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Sarà
presentato mercoledì 27 dicembre prossimo lo studio di
fattibilità che punta a fare dell’antica Sybaris un punto di
riferimento della cultura mondiale sotto il marchio dell’Unesco.
L’elaborato progettuale, commissionato dal Comune di Cassano e
redatto dall’architetto materano Pietro Laureano, sarà
illustrato nei suoi dettagli nei prossimi giorni, alla presenza
di un parterre de roi: attesi, tra gli altri, l’assessore
regionale alla cultura, Sandro Principe, il presidente della
Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, gli assessori provinciali
Rosetta Console e Stefania Covello. Saranno loro i padrini
d’eccezione d’un’iniziativa che punta ad assicurare la tutela
Unesco ai resti della più antica colonia degli Achei, fondata
attorno al 720 a. C. tra i fiumi Kratis (l’odierno Crati) ed il
Sybaris (oggi Coscile) da cui prese il nome. Le sue ricchezze si
basavano principalmente sui fiorenti scambi commerciali con
l’Asia minore e l’Etruria. Conobbe un rapido sviluppo, che la
portò a fondare varie colonie, tra le quali Lao, Scridro e
Posidonia, ed a raggiungere una popolazione di trecentomila
abitanti. Circa vent’anni dopo aver partecipato con Crotone e
Metaponto alla distruzione di Siri, cadde a sua volta preda di
discordie interne che finirono con il porla in contrasto con
Crotone: i crotoniati la rasero al suolo nel 510 a.C. Falliti
due tentativi di ricostruire la città, i sibariti che si erano
rifugiati in parte a Lao ed a Sidro, con l’aiuto dell’ateniese
Percile, parteciparono allora alla fondazione di Thuri (444 a.
C.), da dove furono ben presto cacciati. Stabilirono allora sul
fiume Traente una nuova Sibari, che rimase però senza
importanza. Nel 194 a C. la primitiva Thuri, divenuta colonia
romana, assunse il nome di Copia. Oggi, dopo numerose e
contraddittorie ipotesi, è stata localizzata con certezza la
zona luogo dell’impianto urbanistico di Thuri, progettato da
Ippodamo di Mileto. L’area coincide, in parte, con quella che
ospita il parco archeologico del Cavallo. Un’ampia fascia di
territorio potrebbe dunque finire sotto l’egida dell’Unesco.
Un’operazione delicata, ed anche costosa: a scucire i soldi fin
qui necessari è stato un pool di istituti di credito: Banca
Carime, Credito cooperativo dei Due Mari, Banca popolare di
Crotone, Credito cooperativo di Tarsia, Banca dello Jonio,
Credito cooperativo della Sibaritide. <<Senza il loro apporto –
commenta il sindaco Gianluca Gallo – questa affascinante
avventura non avrebbe neppure avuto inizio. Quella di Sibari è
l’unica candidatura calabrese. Può dunque attirare su di sé
l’attenzione ed il volere dell’intera regione e divenire
l’elemento trainante ed unificante dell’intera Sibaritide e del
suo sviluppo, all’insegna di un turismo culturale di qualità e
di alto livello>>. Aggiunge l’architetto Laureano: <<Ritengo che
Sibari abbia buone possibilità per diventare un sito dell’Unesco,
ma ci aspetta un lavoro ancora lungo e difficile. Dovremo
trovare un’idea attorno alla quale costruire l’eccezionalità
della proposta e dimostrare che l’antica Sybaris ha qualcosa da
dire, e da dare, al mondo intero>>.
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