione, l’opera avrebbe potuto
essere realizzata su terreni di proprietà dell’Arssa, e quindi
della Regione Calabria>>. Chiaro il risvolto dell’operazione:
<<Ne avremmo goduto in termini di prezzo: gli espropri sarebbero
costati meno. Un vantaggio non da poco, per un’infrastruttura
che da sempre fatica ad ottenere finanziamenti. Forse altri
avrebbero agito diversamente, avvantaggiando i privati secondo
antiche logiche. Io ho preferito segnare una discontinuità con i
miei predecessori, nell’ottica di quei criteri manageriali ed
aziendalistici che hanno sempre ispirato la mia azione
amministrativa>>. Rimorsi? <<Nessuno>>, ribatte fermo Senise.
Speranze? <<Più che altro, un auspicio: mi auguro che la
questione non venga trasformata in ostacolo insormontabile>>.
Infine, un po’ a sorpresa, spazio ad un rimpianto: <<Se la
giunta regionale del tempo fosse stata conseguente, l’aeroporto
sarebbe ora realtà ed il centrodestra, ma soprattutto la
Calabria, potrebbero fregiarsi di un’opera di importanza
vitale>>.
Così non è. Ed oggi l’aeroporto della Piana è sempre e solo
argomento di discussione: i cieli di Sibari restano regno
incontrastato delle zanzare.
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