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Cassano – Bambina disabile rischia di non poter più
frequentare la scuola, per la mancanza di un insegnante di sostegno a
tempo pieno. Balletto di competenze tra Provveditorato, Asl e Comune.
Intanto, si va avanti con l’aiuto del volontariato. |
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Una bambina diversabile rischia di non poter frequentare più la
scuola: l’insegnante di sostegno che la assiste s’è vista
ridurre le ore d’impiego settimanale. Il vuoto viene adesso
colmato da giovani volontari, in attesa che Provveditorato, Asl
e Comune definiscano competenze e soluzioni.
Questa è la storia di una bimba dal nome fantastico, Ginevra,
iscritta alle scuole dell’infanzia di Lauropoli. Sin da piccola,
Ginevra è affetta da una malattia che le rende impossibile
camminare, correre e saltare. Come tutti i suoi coetanei, come
lei pure vorrebbe. La quotidiana difficoltà negli spostamenti
non le impedisce però di sognare e provare a vivere normalmente.
Un traguardo non precluso dalla natura, ma posto ora a rischio
dall’umana burocrazia e dalla cronica mancanza di risorse.
Quel che accade, può essere così raccontato: agli inizi
dell’anno scolastico, la dirigenza della scuola dell’infanzia
che Ginevra frequenta scrive al Provveditorato e segnala
l’insufficienza delle ore di sostegno assegnate all’istituto per
facilitare il reinserimento e l’assistenza della bambina: solo
12, a fronte delle 25 invece necessarie. Una differenza che
mette a rischio la frequenza delle lezioni del lunedì e del
martedì. Lauropoli chiama, ma Cosenza non risponde. E quando la
situazione s’aggrava, col rischio concreto di dover lasciar
Ginevra fuori dall’aula per due giorni a settimana, viene
richiesto l’intervento del Comune. Che fa sapere di non essere
in grado di assicurare un servizio di sostegno, sollecitando
tuttavia l’Asl a correre ai ripari. Quando il calendario segna
già la fine di novembre, e la matassa va ingarbugliandosi sempre
più, diventa sempre più concreto il pericolo che Ginevra, possa,
da un momento all’altro, essere costretta ad abbandonare la
scuola. Scendono allora in campo prima i volontari
dell’associazione “Il Samaritano”, quindi i giovani del servizio
civile della Caritas diocesana. Come tappabuchi, ma con infinito
affetto e tanta dedizione, si sostituiscono alle istituzioni.
Tre settimane dopo, nel silenzio generale, sono ancora lì. A
colmare deficienze altrui, per amore di Ginevra, bimba cui il
mostro della burocrazia vuole rubare il sogno più grande: poter
sperare ancora in una vita normale. |